Smart working, il diritto alla disconnessione dimenticato

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Smart working e diritto alla disconnessione.
Siamo sempre reperibili, dobbiamo sempre stare sull’attenti, non distinguiamo più orario lavorativo e tempo libero.
Lo smart working non è semplice lavoro da casa. È “lavoro intelligente”, per ottimizzare le risorse, i tempi, i risultati.
Quello che abbiamo fatto finora non è smart working. Anzi, in alcuni casi è puro sfruttamento.

Smart working, il futuro del lavoro?

Lo dicono tutti, lo dicono da tempo. E il lockdown globale ha spinto le aziende a rivalutare lo smart working, il lavoro da remoto. Per necessità, per ridurre i contagi e uscire presto dall’epidemia. Ma si potrebbe pensare nell’ottica del lavoro agile anche post emergenza. Perché molti datori di lavoro hanno capito che il futuro è proprio qui. A patto di sapere cos’è lo smart working e cosa non è lo smart working.

Anche il Parlamento italiano con il Decreto rilancio sprona le aziende a sfruttare lo smart working.
Quando è possibile, è bene agevolare il lavoro da remoto dei propri dipendenti. Che dovrà essere un diritto per chi ha figli fino a 14 anni (se entrambi i genitori lavorano).
Per la pubblica amministrazione, prevista la possibilità di lavoro a distanza per il 50% dei dipendenti. Dal 2021 si pensa di elevare la soglia al 60%.
Previsto anche un disegno di legge, firmato da Valentina Barzotti del M5S, per regolare il lavoro agile a emergenza terminata. Una rivoluzione per almeno 2 milioni di lavoratori, che ha bisogno di regole. Anche perché secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano l’Italia non è ancora pronta. Nel 2019 i lavoratori agili erano solo 570mila. Eppure sarebbero almeno 5 milioni i lavoratori dipendenti che potrebbero sfruttare il lavoro a distanza.
Le leggi ci sono, ma manca ancora la cultura. Troppi datori di lavoro valutano le ore passate in ufficio e non la produttività reale dei propri dipendenti.

lavoro agile

Photo by Erik Mclean on Unsplash

Smart working in Italia: cosa dice la legge.

Lo smart working in Italia è regolato dalla Legge 81/2017, che parla di lavoro agile come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, che implica una nuova organizzazione delle aziende e dei lavoratori .
Datori e smart worker stabiliscono che l’attività lavorativa può essere eseguita in parte in azienda e in parte all’esterno, nei limiti di durata massima dell’orario di lavoro, giornaliero e settimanale. Come previsto da contratto.

L’accordo individui tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.

Tempi di attività lavorativa, tempi di riposo e organizzazione del lavoro agile devono essere sottoscritti dal datore e dal lavoratore. Consentendo all’ultimo di disconnettersi a orario terminato. Come ribadito anche dal garante della privacy. Per tutelare il diritto a tenere separate la vita privata e l’attività lavorativa.

Cos’è il diritto alla disconnessione.

Oggi il diritto della disconnessione è sempre più dimenticato. È il diritto di ogni lavoratore di non dover per forza essere reperibile a ogni ora del giorno e della notte. La libertà di rispettare  l’orario di lavoro, non rispondendo al telefono o alle mail quando il proprio turno è finito.
La disconnessione è un diritto sancito dalla legge, per preservare il benessere fisico e mentale di chi lavora in smart working.
Il lavoro agile, purtroppo, per come è inteso oggi, prevede una presenza costante del lavoratore. Con call e riunioni organizzate in orari improbabili. Mail inviate anche la sera tardi. O nei weekend e nei giorni liberi. Alle quali si attende una risposta in tempi celeri. E tutto questo si traduce in uno squilibrio pericoloso tra vita lavorativa e vita privata. Siamo sempre connessi, sempre pronti a rispondere, sempre pronti a lavorare. Dimenticandoci che la vita di una persona è fatta di lavoro e anche di altro.

Una persona che lavora dovrebbe avere anche il tempo per ritemprarsi, stare con la famiglia, divertirsi, leggere, ascoltare musica, praticare uno sport. Quando un’attività non lascia spazio a uno svago salutare, a un riposo riparatore, allora diventa una schiavitù.
Papa Francesco

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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