Realtà virtuale e aumentata fanno rivivere chi non c’è più

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Era già successo con artisti del calibro di Whitney Houston e Freddie Mercury. Cantanti scomparsi troppo presto, che ci hanno lasciato un’eredità musicale importante. Che oggi rivive sul palco tramite ologrammi e realtà aumentata. Come se non fossero mai andati via.
Succede nella quotidianità. Una mamma ha potuto riabbracciare la figlia morta grazie alla tecnologia.

Ricordi che si fanno vividi o reali. Che asciugano le lacrime e al tempo stesso riaprono ferite mai sanate.
Far rivivere chi non c’è più con la realtà aumentata è un bene per l’anima o potrebbe avere implicazioni profonde, come il non voler accettare la realtà rifugiandosi in un mondo che di reale non ha più nulla?

ologramma

Photo by Holger Link on Unsplash

Cantanti scomparsi tornano a esibirsi sul palco.

La scienza e la tecnologia oggi ci permettono di vivere situazioni che in passato non avremmo mai potuto sperare di sperimentare. Come magari sentirsi parte di un concerto del nostro artista preferito prematuramente scomparso.
È accaduto, ad esempio, con The Bohemian Rhapsody Experience, che ha permesso a Freddie Mercury di salire nuovamente sul palco moltissimi anni dopo la morte.
Si tratta di un’app creata dai Queen, in collaborazione con Google Play e con lo studio Enosis Vr, per avere la possibilità di rivivere le emozioni che solo il frontman della band inglese, scomparso nel 1991, sapeva suscitare nei suoi fan in concerti live da brividi.
Tramite scansioni 3D, motion capture, videogrammetria e altre innovazioni tecnologiche, l’esperienza viene vissuta in modo da farci sentire parte di un live dei Queen.
Un ologramma del cantante è apparso più volte sui palchi dei Queen. E il cantante è riuscito a conquistare ancora una volta la folla di fan, che ha potuto rivivere Freddie Mercury, che la morte ci ha portato via molti anni fa.

La stessa sorte era toccata a un’altra celebre interprete, la cui vita è stata spezzata troppo presto. Whitney Houston è protagonista di un tour in cui canta e si esibisce tramite un ologramma.
An Evening With Whitney è il progetto presentato dalla società di produzione BASE Hologram che riporta sul palco la cantante americana scomparsa a soli 48 anni nel 2012. Un tour porterà l’anima di Whitney in giro per il mondo, per poter ascoltare le sue canzoni e vederla anche esibire dal vivo. Anche se è morta ormai da tempo. Un gioco di parole che a quanto pare potrebbe fruttare molto nel dorato mondo dello spettacolo.

Is this the real life? Is this just fantasy?
Lo cantava proprio Freddie Mercury nella celebre Bohemian Rhapsody. Ed è quello che ci chiediamo ogni giorno leggendo storie come quella che stiamo per raccontarvi.

Realtà aumentata

Photo by Hammer & Tusk on Unsplash

Una mamma riabbraccia la figlia morta.

Un canale televisivo sudcoreano ha pubblicato il video del progetto I Met You, raccontato anche in un documentario.
Nel filmato, che ha commosso tutto il mondo, si vede una mamma che riabbraccia dopo quattro anni la figlia morta. Con le lacrime agli occhi tutta la famiglia della piccola rivive attraverso uno schermo le emozioni provate dalla donna che finalmente rivede la sua bambina.
Ci sono voluti 8 mesi per ricreare virtualmente il parco giochi dove mamma e figlia si sono nuovamente incontrate, tramite la realtà virtuale.
Jang Ji-sung, questo il nome della donna, in realtà si trovava su un prato verde chroma key. Mentre intorno a lei si delineava un mondo che non era reale. Come non lo era Nayeon, la figlia di 7 anni morta per una grave malattia.

La mamma ha potuto così interagire di nuovo con la figlia. Come se non se ne fosse mai andata. Come se il tempo si fosse congelato in quel terribile giorno di quattro anni fa quando il destino ha deciso di farle provare il dolore più grande che un genitore possa sperimentare. Sopravvivere a un figlio.
La situazione non è reale, ma è come se lo fosse. La bambina è una riproduzione virtuale della vera Nayeon. E si può muovere grazie a un bambino che ha prestato il suo corpo per permettere alla mamma di giocare ancora una volta con lei.

Ho vissuto un momento felice, il sogno che ho sempre voluto vivere. Era come fosse il paradiso.

Per la mamma, un sogno che si avvera. Ma quali implicazioni etiche e psicologiche ha una scelta come questa di rivivere chi non c’è più come se non se ne fosse mai andato via?

Vita oltre la morte

Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

È questa la vita oltre la morte?

Cosa c’è dopo la morte? Un altro mondo dove chi non è più parte di questa realtà continua a vivere? O forse non c’è nulla? Magari è questa la vita oltre la morte che ci aspetta oggi, grazie alla tecnologia.
Sembra una finzione, è invece è già a realtà. Che supera anche la più fantasiosa immaginazione. Pensavamo che la puntata di Black Mirror Torna da me (Be Right Back) fosse un’esagerazione. La moglie che non si rassegna alla perdita del marito, ritrovandosi da sola e incinta senza più il suo compagno. E sostituendolo con un marito artificiale che vive dei ricordi che la tecnologia riesce a recuperare da smartphone, computer, mail, conversazioni.

Sono tante le domande sull’etica dell’intelligenza artificiale che gli addetti ai lavori si pongono ogni giorno.
Matteo Flora, amministratore delegato di The Fool, società di analisi e protezione della reputazione online, all’Agi spiega:

Tanti parlano di etica dell’Intelligenza artificiale, in realtà dovremmo cominciare a parlare di etica del sistema. Stiamo arrivando a computer ‘dei’ che stanno arrivando ben oltre i limiti non solo dell’umano, ma anche dell’etica. Quindi dobbiamo capire se dobbiamo spostare l’asticella, oppure definire dei limiti a queste tecnologie.

Il rischio è che la realtà virtuale possa sostituire quella vera. Nel caso di una persona morta, si potrebbe non accettare il fatto che la vita non sia eterna.
Rinchiudendosi in un mondo che non è quello in cui si vive realmente.
Alienandosi dal resto del mondo, per vivere di ricordi che dovrebbero appartenere solo alla nostra coscienza e al nostro cuore. E che invece con la realtà aumentata possono nuovamente trasformarsi in realtà. Un realtà che, però, non esiste più.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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