Mangiare meno carne per salvare la Terra. È l’Onu a chiederlo

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330 milioni di tonnellate di carne prodotta nel mondo nel 2017. Contro i 70 milioni degli anni Sessanta.
Nel 2018 gli USA hanno toccato il record, con 115 kg di carne procapite. Seguiti da Australia (116 kg) e Argentina (107 kg).
Alle carni rosse si preferiscono le carni bianche. Anche se i valori restano molto alti.
Se mangiare troppa carne rossa può aumentare il rischio di ammalarsi anche di tumore, ancora non riusciamo a farne a meno. O almeno a ridurne la quantità.

Oggi a chiedere di consumare meno carne è l’Onu. Per salvarci dal riscaldamento globale. Anche se questa è solo la punta dell’iceberg per risolvere il problema.

consumo di carne

Foto di Couleur da Pixabay

La carne fa davvero così male alla salute?

Nel 2015 uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva fatto sudare freddo i carnivori più convinti e gridare alla vittoria i vegani. La carne rossa fa venire il cancro. Ovviamente non era proprio così, come hanno dovuto presto smentire gli esperti dell’Oms.
In realtà l’indagine sottolineava che un consumo eccessivo di carni rosse, in particolare quelle lavorate, poteva aumentare il rischio di sviluppare malattie e alcuni tipi di tumori. Rischio che aumenta in base alla quantità delle carne consumata e alla frequenza con la quale arriva nei nostri piatti. Ma anche alla modalità di conservazione e di cottura. Mentre un consumo moderato di carne rossa non lavorata in un regime dietetico equilibrato e sano non deve preoccuparci.

E all’ambiente?

Però la produzione di carne non è sostenibile. O meglio, non lo è su scala globale e per quello che riguarda soprattutto gli allevamenti intensivi. Un fact checking dell’Agi ha svelato che le stime che indicano in 15mila litri di acqua quella necessaria per produrre un chilo di carne bovina non sono così accurate. In Italia ne servono 790 litri, perché l’80-90% ritorna nel ciclo naturale dell’acqua. Però bisogna anche tenere conto delle risorse idriche utilizzate per la coltivazione dei foraggi o durante la macellazione.
Il dato di 15mila litri tiene conto di tutto questo e del fatto che l’acqua usata è la somma di quella proveniente da falde e corpi idrici superficiali e dalle piogge. Più quella usata per depurare gli scarichi di produzione.
La produzione di carne inquina. Anche se il dato che inquinerebbe più delle auto sarebbe da rivedere. La FAO stima che le emissioni di gas serra del settore agricolo, allevamenti inclusi, hanno un impatto del 10.3% sul totale. Ma le stime arrivano anche al 14%. Gli esperti sottolineano che non bisogna solo guardare ai dati del particolato primario immesso nell’aria (che per gli allevamenti intensivi in Italia, è pari all’1,5% delle emissioni), ma anche al secondario con sostanze che si sprigionano nell’aria, si combinano con altre e generano le polveri sottili. Per quello che riguarda l’ammoniaca gli allevamenti intensivi sono responsabili del 75% di quella presente nell’aria che respiriamo in Italia.
Quindi sì, in questo senso la produzione di carne deve essere rivista in una chiave più sostenibile. E poi c’è lo sfruttamento dei terreni, che spinge l’Onu a invitare l’umanità intera a mangiare meno carne.

Rapporto sul clima Onu 2019: mangiare meno carne.

L’ultimo rapporto sul clima Onu del 2019 suggerisce di ridurre il consumo di carne. Non dice che la carne e gli allevamenti devono sparire dalla faccia della terra. Così come non dice di far diventare l’intera umanità vegetariana e vegana. Si parla di consumi ridotti.
Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazioni Unite ha analizzato il problema e possibili soluzioni per combattere il riscaldamento globale. Soffermandosi in particolare sullo sfruttamento del suolo e delle terre per agricoltura, pascoli, allevamenti, per trovare la via d’uscita dal punto di non ritorno. Niente di nuovo, perché le soluzioni già le abbiamo.

Cambiamenti climatici e produzione di cibo.

Il rapporto sottolinea che i cambiamenti climatici avranno un impatto sempre maggiore sulla produzione di cibo.
Mezzo miliardo di persone vive in zone a forte rischio desertificazione. I processi sono oggi più rapidi di quelli per ottenere terre coltivabili. E i disastri naturali sempre più frequenti accelereranno questo processo.
Nei paesi più poveri l’accesso alle risorse alimentari sarà sempre più in pericolo. Con conseguenze come l’aumento dei migranti climatici.
Se in alcuni paesi del mondo l’aumento delle temperature favorirà l’espandersi della produttività agricola, in altri ci sarà un forte arresto a causa dell’innalzamento dei mari, dell’erosione delle coste e della desertificazione.
Le piante avranno qualità nutrizionali ridotte.
I prezzi del cibo di qualità saliranno inevitabilmente.

Cambiamenti climatici e produzione agricola.

Se il cambiamento climatico cambia la produzione agricola, è la stessa produzione agricola a incentivare il cambiamento climatico. In un vortice che si rincorre senza tregua. Si cercheranno di sfruttare nuove terre, aumentando la presenza di gas serra nell’atmosfera. Le bonifiche di zone paludose contribuiranno ad aumentare l’anidride carbonica rilasciata.
E a tutto questo si devono aggiungere i dati delle emissioni di metano di bovini e ovini. Dal 1961 sono aumentate, perché è aumentata la richiesta. Il Rapporto Coop Italia 2019, svela che la carne è tornata nel carrello degli italiani, nonostante i nostri consumi siano diventati per il resto più green. La crescita è del 3,5%, anche se la carne bianca è sempre la preferita. Il consumo procapite è di 79 chili, contro i 100 degli spagnoli e gli 86 di tedeschi e francesi.

Sfruttamento del suolo.

Aumentando la richiesta di carne su scala globale, aumenta di conseguenza la necessità di creare nuovi spazi per gli allevamenti, per la coltivazione dei foraggi. E il suolo viene ancora una volta dissanguato, gli habitat violentati, la natura spremuta fino all’osso.

Oggi un quarto delle terre emerse non coperte da ghiacci è stato danneggiato dall’uomo. Per lo sfruttamento di terreni che ha contribuito interi ecosistemi. Complici anche le grandi industrie agroalimentari e forestali. L’Onu parla di crisi e di minaccia alla sicurezza alimentare.

hamburger

Photo by Pablo Merchán Montes on Unsplash

Come salvare il mondo.

Secondo il rapporto per risolvere il problema ci sono molte azioni concrete che possiamo fare fin da subito, a patto di agire insieme e in modo organizzato e coordinato. Perché da soli non si va tanto lontano.
Si possono piantare alberi e intere foreste, per ridurre la CO2 nell’aria e ridare ossigeno al mondo.
Riduzione degli sprechi alimentari.
Ma anche riduzione del consumo di carne e di latticini.
Bisogna arrivare a una gestione sostenibile del suolo, evitando pratiche di sfruttamento intensivo ed eccessivo.
Sviluppo di bioenergie.
Coinvolgimento delle popolazioni locali per salvaguardare l’ambiente.

 

Questo articolo contribuisce al progetto Covering Climate Now per tenere alta l’attenzione dei media di tutto il mondo sui cambiamenti climatici in vista del Climate Action Summit 2019 dell’Onu in programma a New York il 23 settembre 2019.
This article contributes to the Covering Climate Now project to keep global media attention on climate change in view of the UN’s Climate Action Summit 2019 scheduled in New York on September 23, 2019.

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Redazione i404

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