Loro muoiono di fame. Noi sprechiamo e siamo obesi. Ti interessa?

Condividi su:
  • 209
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    209
    Shares

Diamo sempre per scontato quanto l'alimentazione sia fondamentale per la nostra stessa esistenza. Abbiamo i frigoriferi sempre pieni. Mille supermercati a disposizione, anche 24 ore su 24. Anche inutilmente. E ristoranti, locali, bar, self service che non ci lasciano mai senza cibo.
Questo noi. Il ricco Occidente. Mentre dall'altra parte della barricata ogni anno 5,5 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono. Di fame. Nel 2019.
L'ultimo rapporto di Save the Children non lascia spazio a interpretazioni. Sono i numeri che parlano. Anzi, sono i numeri che urlano una situazione che non possiamo più sopportare di vedere.

Soprattutto se si considera che ogni italiano ogni anno spreca 36 chili di cibo.

Stiamo diventando più sensibili verso la tematica (Rapporto 2018 dell’Osservatorio waste watcher di Last minute Market / Swg), ma siamo ancora lontani da una soluzione.
Ogni mese gettiamo 3 kg di cibo pro capite nell'immondizia. 8,5 miliardi di euro buttati alle ortiche ogni anno. Pari allo 0,6% del PIL. E secondo il Ministero dell'Agricoltura il 50% degli sprechi avviene in casa.
Non nei ristoranti, nelle mense pubbliche o altro. Ma in casa. Per il 50% è quindi colpa nostra e delle nostre pessime abitudini quotidiane. Pensaci. Probabilmente anche delle tue.

Photo on kalh by Pixabay

I 5,5 milioni di bambini che muoiono di fame prima dei 5 anni non hanno accesso al cibo.
O non mangiano in modo adeguato.

Fanno parte di quei 820 milioni di individui che nel mondo non hanno cibo a sufficienza.
E se nei paesi più poveri del mondo si parla di alimentazione carente o non adeguata, ecco che noi occidentali invece, raccontiamo una storia che è l'esatto opposto.
Loro, muoiono di fame. Noi,  sprechiamo e curiamo i bambini dal sovrappeso, dal diabete e da altre malattie legate a una cattiva alimentazione.

In Italia deteniamo anche un primato di cui c'è poco da vantarsi a dire il vero.

bambini italiani sono tra i più grassi d'Europa con un tasso di obesità infantile del 21% tra i maschi e del 38% tra le femmine. Un vero e proprio paradosso per la terra dove è nata la dieta mediterranea, la migliore al mondo per la nostra salute.
Due facce della stessa medaglia che raccontano di come oggi garantire cibo, ma ancora meglio, garantire cibo adeguato e sano è una questione urgente. Non si può più aspettare. Perché non vorremmo ritrovarci qui tra un anno a riportare numeri ancora più alti.

Photo by Colin Czerwinski on Unsplash

Un mondo che corre su due binari.

Siamo in un periodo storico in cui il mondo produce più cibo pro capite come mai nella storia. Eppure c'è ancora chi va a letto affamato. E non perché fa la dieta. Una disparità che affama i paesi più poveri, dipendenti da importazioni pagate a duro prezzo.
Una distribuzione più equa delle risorse e un uso consapevole sono la soluzione più intelligente, secondo la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) che nel rapporto OECD-FAO Agricultural Outlook 2018-2027 redatto con l'Organizzazione per la cooperazione economica e sviluppo (OCSE), sottolinea un indebolimento della domanda globale di prodotti agricoli e alimentari.
Proviamo in breve a spiegare il perché di questo indebolimento che vede in primo piano le economie emergenti:  diminuzione della crescita demografica, bassi livelli di consumo pro capite per gli alimenti di base, rallentamento della crescita della domanda per i prodotti a base di carne, generano una decelerazione della crescita della domanda. E, se non si vende carne, automaticamente si frenerà anche la domanda di cereali e farina proteica usati nei mangimi. Comparto ittico e agricolo? Con un consumo più lento cresceranno della metà. Con esportazioni dai paesi ricchi, Americhe in primis e aumento di importazioni dai paesi con grande crescita demografica, in particolare Medio Oriente, NordAfrica, Africa Subsahariana e Asia.

