Il cibo del futuro è stampato in 3D

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Addio Bimby. Sul top laminato della cucina potrebbe trovare spazio una stampante 3D.
Il cibo così realizzato mette fine alla macellazione degli animali e alle questioni etiche e ambientali legate a questo, va incontro alle esigenze alimentari, comprese intolleranze e allergie, in quanto puoi selezionare gli ingredienti ad hoc per te, e apre scenari nuovi in materia di food.

Il tema non è nuovo, se ne parla da tempo, con sperimentazioni in vari campi, che non sempre riscuotono successo.
Tra lo chef stellato, la nonna e la stampante, tra i sapori che si sprigionano da quel secondo piatto cotto ad arte, il ragù fatto bollire per ore e le tagliatelle tirate a mattarello e la prospettiva di cibarsi in seguito ad un calcolo matematico, probabilmente nella nostra mente c’è la stessa distanza che passa tra il godere del cibo e il nutrirsi. Tra il lunch domenicale e la pausa pranzo in ufficio quotidiana. Tra la dieta per calare di peso e l’esperienza sensoriale.

Photo by Rustic Vegan on Unsplash

Ma il tema ritorna. Anche perché in un’economia che mira ad essere circolare, ma che in tema di cibo fa distinguo non accettabili tra paesi del mondo, tra redditi diversi, tra sprechi e rifiuti impattanti, sul piatto, appunto, bisogna mettere le soluzioni più efficaci.

Sushi stampato in 3D.

È notizia recente l’apertura del sushi in 3D che arriva dal Giappone, personalizzabile secondo i gusti del cliente. Ma anche delle necessità dell’organismo.
Nel 2020 a Tokyo è prevista l’apertura di un locale piuttosto singolare, e non solo nel nome. Si chiama Sushi singularity e offre l’opportunità di mangiare sushi su misura, con una metodologia che ha più il sapore di un laboratorio di analisi, che di un locale per l’intrattenimento.
Al momento della prenotazione, questa l’idea, si consegna al cliente un tampone salivare e contenitori per urine e feci. Dall’indagine di queste informazioni, si potrà capire il cibo giusto per il benessere fisico del cliente. Non sappiamo se anche per le sue papille gustative.

Photo by Ines Álvarez Fdez on Unsplash

Cibo stampato in 3D: quello che vedi, inganna.

Estremizzazioni a parte, il cibo 3d viene sottoposto a test d’esame di cuochi ed esperti in materia,  alcuni scettici sulla consistenza e con l’idea che possa essere più adatto per le decorazioni, ma incapace di sostituire, ad esempio, la consistenza di una bistecca.

Proprio dalla consistenza, agli ingegnosi svedesi è venuta in mente un’idea: utilizzare il cibo stampato in 3D nelle case di cura per anziani. Un modo per stimolare l’appetito visivo, fornendo nutrienti e una modalità di assunzione compatibile con il target di destinazione. Stessa idea è venuta alla Danimarca, con sperimentazioni nel dipartimento di scienze alimentari dell’Università di Copenaghen.

Photo by homero chapa on stockvault

Altra possibilità alimentare: trovare un modo creativo per far mangiare le verdure ai bambini. Non solo contro i capricci, ma anche per migliorare la nutrizione e la salute di intere generazioni, andando incontro anche alle problematiche di obesità.
Il cibo stampato in 3D è sostenibile e produce meno rifiuti. Potrebbe rappresentare un modo di alimentarci più etico e cruelty free. Tra le innovazioni e i progetti, ci sono anche le polpette di domani di Ikea, fra le altre cose, stampate in 3D. 

Stampante in 3D da scarti alimentari.

Interessante esperimento del 3D in ambito alimentare è quello nato da un’azienda olandese che prevede di recuperare il cibo che andrebbe buttato, per renderlo nuovamente appetibile e pronto da consumare.
In Olanda il primato di cibo sprecato lo detiene il pane raffermo e così l'azienda, in prima battuta, si è concentrata  su questo alimento: il pane da vecchio e secco si è trasformato in una pasta alimentare a cui vengono aggiunte erbe e spezie; la pasta, cotta e deidratata per aumentare la conservazione, si trasforma in uno snack conservato in un contenitore sigillato, per evitare contatto dell’aria e quindi attività batterica e deterioramento.
Siamo ecologisti con la materia prima e poi usiamo la plastica per conservare il prodotto verrebbe da pensare. Ma anche qui, le soluzione di pellicole e film bio non mancano. E nel leggere l'idea, speriamo vengano utilizzate. Ragionando su questa possibilità di stampa 3d da rifiuti alimentari, pensiamo anche alla quantità di cibo sprecato nel mondo. Ai 3 kg di cibo pro capite che ogni mese, in Italia, gettiamo nell'immondizia.

Cibo in 3D.

Ci trattiene il pensiero che mangeremo qualcosa basato non su estro e creatività, ma su regole matematiche?

Photo by Danielle Gehler on Unsplash

Se ci pensiamo, non sarebbe la prima volta in cui i numeri creano qualcosa, di anche molto bello a dire il vero.
Pensiamo agli alberi, i cavolfiori, le conchiglie del nautilo, che hanno una struttura che si ripete nella loro forma, allo stesso modo, su scale diverse, forme definite frattali. O ai girasoli, all’ananas ai petali dei fiori ed alla loro struttura che si replica seguendo le regole della sequenza di Fibonacci (qui un video).
Le forme geometriche della natura non sono casuali. Sono il riflesso di ordine e progettazione. Di calcoli.

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Monia Donati
Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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