Povertà e povertà alimentare sono realtà anche italiane

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Povertà alimentare. Spreco di cibo. Due condizioni nettamente diverse, che vivono all'opposto, agli antipodi, ma che fanno parte dello stesso sistema che dà troppo a pochi e poco a troppi. Mancanza di cibo per molte persone. Spreco di cibo per moltissime altre. Un quadro non idilliaco, che ti potrebbe far venire in mente scenari lontani da noi. Quell'Africa che soffre, anche a causa di politiche scellerate dell'Occidente, ma che non molla. Eppure la povertà alimentare non è poi così lontana da noi come si potrebbe pensare.

Photo by Scott Umstattd on Unsplash

Povertà e povertà alimentare sono realtà anche italiane.

In Italia nel 2017 l'Istat ha stimato 1 milione e 778 mila famiglie residenti in povertà assoluta, che vuol dire non riuscire a coprire tutti i beni primari, in cui vivono 5 milioni e 58mila individui. Rispetto all'anno precedente cresce il numero delle famiglie e degli individui. Tra i minori l'incidenza è del 12,1%. In generale i dati sono più alti al Sud. Ma è in aumento anche nei centri e nelle periferie metropolitane del Nord.
E i dati della povertà alimentare destano ancora più preoccupazione. La Coldiretti sottolinea che il fenomeno coinvolge più di 2 milioni di italiani, sui dati del 2017. Ovvero, di quei 5 milioni sopra che vivono in povertà assoluta, 2 milioni non hanno accesso al cibo. Il rapporto “La povertà alimentare e lo spreco in italia” dimostra come nel 2017 metà dei poveri assoluti in Italia non ha avuto accesso al cibo. Rivolgendosi a enti di carità, mense per i poveri, strutture che potessero aiutarli. Una vera e propria emergenza sociale.

A soffrire di più sono le famiglie monoreddito o con un adulto disoccupato da tempo, con 3 o più figli. La situazione è più critica nel centro-sud, ma crescono i dati al Nord.

Photo by Jon Tyson on Unsplash

Chi sono i nuovi poveri in Italia?

Pensionati, disoccupati, famiglie con bambini, persone senza fissa dimora. Sono loro i nuovi poveri secondo il rapporto. Spesso per vergogna non chiedono aiuto. Anche se gli enti assistenziali esistono e forniscono pasti, indumenti, medicine, un tetto sopra la testa e anche il supporto psicologico necessario.
Un'indagine dell'Istat per L’Espresso evidenzia come categorie prima nemmeno sfiorate, oggi sono a rischio povertà. Economica e alimentare. Giovani, le regioni del Sud, le persone over 50. Le politiche non danno risposte concrete alle loro esigenze. E l'indice di disuguaglianza del reddito disponibile che calcola la distanza tra i più ricchi e i più poveri fornisce un quadro delicato e pericoloso. In Calabria e Sicilia l'indicatore è superiore a quello di paesi come Romania e Bulgaria. Il Lazio è il quarto territorio italiano per divario tra ricchi e poveri. La crisi ha messo in ginocchio i lavoratori, il cui stipendio è diminuito notevolmente. Mentre le pensioni sono rimaste più o meno uguali. E questo potrebbe creare un conflitto tra generazioni, che si risolve in termini pratici con il sostegno dei genitori ai figli, anche quando sono grandi e hanno famiglia.
Il rischio di povertà tra i giovani è in continuo aumento. Così come sono in aumento le previsioni nefaste per un futuro che sembra non volerli aiutare a crescere. Maurizio Franzini, professore di Economia politica alla Sapienza di Roma, sostiene che gli interventi contro la povertà, come il reddito di inclusione, possono essere utili, ma non potranno avere un impatto forte. "Per riequilibrare i redditi bisogna alzarli a chi sta in basso. Prendendo le risorse dove? Certo è impopolare dire che bisogna frenare chi sta al top, ma è così" (Franzini su "Manifesto contro la disuguaglianza” da L'Espresso)  Facile a dirsi, difficile a farsi. Perché nessun politico si prenderebbe mai l'onere di fare una manovra del genere che potrebbe fargli perdere molti voti alle urne. E sappiamo che ormai in Parlamento si fanno solo cose per ottenere più consenso. E non per cambiare veramente l'Italia.

