E se il cibo del futuro arrivasse dal passato?

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiQuale sarà il cibo del futuro? Quando ci poniamo questa domanda, spesso ci vengono in mente scenari non facilmente digeribili in un’Italia abituata a una tradizione culinaria e gastronomica d’eccellenza.

Saranno gli insetti il cibo del futuro? Se alcuni esperti sostengono che potrebbero risolvere molte questioni, sia in termini di sostenibilità, sia in termini di reperimento delle risorse alimentari, c’è ancora chi storce il naso.

E se il cibo del futuro arrivasse dal nostro passato? C’è chi ci crede e lancia una sfida per poter riscoprire alimenti abbandonati e dimenticati che potrebbero rappresentare il domani della sostenibilità alimentare. Una sorta di Ritorno al futuro in chiave food. In cui Madre Natura detta legge.

Non solo insetti per il cibo del futuro

La sfida per un’alimentazione più sostenibile deve essere affrontata oggi. Per poter soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione di 7 miliardi di individui sulla terra, che potrebbe superare i 10 miliardi nel 2050. Un’impresa sicuramente non facile, perché sappiamo benissimo che il modello attuale non è più tollerabile. La sfida riguarda molti aspetti: la sostenibilità del cibo che portiamo sulle nostre tavole, l’impatto ambientale, l’innovazione e anche le componenti nutrizionali che non devono essere sottovalutate, in un mondo in cui ancora troppi bambini muoiono a causa della malnuntrizione.

WWF ha stilato un elenco dei 50 Future Foods, i cinquanta alimenti del futuro. Consapevoli del fatto che dovremmo puntare sui vegetali, visto che la carne non è più sostenibile, o su altri cibi dal basso impatto, per contrastare cambiamento climatico e sfruttamento del suolo, definendo al tempo stesso modelli di produzione e di consumo sostenibili. Diversificare la propria dieta, scegliendo un’alimentazione che dovrà per forza cambiare. Adam Drewnowski, epidemiologo dell’università di Washington, ha coordinato uno studio in cui vengono analizzate tutte le potenzialità di alimenti che possono aiutarci a vivere in salute. E a preservare l’ambiente.

alimentazione sostenibile
Foto di Ilse Orsel su Unsplash

Quali sono i 50 cibi del futuro?

I cibi su cui puntare in un futuro non molto lontano (anzi, dovremmo già cominciare oggi) sono diversi. Le alghe (Laver e Wakame), ricche di nutrienti e di proteine, ma anche i legumi (azuki, fagioli neri, fave, bambara, tylosema, fagiolo dell’occhio, lenticchie, semi di soia, fagiolo mungo verde) e i cereali (nell’ultimo secolo abbiamo perso il 75% di varietà e puntato su coltivazioni intensive che fanno male al suolo), come la quinoa, l’amaranto, il miglio indiano, il fonio, il kamut, la spelta, il teff, la zizzania e il grano saraceno. Ma c’è anche il cactus, l’Opuntia, in grado di sopravvivere a climi estremi. Non potevano mancare frutta e verdura (fiori di zucca, pomodoro giallo e okra) e le verdure a foglia, con poche calorie e molti minerali e fibre (bietola rossa, friarielli, cavolo riccio, moringa, bok choi, foglie di zucca, cavolo rosso, spinaci e crescione d’acqua).

La lista comprende i vitaminici funghi (fungo dell’olmo, i funghi maitake, il Lactarius Deliciosus) e la frutta a guscio e i semi, come i semi di lino, il sesamo, le noci e i semi di canapa. E perché non portare sulle nostre tavole le radici, come la scorzonera, la radice di prezzemolo o il daikon. O i germogli (di fagiolo o di ceci, ma anche gli Alfa-Alfa). Presenti anche i tuberi (radice di loto, ube, jicama e pagata dolce indonesiana).

cibo del passato
Foto di Anastasiia Voitenko su Unsplash

La riscoperta del cibo del passato, come Madre Natura lo ha fatto

Un ritorno alla natura e alla terra, per portare in tavola alimenti che spesso appartengono alle tradizioni del passato di ogni paese e cultura, ma che abbiamo dimenticato, per abbracciare un’alimentazione più fast, in termini di produzione e consumo, che però rischia di ritorcersi contro i suoi stessi ideatori.
Non è un caso se sempre più spesso si cerca di attingere a quello che è stato il nostro modo di alimentarci. Ad esempio attraverso la riscoperta di grani antichi che non hanno subito alterazioni per aumentarne la resa, sono meno raffinati e quindi più salutari, sono più digeribili e assimilabili.

Non è solo un ritorno al passato per quello che concerne il sapore. Ma anche per quello che riguarda il sapere, la conoscenza, un modello di produzione più attento alle esigenze del pianeta. Anche sfruttando innovazioni green frutto di studi tecnologici e scientifici. Le idee non mancano e l’urgenza spinge a compiere presto quel salto generazionale utile a fare in modo che il punto di non ritorno non venga superato.

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