Tecnologia nelle scuole italiane, la petizione per colmare un gap

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

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I ragazzi sono sempre più tecnologici. E il mondo spinge verso una strada in cui le connessioni digitali sono predominanti. Il gap con una scuola, soprattutto in Italia, che non è assolutamente al passo con i tempi moderni è imbarazzante. Tanto che c’è chi ha deciso di lanciare una petizione online per portare lezioni di tecnologia nelle scuole tra i più giovani. Per tentare di colmare un vuoto oggi più che mai assordante.

La petizione per avere lezioni di tecnologia nelle scuole

La petizione di un insegnante classe di concorso A060 – Tecnologia nelle scuole secondarie di primo grado fa parlare sul web, perché porta alla luce un problema che, in seguito a due anni di lezioni a distanza, non è più da sottovalutare.
La tecnologia fa parte delle nostre vite. E i ragazzi sono sempre connessi. Cresce di conseguenza il bisogno di insegnare loro a utilizzare il mondo digitale in maniera corretta, anche per colmare quel gap che ancora ci vede molto indietro in questo campo. Ci vorrebbero almeno tre ore settimanali di insegnamento della Tecnologia nelle scuole secondarie di primo grado, integrando le attuali due con un’ora di educazione digitale, fondamentale per i ragazzini con età compresa tra i 10 e i 14 anni.

La petizione che sta andando molto bene è un segnale per chi prende decisioni nel mondo dell’istruzione italiana. «Noi docenti di tecnologia riteniamo che oggi più che mai sia indispensabile educare le nuove generazioni ad un modello di sviluppo tecnologico sostenibile. Tra di noi ci sono ingegneri, architetti, chimici, agronomi, e molte altre figure esperte che hanno la possibilità di dare il loro contributo educativo per le future generazioni. Non è necessario togliere un’ora a qualche altra disciplina basta solo una programmazione scolastica differente, il tutto facendo anche riferimento all’autonomia di ogni singola scuola».

lezioni di tecnologia
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Le condizioni di salute della tecnologia a scuola sono pessime

Nonostante la pandemia ci abbia messo di fronte a una necessità di digitalizzare la scuola italiana, le cose non vanno molto bene. La didattica a distanza è stata di fatto un flop, un tappabuchi sicuramente non efficace quanto avrebbe potuto essere. Quasi un bambino su dieci non ha partecipato in modo attivo alle lezioni, per strumenti non idonei, connessioni mancanti, competenze digitali assenti anche in famiglia, incapacità di offrire servizi utili a garantire il diritto allo studio. Inoltre gli insegnanti, nella maggior parte dei casi, hanno semplicemente trasportato le lezioni vis-à-vis sullo schermo, perché non formati e non pronti ad affrontare questa sfida.

Il “Report sul rapporto tra tecnologia e scuola in Italia, 2020/21”, con i dati di un’indagine di Promethean, azienda internazionale che si occupa di sviluppare soluzioni tecnologiche innovative per la scuola, parlano chiaro. L’inchiesta è stata condotta tra marzo e aprile 2020, quando le lacune della digitalizzazione scolastica sono apparse evidenti a tutti. Lo stato dell’education technology in Italia è decisamente imbarazzante.
Se da un lato educatori, dirigenti scolastici, insegnanti e tutti gli altri attori coinvolti hanno dimostrato apertura, cercando di colmare in breve tempo le lacune, il problema sono delle criticità che ancora ci portiamo dietro.

I Dirigenti Scolastici lamentano budget insufficiente da dedicare al settore. E mancano anche formazione del personale e supporto, che alla luce degli ultimi eventi appaiono fondamentali anche in tempi di relativa calma e tranquillità per coprire tutte le lacune che rendono le scuole italiane poco tecnologiche.

scuole tecnologiche
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Cosa ci si aspetta dal futuro

L’indagine ha anche chiesto cosa si deve fare per cambiare un quadro che non è roseo. E che non aiuta di certo gli studenti ad affrontare realmente il mondo com’è. Secondo gli intervistati, i metodi didattici devono evolversi con la tecnologia, attingendo alla “tradizione” e alle ultime strategie di apprendimento digitale.

Ma come sempre, senza fondi e investimenti seri nella scuola pubblica del nostro Paese, tutto è lasciato alla buona volontà di chi come sempre si rimbocca le maniche. E fa quel che può con gli strumenti che ha a disposizione. Ma la pandemia dovrebbe averci insegnato che forse è meglio una progettazione a lungo termine. Ne va del futuro dei ragazzi già oggi privati di molto. E quando si parla di questi argomenti non si dovrebbe badare a spese.

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