Da consumare entro e preferibilmente entro: la differenza da conoscere per non sprecare cibo

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

data di scadenza
Photo by Jesse K. on Unsplash

La data di scadenza degli alimenti manda in crisi molti italiani. Le due diciture solitamente presenti nei prodotti alimentari, “da consumare entro” e “da consumare preferibilmente entro“, ci mettono spesso in difficoltà. Perché nella maggior parte dei casi non si conosce la differenza tra le due espressioni.

La conseguenza peggiore è lo spreco di cibo, di alimenti che potrebbero essere ancora ottimi da mangiare e sicuri per la salute. Ma che gettiamo nella spazzatura senza pensare al danno che stiamo compiendo. Ambientale, etico ed economico.

La normativa sulla data di scadenza degli alimenti

La legislazione italiana per quello che riguarda etichette e date di scadenza fa riferimento al Regolamento (UE) n. 1169/2011, che contiene al suo interno tutte le norme relative alle informazioni che le aziende produttrici devono fornire ai consumatori. Il testo comprende comunicazioni obbligatorie e volontarie e riguarda ogni riferimento che possa essere utile per compiere scelte consapevoli di acquisto e di consumo.
Sugli alimenti pre-imballati, secondo la normativa, devono essere presenti etichette che riportano la data di scadenza o la data del termine minimo di conservazione. Due indicazioni che non sono sinonimi, ma che si riferiscono a considerazioni molto diverse da fare quando ci si trova di fronte un alimento che riporta tale dicitura.

Data di scadenza degli alimenti, come leggerla

Il termine minimo di conservazione – TMC (indicatore di qualità) è la data fino alla quale il prodotto alimentare mantiene le sue proprietà, se conservato in maniera perfetta. La dicitura che possiamo trovare sui prodotti è “Da consumarsi preferibilmente entro il“, con il giorno, mese e anno, oppure “Da consumarsi preferibilmente entro la fine di“, con indicazione solo del mese e dell’anno o esclusivamente dell’anno. Questa informazione indica il termine entro il quale sarebbe meglio consumare questi prodotti. Le indicazioni dovrebbero essere integrate, se ritenuto necessario, da consigli sulla conservazione, al fine di aiutare il consumatore.

La data di scadenza (indicatore di sicurezza), che viene riportata con la scritta “Da consumarsi entro“, invece, si riferisce a tutti quei prodotti alimentari altamente deperibili dal punto di vista microbiologico. Se consumati dopo la data di scadenza, potrebbero essere un pericolo per la salute umana.

Data di scadenza e TMC, dove si trova

Gli alimenti con data di scadenza non vanno mai mangiati dopo tale periodo. Questa definizione si trova su alimenti pre-confezionati freschi come latte, uova, carne, pesce, formaggi, insalate confezionate, pasta fresca e molti altri.
Mentre per quello che riguarda i prodotti alimentari con dicitura TMC si può considerare se consumarli o meno anche oltre la data riportata, in caso di adeguate condizioni di conservazione e se notiamo che non hanno subito modifiche nell’aspetto, nell’odore e nel gusto.
Si tratta di cibi non molto deperibili, come prodotti secchi confezionati, alimenti in scatola, conserve, confetture, prodotti sott’olio, surgelati, bevande a lunga conservazione, salse, spezie, farine, cereali, caffè, infusi, tè e molti altri ancora.

Il TMC è un termine di garanzia per informare che il prodotto manterrà le sue proprietà organolettiche intatte fino ad allora, se conservato in maniera ottimale. Decorso il tempo previsto, l’alimento non è da considerare pericoloso per la salute e si può comunque consumare: la parola “preferibilmente” spiega chiaramente questo aspetto. Ma si devono fare delle considerazioni prima di consumarlo.

Ci sono, infine, prodotti su cui non è obbligatorio riportare la data. Prodotti ortofrutticoli freschi e non trattati, vini e bevande simili, prodotti di panetteria o pasticceria che vanno consumati entro 24 ore. Ma anche aceto, sale, zucchero, confetteria, gomme da masticare.

Come evitare sprechi alimentari leggendo bene l’etichetta

In Italia la confusione regna sovrana, visto che il 63% dei nostri connazionali non conosce la differenza tra data di scadenza e TMC (Termine Minimo di Conservazione). E questo contribuisce al 10% dello spreco alimentare in Europa (9 milioni di tonnellate di cibo, che equivalgono a 22 milioni di tonnellate di CO2 emesse nell’aria), per un’interpretazione delle diciture che non è corretta.

Too Good To Go in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente ha deciso di lanciare anche in Italia l’iniziativa “Etichetta Consapevole“, per sensibilizzare i consumatori sulla differenza tra data di scadenza e termine minimo di conservazione. L’app contro gli sprechi in Italia ha scelto di aggiungere un’ulteriore indicazione sui prodotti alimentari di alcune aziende che hanno aderito al progetto. “Spesso buono oltre” è la dicitura accompagnata da pittogrammi esplicativi che riguardano gli alimenti con la scritta “da consumarsi preferibilmente entro” per spiegare alle persone che è importante utilizzare i propri sensi prima di gettare questo cibo.

Laura Rossi, Responsabile Scientifico Osservatorio sugli sprechi alimentari del CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, spiega: «Moltissimi prodotti oltre la data riportata possono subire modificazioni organolettiche come sapore, odore o consistenza, ma possono essere comunque consumati senza rischi per la salute. Se conservati bene si possono infatti mangiare anche dopo il termine minimo di conservazione. E possiamo così evitare di buttare via tanto cibo che in realtà si può consumare senza pericolo. Utilizzare i sensi, per capire se il prodotto è molto deperito oppure ha odore o colore anomalo, rappresenta quindi una strategia utile per combattere lo spreco alimentare. Ed evitare che cibo ancora perfettamente ottimo rischi di essere buttato a causa di un’errata interpretazione della dicitura in etichetta».

Fidiamoci dei nostri sensi

Dobbiamo affidarci a vista, gusto e olfatto per evitare di gettare nell’immondizia cibo che si può ancora mangiare. In Danimarca, a un anno dal lancio dell’iniziativa, il 70% dei consumatori ammette di avere più consapevolezza sul tema. E il 60% di aver sprecato meno cibo.
Eugenio Sapora, Country Manager Italia di Too Good To Go, sottolinea quanto sia fondamentale capire la differenza tra le due diciture. Per ridurre l’impatto degli sprechi alimentari, dal punto di vista ambientale ed economico. «Il progetto Etichetta Consapevole, che si inserisce tra le azioni che stiamo portando avanti all’interno del Patto contro lo Spreco Alimentare lanciato a gennaio, è uno step importante. Sia per il consumatore che per le aziende. La consapevolezza, quando si tratta di sprechi alimentari, a volte è la prima e più determinante arma per generare un impatto concreto».

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