Per il Global Hunger Index della ONG Cesvi è la disuguaglianza la parola chiave da superare per un mondo che non corre su due binari. Su 119 paesi, 52 registrano livelli preoccupanti di fame e insicurezza.
Non manca il cibo. Manca la volontà di una ripartizione solidale per raggiungere l'obiettivo della Fame Zero che l'Onu ha fissato per il 2030. Tra 11 anni.

Photo by StockSnap on Pixabay

Photo by Monia Donati

Per l'Agenda 2030 è questo il traguardo da raggiungere: "Entro il 2030, sradicare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata sulla base di coloro che vivono con meno di $ 1,25 al giorno". Ma anche "Entro il 2030, ridurre almeno della metà la quota di uomini, donne e bambini di tutte le età che vivono in povertà in tutte le sue forme, secondo le definizioni nazionali".

Per colmare un gap che non è più sostenibile la Fao ha sviluppato cinque obiettivi per ridurre il numero delle persone denutrite da oltre 800 milioni a ZERO e migliorare la nutrizione. #Famezero si riassume in 5 punti da perseguire: sconfiggere la malnutrizione, garantire la sicurezza economica, ridurre la povertà nelle aree rurali,
tutelare le aziende agricole a conduzione familiare, affrontare le sfide che si presentano per l'obiettivo fame zero.

Ma in fondo il problema riguarda soprattutto i paesi più poveri del mondo. E invece no.

Lo sapevi che in Italia sono 4,7 milioni le persone che vivono in condizioni di povertà? E sono 1,3 milioni i bambini che vivono in queste condizioni? A Milano sono 1 su 10. Ce lo ricorda QuBì, un programma triennale con lo scopo nobile di contrastare la povertà minorile a Milano. Con azioni concertate con l'amministrazione comunale.

Ma noi non eravamo quelli di Di Maio e dell' "Abbiamo abolito la povertà"?
Le statistiche sul tema fame non sono migliori. Nel 2017 in Italia hanno chiesto aiuto per mangiare in 2,7 milioni.
La maggioranza ha usufruito dei pacchi alimentari da parte di enti caritatevoli. Appena 144 mila, per vergogna, hanno usufruito delle mense per i poveri. Tra questi 455 mila bambini con meno di 15 anni.
Più che slogan, servono fatti concreti. Servono nuove sfide condivise. Citiamo, perché ci piace farlo, l'impegno di Barilla, che da anni ha un centro studi ad alto contenuto scientifico impegnato sul tema alimentazione, per fornire strumenti a chi di dovere per far riflettere, evitare il ripetersi delle crisi alimentari degli ultimi anni e migliorare la gestione del sistema agroalimentare su scala globale.
Non solo proclami, ma azioni.

Photo by succo on Pixabay

Soluzioni?

Un recente studio molto contestato apparso su The Lancet non usa mezzi termini. I 37 esperti della EAT-Lancet Commission on Food, Planet, Health ci intimano di cambiare rotta. Bisogna cambiare l'alimentazione per evitare milioni di morti. Vite umane. Ma non solo. Anche la morte del nostro pianeta. Perché lo studio è stato contestato? Perché la soluzione trovata dagli esperti è controversa. Bisognerà seguire una dieta flexitariana a base di verdura e legumi. Le proteine animali saranno presenti, ma dovremo dire addio a zuccheri e carne rossa. Solo 7 grammi al giorno di quest'ultima. Un hamburger a settimana, al massimo. Sarebbe una rivoluzione, secondo loro. Ma c'è già chi contesta questa idea di alimentazione sana.

E nel nostro piccolo (che piccolo non è)?
Bisogna essere consapevoli di quello che si porta sulle nostre tavole.
Accogliere, incentivare, promuovere una cultura diffusa del mangiare sano. Soffermarsi di più sulle etichette dei cibi. Preferire alimenti a chilometro zero. Adottare comportamenti sostenibili.
E dare un occhio al nostro bidone dell'immondizia. E fare molto meglio di quei 3 kg di cibo pro capite gettati ogni mese. Il riciclo in cucina può essere un mood. Che dà spazio ad etica e creatività.
Abbiamo già detto di non essere una generazione choosy o no?

Altro dall'autore:


Condividi su:
  • 209
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    209
    Shares

About Author

Redazione i404
Redazione i404

i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top