Photo by Bertrand Gabioud on Unsplash

Il 20% degli italiani detiene il 66% della ricchezza nazionale.

A dirlo sono i dati dell'Oxfam. Nel 2017 il 20% più ricco deteneva il 66% della ricchezza netta in Italia, mentre il 60% più povero solo il 14,8%. Un divario impressionante. Che dimostra come la povertà sia un'emergenza da non sottovalutare. Anche in un paese come il nostro. Non riguarda solo i paesi in via di sviluppo. Ma anche le ricche metropoli e le città più evolute. Perché ci sono troppi che hanno troppo. E che magari sprecano quello che hanno.
La Coldiretti ci informa che gli sprechi domestici rappresentano il 54% del totale (quelli della ristorazione sono il 21%, della distribuzione il 15, dell'agricoltura l'8, della trasformazione il 2). In Italia si registrano sprechi alimentari per un totale di 16 miliardi di euro. Mentre 2,7 milioni di italiani non hanno i mezzi per mangiare. E vanno alla mensa dei poveri. Oppure chiedono i pacchi alimentari messi a disposizione da comuni, onlus, parrocchie.

L'Italia è un paese che aiuta.

Che dona. Le collette alimentari o le raccolte di farmaci per gli indigenti, ma anche le donazioni di abiti o di cose utili per la prima infanzia crescono.
Il Banco alimentare italiano ha compiuto 30 anni. Nato da un gruppo di ragazzi che gravitavano intorno a don Giussani e Comunione e Liberazione, ispirati da quello che già accadeva in America, sostenuti dal fondatore del colosso Star, il Banco ha iniziato con un magazzino in provincia di Monza-Brianza. 
Ora il Banco ha un centro di smistamento e una logistica che fa davvero grandi numeri: oltre 2.000 metri cubi di celle frigorifere, 1800 volontari, 36mila tonnellate di cibo recuperate nel 2018, un accordo con Costa Crociere che fa sbarcare le eccedenze non servite quando le navi sono in porto, facendo anche sì che non vengano buttate in mare. E anche progetti di recupero del pesce fresco confiscato, scartato dal mercato o rigettato in mare.
E poi piani di educazione, principalmente nelle scuole: perché è già da piccoli che bisogna imparare il valore del costo umano ed ambientale dello spreco.

Perché sì, siamo attenti e magari solidali. Ma sprechiamo tanto. Senza considerare il divario tra i ricchi e i poveri. Le due velocità con cui viaggiamo.
Destinato a crescere senza politiche che possano davvero intervenire in profondità.
Anzi, con politiche che peggiorano la situazione usando e spendendo il nome di Banco alimentare o raccolte di cibo a sproposito, cercando di raccogliere consensi finalizzati alla caccia di firme e voti.
O peggio e più smaccatamente ancora, offrendo forniture di cibo in cambio di propaganda. Tanto che, in vista delle Europee del 26 maggio, si è deciso di stoppare le forniture nei 10 giorni prima di ogni elezione per evitare le manipolazioni politiche del cibo.

Photo by Carles Rabada on Unsplash

Spreco alimentare VS povertà alimentare: un vero e proprio paradosso

Un paradosso che non è più sostenibile. In Italia. E nel resto del mondo. Come uscire dall'impasse?
Ridistribuzione delle risorse, economia circolare per far incontrare domanda e offerta e creare un sistema economico capace di potersi rigenerare da solo, politiche forti per contrastare la povertà, buone abitudini da adottare il più in fretta possibile. Per ridurre l'impatto economico e sociale che queste due facce della stessa medaglia hanno in Italia, in Europa e nel mondo. Seguendo magari le direttive in tema di economia circolare che Legambiente ha proposto a Governo e Parlamento. Perché nel 2017 è stato approvato il pacchetto europeo sull'economia circolare. Ma nel 2019 dovrà essere attuato.

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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