App per tracciare il contagio, droni per controllare, stampanti 3D

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Come si sconfigge il Coronavirus?
Lo si combatte in prima linea: medici, infermieri, operatori sanitari lavorano in modo incessante da quasi un mese per aiutare le persone contagiate.
E lo si combatte rimanendo a casa, seguendo le linee guida del Ministero della Salute, dando ognuno il proprio contributo.
Anche la tecnologia può giocare un ruolo fondamentale nella lotta al Coronavirus. Come dimostrano alcune storie e idee che stanno facendo il giro del mondo. E che sono arrivate anche in Italia.

Coronavirus e tecnologia

Photo by Franck V. on Unsplash

Coronavirus e tecnologia, il modello di controllo cinese.

La tecnologia oggi ha un ruolo essenziale nella nostra vita. E lo ha anche nella lotta al Coronavirus.
In Cina sono state testate tutta una serie di tecnologie dedicate ai settori della medicina, della sicurezza e della sorveglianza. Strumenti utili in caso di emergenza sanitaria.
Le grandi aziende tecnologiche cinesi e le start up locali si sono messe all’opera, in concerto con le autorità sanitarie e statali, per poter sfruttare il mondo tech e metterlo al servizio della collettività per arrestare questo nemico invisibile.
La Cina è un paese in cui ci sono telecamere di sorveglianza in ogni luogo e dove il controllo è davvero altissimo, con forti limitazioni delle libertà personali anche al di là di periodi di emergenza come quello che stiamo vivendo. Una situazione che non sarebbe possibile replicare in Italia.

E così il lockdown cinese è diventato molto più stringente che in Italia. Con un occhio robotico sempre pronto a controllare ogni spostamento. Droni, telecamere, telefoni posti sotto controllo per evitare che qualcuno infrangesse le regole. A discapito della privacy di ognuno, ovviamente. E infatti il problema ora è proprio questo: come il governo cinese continuerà a tenere sotto stretto controllo i cittadini, con la “motivazione” della loro sicurezza.

Ma la tecnologia è stata applicata anche al di fuori del controllo delle persone.

Nell’ospedale di Wuchang, a Wuhan, ci sono dei dottori robot, che proteggono dottori, infermieri e personale sanitario dal rischio contagio. Si occupano di mansioni base come misurare la temperatura, controllare lo stato di salute dei pazienti, dar loro pasti e medicine.
Al Wuhan Union Hospital si usa un braccio robotico che esegue tamponi e ausculta i pazienti.
Ci sono droni che consegnano ai pazienti in quarantena beni di prima necessità o farmaci. E ci sono droni e videocamere che danno di continuo consigli ai cittadini che vengono pizzicati mentre escono di casa con troppa leggerezza. I droni sono anche in grado di rilevare a distanza la temperatura delle persone.

Senza dimenticare le app che permettono di controllare gli spostamenti dei cittadini, assegnando a ogni cittadino un colore che identifica le limitazioni a cui è sottoposto in base al suo stato di salute.
Con WeChat, invece, le autorità hanno continuato a tenere informata la popolazione sulle norme da seguire. Perseguendo chi diffondeva false notizie (ma anche i medici che osavano andare contro il regime, come il primo dottore che aveva avvisato del potenziale pericolo che è stato imprigionato. Il dottor Li Wenliang è poi morto proprio a causa del Covid19)
Online è stato realizzato un programma che consentiva ai viaggiatori di capire se avevano viaggiato con casi sospetti o confermati.
A Chongqing c’è una mappa con i contagiati, per ripercorrere i loro spostamenti e capire se si è a rischio oppure no.
Alibaba ha sfruttato l’intelligenza artificiale per rilevare i sintomi di polmonite e del Covid19, con un’efficacia del 96%. La diagnosi avviene in 20 secondi.

