Umanesimo digitale: perché scienza, tecnologia ed etica devono unirsi

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiUmanesimo, corrente di pensiero volta a difendere valore e dignità dell’essere umano.
Scienza, insieme delle discipline che si basano su osservazione, esperienza, calcolo o che hanno per oggetto gli esseri viventi e la natura.
Tecnologia, tecniche utilizzate per produrre oggetti e migliorare la vita degli esseri umani, con uno stretto collegamento con la scienza e la storia dell’umanità.
Etica, riflessioni riguardanti il comportamento dell’essere umano, per conseguire il bene, scoprire i doveri morali verso se stessi e gli altri e giudicare la moralità delle azioni umane.

Quattro significati differenti per quattro ambiti fortemente collegati tra loro. Soprattutto oggi. Umanesimo, scienza, tecnologia, etica: un matrimonio che s’ha da fare. Per un cambiamento consapevole.

Cos’è l’umanesimo digitale

Umanesimo digitale è anche il titolo di un libro scritto da Julian Nida-Rümelin e Nathalie Weidenfeld ed edito da Franco Angeli. Il filosofo e politologo tedesco insieme alla moglie cerca di ripercorrere la storia dell’umanità, creando un vero e proprio ponte tra la riflessione filosofica, il cinema, la letteratura, le scienze naturali e le tecnologie informatiche, per definire quello che secondo loro deve essere il futuro del mondo hi tech. L’umanesimo digitale, la riscoperta dell’umanità e di un’etica, contro l’ideologia della Silicon Valley che pone al contrario la sola tecnologia al centro, lasciando indietro l’essere umano.

Essere umano e tecnologia non devono più essere due campi nettamente distinti. Perché il progresso tecnologico deve tenere conto delle persone, dal momento che scopo della tecnologia è proprio quello di migliorare la vita di ogni individuo. Del resto il digitale è sempre più integrato nelle nostre esistenze. Occupando gran parte della nostra vita. Online e offline non sono più così separati come un tempo. Per questo c’è bisogno di ridefinire un’etica volta a permettere una sana e proficua convivenza tra esseri umani e mondo tecnologico e scientifico.

umanesimo
Foto di Steve Leisher su Unsplash

La cultura umanistica al centro della tecnologia e della scienza

Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania, spiega alla perfezione perché la tecnologia senza cultura umanistica non è nulla. E come questa sia davvero la nuova sfida da accettare per un cambiamento profondo e radicale che è assolutamente necessario.
Il professore parla di una vera e propria guerra ideologica fra tecno-scienza e umanesimo. Citando un articolo della Harvard Business Review c he spiega quanto oggi le conoscenze umanistiche siano fondamentali, anche se è l’informatica a dominare. Anche quando si parla di ricerca del lavoro e opportunità che il mercato offre. Vi abbiamo già raccontato dell’importanza del latino e di quanto nei paesi anglosassoni una formazione non tecnologia e scientifica, ma umanistica, sia un punto a favore quando si è in cerca di occupazione.

C’è chi sostiene che senza una cultura umanistica l’essere umano non è in grado di affrontare le sfide poste della modernità. Perché le materie spesso considerate di secondo piano stimolano chi le studia a ragionare, andare oltre gli schemi, trovare soluzioni migliori, anche a partire da dati e problemi che sono assolutamente oggettivi.

professioni e tecnologia
Foto di Bermix Studio su Unsplash

Le competenze digitali e l’apporto umano nelle professioni del futuro

In un futuro non troppo lontano, competenze digitali e apporto umano dovranno convivere per creare professionisti capaci di essere dei veri e propri ibridi, in grado di combinare insieme skill scientifiche e skill umanistiche. Non potrà più operare e prepararsi ad affrontare il mondo del lavoro a compartimenti stagni. Ma dovrà abbracciare più rami del sapere.
Il nostro domani sarà pieno zeppo di tecnologia e digital. Secondo Unicampus almeno il 70% delle nuove professioni non potrà esimersi dall’utilizzare le nuove scoperte. Ma non per questo dovremo abbandonare la formazione umanistica. Anzi, dovremo implementarla in un piano di studi continuo che possa formare i professionisti che riusciranno a unire umanesimo e tecno-scienze, nell’ottica di quella nuova etica necessaria per il cambiamento che è in atto nel mondo.

Il mercato cerca già oggi figure professionali ibride, che il mondo della scuola, soprattutto in Italia, non è in grado ancora di formare (e Google ne approfitta con le sue “lauree brevi”). Cerca lavoratori che siano in grado di avere una visione di insieme, abbracciando il cambiamento e trovando nelle materie Stem e in quelle umanistiche le risposte ai crescenti problemi dell’umanità. In un’ottica di condivisione di intenti tra due mondi che sembrano così distanti, ma che per forza devono trovare un punto d’accordo.

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