Internet non è l’unica rete che crea connessioni

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Internet ci ha salvato la vita.
E ci ha reso la quotidianità più facile. Lo pensiamo tutti quanti. Chi più. Chi meno. Perché con un clic abbiamo un mondo a disposizione. E in un’epoca in cui siamo sempre di corsa, vuoi mettere la comodità?

Photo by John Carlisle on Unsplash

Nessuno può negare la forza della rete.

Quando parliamo di rete chissà perché facciamo sempre e solo riferimento a quella online. La rete dei social network che spesso ci isolano al posto di avvinarci. “Siamo sempre più connessi, più informati, più stimolati ma esistenzialmente siamo sempre più soli“. Lo psichiatra Tonino Cantelmi non usa mezzi termini per spiegare questa condizione.

La rete della spesa che si fa al mattino e ti viene recapitata in giornata. Come faceva, del resto, il fruttivendolo una volta. La rete degli acquisti a distanza che ti arrivano comodamente a domicilio.

Questa rete è sempre più fondamentale e presente nelle nostre vite. Ne siamo convinti anche in maniera sconsiderata. “Quando mi trovo alle conferenze sull’informazione tecnologica e la gente dice che la cosa più importante al mondo è fare in modo che le persone possano connettersi alla Rete, io rispondo: Mi state prendendo in giro? Siete mai stati nei paesi poveri?”, afferma Bill Gates. Non uno qualunque.

Quando si parla di importanza della rete, bisognerebbe considerare ogni forma di relazione che mette in contatto una o più persone.

Internet non è l’unica rete che crea connessioni.

Ne esistono anche altre ben più reali, che riscoprono un po’ quelle che erano le abitudini di un tempo. Eh già, quelle consuetudini che ci sembrano appartenere al tempo dei dinosauri.

Come l’abitudine ad avere un contatto diretto, celati come siamo dietro uno schermo e una linea wi-fi che ci fa entrare in crisi quando non c’è. Siamo persi se non l’abbiamo.

Ci si sente più persi a non avere contatti diretti con le persone.

È quello che da un po’ di tempo stanno tentando di fare i Gas, i Gruppi di acquisto solidale, un modo diretto ed efficace per connettere le persone.

Tutto pare sia nato nel 1994 a Fidenza, due anni dopo la pubblicazione della Guida al Consumo Critico del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, per guidare i consumatori a una scelta consapevole. Ma la rete dei Gas nascerà solo l’anno successivo, nel 1997. Dieci anni dopo anche il governo si accorge di loro, definendoli come attività non commerciale. Secondo la legge finanziaria del 2008 i Gruppi di acquisto solidale diventano “soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi con finalità etiche, di solidarietà sociale e sostenibilità ambientale“.

Ma i Gruppi di acquisto solidale sono molto più che dei gruppi spontanei di persone che decidono di mettersi insieme per acquistare beni di prima necessità, preferibilmente da produttori locali e a chilometro zero. Sono dei veri e propri social network. Reali, però, non virtuali.

In Sociologia social network si riferisce a un gruppo di persone legate da relazioni sociali.

Legami che possono essere di varia natura. Una famiglia è un social network. Un gruppo di lavoro è un social network. Un gruppo di acquisto solidale è un social network. E sì, anche Facebook lo è, visto che negli intenti iniziali avrebbe dovuto favorire il contatto tra esseri umani.

Nei Gas ci si unisce insieme per uno scopo comune. Proprio come si fa, ad esempio, sui gruppi Facebook. Ci si incontra in un luogo reale.
Gli incontri per decidere le aziende dove acquistare e la lista della spesa sono dei veri e propri momenti di scambio, vis a vis. Niente schermi di mezzo, nessuna tastiera dietro la quale nascondersi (e magari sparare a zero giusto per il gusto di farlo), nessun fraintendimento, nessuno smile, ma solo sorrisi veri e reali.

Photo by Luke Michael on Unsplash

I Gas sono come Facebook, in fin dei conti.

Ma al contrario del social network promuovono il contatto diretto tra gruppi di persone. Dalla loro hanno anche la capacità non solo di riscoprire il dialogo e il confronto, ma anche di cercare soluzioni solidali per favorire produttori locali, preferendo cibo biologico e seguendo stili di vita sani. Temi che la società di oggi, fortunatamente, ritiene fondamentali.

Attenzione, però, non è che i Gruppi di acquisto solidale sono fuori dal mondo tecnologico dove l’altra rete, quella internet, spopola. Perché i Gas, invece, la sanno sfruttare bene e sanno usare la tecnologia per rendere le cose più facili per tutti. Ordini via mail o anche proprio tramite gruppi di Facebook. Ma si usano anche mail e sondaggi di Google, senza dimenticare il mondo delle App.
GasApp è un’applicazione nata proprio per facilitare le attività di questi gruppi, dove non ci sono gerarchie, perché, bene o male, tutti ruotano nelle varie mansioni così da avere, in caso di necessità, ogni ruolo coperto.

Una rete sociale, dicevamo, una community della spesa, dove si ha ben chiaro l’obiettivo sociale che si vuole perseguire e lo si fa insieme. Confrontandosi quando è necessario, scontrandosi, perché è nella natura umana. Ma almeno senza faccine che possano farci fraintendere le cose.

Di fatto, i Gas sono stati i progenitori di tanti servizi che fanno parte della sharing economy. La condivisione di case per vacanze che sono alla portata di tutti e che non ci permettono solo di visitare  nuovi posti, ma anche di entrare in contatto con persone che quei luoghi li vivono. La condivisione di posti auto per fare un pezzetto di viaggio insieme ad un perfetto sconosciuto, dividendone le spese. Condividere, come facciamo su Facebook quando ci facciamo prendere la smania di diffondere contenuti.
In questo caso, condividere un’esperienza di spesa solidale. Che unisce, mette in contatto, mette in relazione. E instaura rapporti.

rete

Photo by Daiga Ellaby on Unsplash

Rapporti veri, senza schermi di mezzo.

Nella vita non basta cliccare un tasto per condividere. Bisogna impegnarsi, mettere del tempo, curare i rapporti che si hanno con le altre persone. Ma siamo ancora in grado di viverli? E cosa cambierebbe se i social network si ispirassero al modello di solidarietà e connessione di gruppi come i Gas?

Antonio Spadaro suggerisce di riflettere sul concetto di rete: “La sfida non deve essere come ‘usare’ bene la rete, come spesso si crede, ma come ‘vivere’ bene al tempo della rete“.
Per riportare umanità e realtà nelle nostre vite. Senza usare maschere, senza nascondersi dietro una foto condivisa, senza voler sempre essere chi non si è, come ci racconta con un pugno allo stomaco questo video che è diventato in poco tempo virale. E che non dovremmo mai smettere di guardare.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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