Una sorta di Grande Fratello in tempo reale, che per la Cina rappresenta quasi la normalità. Un modello difficilmente applicabile in toto in Italia, dove però la tecnologia è già oggi d’aiuto.

droni

Photo by Annie Spratt on Unsplash

Droni e telefonini per controllare chi non rispetta le regole in Italia.

Le regole sono chiare. Bisogna rimanere a casa. E uscire solo per effettive necessità.
Eppure c’è ancora chi non rispetta le regole. Tanto che la stampa estera si chiede quale sia il problema degli italiani che infrangono “la legge”.
Sono previste multe e denunce per chi decide di fare di testa propria. Le verifiche aumentano. Così come le sanzioni, che sono penalmente perseguibili. Siamo in emergenza, anche se c’è qualcuno che ancora non lo ha capito. E allora scattano i controlli a tappeto. Anche tecnologici.

E così c’è chi pensa all’uso di droni per evitare gli assembramenti di persone.
Ad Acerra, in provincia di Napoli, si prevede una sperimentazione per impedire alle persone di ritrovarsi in strada in gruppetti. Con un drone della Protezione Civile che controlla la città e poi avvisa gli agenti che intervengono immediatamente.
E anche il sindaco di Casamassima, in provincia di Bari, sarebbe pronto a usare i droni, per far capire ai propri cittadini che non è il momento di scherzare. Che la situazione è seria.

Anche gli smartphone potrebbero essere utili a registrare informazioni utili in questo senso.
In Lombardia le compagnie telefoniche hanno reso noti i dati dei propri utenti. E hanno scoperto che il 40% dei residenti nella regione si muove (i dati sono relativi alla città di Milano). Per lavoro o per altri motivi.
Giulio Gallera, assessore al Welfare, respinge le accuse, sottolineando che la privacy è garantita, visto che i dati vengono forniti in forma anonima. Ma danno l’idea della sottovalutazione dei rischi che in Italia molte persone continuano a sbandierare anche sui social.
In questo caso, però, l’European Data Protection Board (Edpb) ha ricordato che bisogna comunque garantire la protezione dei dati personali.
Nel frattempo negli USA si sta pensando di chiedere a Google, Facebook e simili di fornire i dati sulla geolocalizzazione degli smartphone, come forma di lotta al Coronavirus.

stampante 3d

Photo by Ricardo Gomez Angel on Unsplash

Stampanti 3D e app al servizio degli ospedali e dei sanitari italiani.

Proprio in questi giorni è stata rilasciata un’app tutta italiana che consente di tracciare gli spostamenti.
stopCovid19 è un’applicazione ideata dalla WebTek, una società di comunicazione della Valtellina fondata da Emanuele Piasini. L’app si può già scaricare da App Store e permette di poter ricostruire tutti gli ultimi movimenti e contatti avuti dall’utente. Così da poter facilmente risalire al paziente zero.
L’applicazione è gratuita ed è a disposizione di cittadini e autorità, che possono controllare le informazioni che vengono registrate solo in caso di effettiva necessità. Per garantire la privacy.
In questo modo in caso di positività al Coronavirus è più facile ricostruire il percorso fatto dalla persona. Cosa che sembra facile, ma non lo è.

E ha fatto il giro dello stivale la storia di un ingegnere che ha donato a un ospedale 100 valvole per respiratori realizzate con la stampa 3D.
Cristian Fracassi ha salvato molte vite all’ospedale di Chiari, in provincia di Brescia. Nella struttura sanitaria mancavano valvole per i respiratori della terapia intensiva. Acquistandole attraverso i classici canali non sarebbero mai arrivate in tempo. Ma l’imprenditore bresciano di Isinnova ha risolto il problema. Con una stampa 3D ha creato 100 valvole su misura per aiutare i medici dell’ospedale a salvare i pazienti.

Tecnologia al servizio della salute. Per combattere il Coronavirus. E cercare di limitare i danni. Rispettando però le persone e la loro privacy. Un compito non facile, una nuova sfida in un momento storico in cui le sfide sono all’ordine del giorno.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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