Una vita senza microchip. Che mondo sarebbe?

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minutiAllarme microchip. Non ci riferiamo alle teorie complottistiche che vedrebbero Bill Gates intento a inserire, tramite i vaccini per il Coronavirus, tatuaggi quantici sotto la pelle delle persone per marchiare la popolazione mondiale. Una bufala che ci portiamo dietro dall’anno scorso e alla quale ancora qualcuno crede.

Il riferimento è a un problema che al momento ha colpito maggiormente il settore delle auto. Ma che presto potrebbe espandersi. Nel mondo mancano microchip. E se ti sembra una carenza priva di importanza, forse non hai idea di quanto sia diffusa questa tecnologia in ogni ambito.

Rallenta la produzione di microchip

La domanda è troppo alta. E la produzione non riesce a stare dietro alle richieste. Da dicembre 2020 alcuni settori produttivi hanno dovuto affrontare quello che è a tutti gli effetti un problema. Perché i microchip ormai sono dappertutto.
Al momento la carenza globale di chip ha colpito in maniera forte il settore automobilistico. Le macchine di ultima generazione dipendono da questa tecnologia per far funzionare alcune parti dell’equipaggiamento non strettamente legate all’apparato meccanico, come i computer di bordo.

Già a fine 2020 la Volkswagen aveva annunciato una riduzione nella produzione di automobili. 100mila vetture in meno costruite in Europa, Cina e Stati Uniti. Tutta colpa della mancanza di microchip. Bosch e Continental, principali fornitori, non riuscivano a garantire il quantitativo necessario per la casa automobilistica tedesca.
Il marchio Made in Germany non è l’unico ad aver sofferto di tale carenza nel settore automobilistico. Situazione analoga per Nissan, Fiat Chrysler, Honda, Ford, General Motors. Fabbriche bloccate e produzione ridotta per molti modelli. Ma la crisi potrebbe allargarsi. Il calo nella produzione di nuovi veicoli potrebbe toccare il 10-20%.

chip computer
Foto di Adi Goldstein su Unsplash

Altri settori risentono della carenza di microchip

Poco tempo fa l’azienda hi tech sudcoreana Samsung ha annunciato che i problemi di fornitura di microchip potrebbero non riguardare solo la produzione di auto, nonostante sia il settore più colpito. Ma anche di altri apparecchi che sfruttano questa tecnologia, come i computer e le console. Qualcomm, che opera negli USA progettando chip per smartphone e altri device, ha lanciato un allarme analogo. Sony e Microsoft hanno invece già rallentato la produzione delle loro console di gioco.

La pandemia e il mondo in smart working e in didattica a distanza hanno chiesto una produzione maggiori di tali componenti, in particolare per la produzione di computer, tablet, ma anche per i servizi di cloud. Proprio l’aumento della domanda di device per giocare o per lavorare e studiare da casa, ha messo in crisi tutti il sistema.
Il rischio è quello di non avere scorte sufficienti per poter soddisfare tutte le richieste. Anche perché le aziende produttrici sono poche. Con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare per la società e per il mercato del lavoro.

produzione di chip
Foto di Jorge Ramirez su Unsplash

Economia mondiale bloccata per la mancanza di un dispositivo elettronico così piccolo?

Secondo alcuni analisti anche la guerra commerciale tra USA e Cina intrapresa dall’ex presidente Donald Trump ha dato una batosta al settore produttivo, con molte aziende costrette a chiedere permessi per lavorare con industrie cinesi leader nella tecnologia. Così come la pandemia globale e i diversi lockdown hanno avuto un forte impatto nella produzione.
La crisi va avanti da mesi, ma all’alba del 2021 si possono toccare con mano le conseguenze economiche. Con strascichi che potrebbero durare per tutto l’anno in corso. E che potrebbero avere ripercussioni non indifferenti anche sulla società, sempre più dipendente dalla tecnologia.

Come sottolineato da Il Post, non è la prima volta che affrontiamo una crisi da chip. Ma la più grave l’abbiamo vissuta a fine anni Ottanta, quando non abitavamo un mondo così altamente hi tech.

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