Ikea: prima ti arreda poi ti nutre. Con polpette di insetti e orti indoor

Condividi su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Non più solo mobili da montare e polpette di renna.
Ma la volontà sempre più forte di progettare un futuro migliore. E finanziarlo.
Se ci pensi l’Ikea è una delle poche aziende di arredamento che vende mobili con imballaggi piatti, dimostrando un occhio di riguardo al packaging e ai rifiuti che ne derivano.
Nei piani aziendali ci sono anche strategie di sostenibilità (“People & Planet Positive” è quella del 2017) con attenzione alla provenienza dei materiali, alla raccolta differenziata, alle energie rinnovabili, al cibo bio, alla sponsorizzazione di progetti sociali e solidali.

Foto di mastrminda da Pixabay

Lo Space10 di Ikea.

Ma l’iniziativa che certamente ha più impatto nel cammino intrapreso dall’azienda verso la volontà di lasciare un’impronta positiva sulla società e sul clima è il progetto Space10.

Tutto è iniziato nel 2014, quando da un incontro tra Torbjörn Lööf, CEO Ikea, e Carla Cammilla Hjort, designer dello studio ArtRebels, nasce una collaborazione per una collezione di mobili destinata solo a giovani residenti in città. C’è subito intesa e Lööf chiede alla Hjort di aiutarlo per un progetto più ampio, capace di migliorare il mondo.
Nel 2015 nasce Space10, un laboratorio di idee, interamente finanziate da Ikea.

Space10 punta sul cibo sostenibile: farina di insetti e scarti, ma non solo.

Nel 2015 viene lanciato il progetto Polpette di domani: polpette tradizionali, rivisitate grazie alla carne coltivata in laboratorio, alle stampanti 3D, alla farina di insetti, di alghe e a quella ottenuta dagli scarti.
Sono in sperimentazione anche minestre, chips, hamburger, salse di alghe, di insetti e di scarti di pesce utilizzati per l’acquaponica.
Quest’ultima, l'acquaponica, potrebbe essere un metodo usato per un’agricoltura del futuro capace di avere un impatto minore sull’ambiente. Nei sistemi acquaponici l’acqua viene pompata in alcune vasche superiori nelle quali le piante la filtrano, nutrendosi delle sostanze di rifiuto dei pesci; l’acqua così filtrata finisce nelle vasche sottostante, dove ci sono i pesci, per poi ricominciare il ciclo.

Immagini da Space10

Gli altri progetti di Ikea e Space10.

Growroom.

È un modulo di agricoltura urbana. Tutto parte dal presupposto per cui oggi il 50% della popolazione mondiale vive nelle città e questo dato salirà all’80% entro il 2050.
Gli orti urbani abbattono il trasporto e il reperimento della materia prima, con vantaggi in termini di impatto ambientale. A differenza del “classico” prodotto Ikea, Growroom non si acquista.
Ikea mette a disposizione il progetto, che può essere stampato da una falegnameria specializzata, e le istruzioni per montarlo come solo Ikea sa fare.
Growroom è già stato installato a Helsinki, Sydney, Rio de Janeiro, Mosca, San Francisco e Seul. Esiste anche un secondo modulo dedicato alla coltivazione dell’alga spirulina.

Immagini da Space10

Lokal.

Un mini orto domestico per far crescere insalata, carote, erbe aromatiche, verticalmente e al chiuso, direttamente dentro casa o negli ambienti del ristorante, con un minimo impatto idrico e ambientale. Il risultato sono microgreens, ovvero microverdure, nutrienti e sempre fresche.
Lo definiscono un nuovo approccio al cibo. Molto più che a km zero.
Tutto si basa sulla tecnica delle coltivazioni idroponiche, cioè senza l’uso di suolo. Grazie ad una illuminazione a LED a basso impatto, si coltiva con il 90% di acqua in meno e il tutto cresce tre volte più velocemente rispetto ad un tradizionale orto in campagna.
Sensori intelligenti, poi, consentono di misurare, controllare e migliorare la tecnica e la produzione.
Al London Design Festival 2017 Space10 e Ikea hanno presentato il progetto corredato di assaggi di 2.000 insalate gratuite, condite con alga spirulina.

Lattuga nei container.

Il vertical farming e la produzione indoor, lo abbiamo visto, è uno sviluppo che interessa molto l’azienda di mobili componibili.
In Svezia, due negozi della catena, a Helsinborg e Malmö, producono fino a 7.400 piantine di lattuga all’interno di due container adattati per ospitare due vertical farm idroponiche, senza pesticidi e con il 90% di acqua in meno.
Si tratta al momento di un test, che, se avrà successo, servirà a introdurre la lattuga così prodotta nei menù dei ristoranti del gruppo.

 

Altro dall'autore:


Condividi su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

About Author

Redazione i404
Redazione i404

i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top