Sempre più connessi, sempre più isolati. Bambini e adolescenti in difficoltà

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

adolescenti e bambini connessi
Photo by Annie Spratt on Unsplash

Connessi alla rete anche più di 8 ore al giorno. Ma nonostante la tecnologia cerchi di colmare le lacune della socialità dei nostri ragazzi, bambini e adolescenti si trovano ancora oggi in difficoltà. Sempre più isolati dal mondo che li circonda.

Quello che emerge da un sondaggio condotto recentemente deve far comprare che le decisioni prese finora per arginare la diffusione del coronavirus devono tener conto anche di un’altra emergenza. Che riguarda i più giovani, duramente colpiti da un anno a questa parte.

Bambini e adolescenti in didattica a distanza causa emergenza sanitaria

Se da un lato pediatri ed esperti sottolineano che i più piccoli e anche i teenager non dovrebbero passare troppo tempo durante il giorno davanti a uno schermo, dall’altro la didattica a distanza ha fatto in modo che tablet, smartphone e computer diventassero l’unico sistema per poter continuare a studiare in piena pandemia.
Un recente sondaggio realizzato da Società Italiana di Pediatria, Polizia di Stato e Skuola.net ha voluto capire gli effetti negativi di scelte prese non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo dove le scuole sono state a lungo chiuse.

adolescenti isolati
Photo by Anton Danilov on Unsplash

Il sondaggio è stato condotto a marzo 2021. I dati sono stati messi a confronto con un’altra ricerca simile che era stato proposta a ottobre 2019, prima delle lunghe chiusure causa coronavirus.
Un campione di 10mila studenti ha partecipato alla ricerca. 6.500 ragazzi con età compresa tra i 15 e i 18 anni e 3.500 tra i 9 e i 14 anni. Il 65% degli intervistati era di sesso femminile, il 35% maschile. Un campione rappresentativo per tutto il territorio nazionale, che ha messo in luce le difficoltà dei ragazzi sempre connessi. Obiettivo era proprio quello di comprendere il rapporto con le nuove tecnologie durante la pandemia e per ascoltare la voce di chi finora non è mai stato interpellato. Nonostante sia in gioco il futuro delle nuove generazioni.

I ragazzi italiani sono sempre connessi

Dallo studio emerge che 1 ragazzo su 2 trascorre più di 8 ore al giorno davanti a uno schermo. Il 54% usa i device in media più di tre ore al giorno, oltre il tempo trascorso in Dad (il 50% nella fascia 9-14 anni, il 57% in quella 15-18 anni). Nel 2019 la percentuale era del 41%. E l’incremento è più accentuato nella fascia d’età tra i 9 e i 14 anni (si è passati dal 32 al 50%).
Oltre a seguire le lezioni online, i ragazzi usano i dispositivi elettronici per rimanere in contatto con gli amici (36%), usare i social (24%), guardare video o film (21%), giocare ai videogame (11%). Solo l’8% li usa per fare ricerche e studiare. Rispetto al 2019, si è passati dal 24% al 36% per quello che riguarda l’uso della tecnologia per comunicare, mentre si è ridotta la percentuale di chi usa le risorse online per approfondire argomenti scolastici o di interesse (dal 19% all’8%).

adolescenti connessi
Photo by Elin Tabitha on Unsplash

L’isolamento nonostante la tecnologia

L’80% degli intervistati ha sperimentato emozioni negative nel dover usare la tecnologia per non dover rinunciare a quella socialità che fino a poco tempo fa era quasi ed esclusivamente in presenza.

Ai ragazzi mancano la scuola, attività di routine come lo sport, i laboratori di teatro, le amicizie. La tecnologia è usata per sopravvivere, per non perdere il contatto, seppur virtuale, ma non riuscirà mai a sostituire completamente l’esperienza in presenza, in nessun campo.
Il 25% dei giovani intervistati, infatti, si sente più isolato e sente la mancanza dei coetanei, del contatto umano e visivo, oltre uno schermo. Mentre il 24% soffre di stress, il 18% è triste, il 14% ha paura per il proprio futuro. Solo il 6% ha trovato in questa nuova modalità di interazione un miglioramento.
Sono proprio i più piccoli, i pre adolescenti, ad ammettere di sentirsi più isolati.

Secondo la Società Italiana di Pediatria i rischi sono molti per lo stile di vita e la salute fisica e mentale di bambini e adolescenti, come sottolineato da Annamaria Staiano, Vicepresidente SIP: «La brusca sospensione di tutte le attività sociali si è associata, negli ultimi mesi, ad un cambiamento in negativo dello stile di vita. I dati sull’utilizzo dei dispositivi elettronici rappresentano un ulteriore pericoloso campanello d’allarme. Numerosi studi clinici hanno già evidenziato quanto, rispetto al periodo precedente la pandemia, negli ultimi mesi si sia verificato un importante peggioramento delle abitudini alimentari, associato ad una significativa riduzione dell’attività fisica».

Un campanello d’allarme che non deve essere inascoltato.

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