Siamo davvero in un mare di…plastica. L’Oceano urla. Ma noi siamo pigri

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Life in plastic, it’s fantastic”. Lo cantavano gli Aqua nella canzone Barbie Girl, con un motivetto che dagli anni Novanta a oggi risuona di continuo nelle nostre teste. No, non è proprio così. La vita in plastica non è fantastica per niente.
Pensa solo che la plastica monouso rappresenta il 70% dei rifiuti galleggianti.
E le nostre profondità oceaniche stanno agendo come grandi depositi di inquinamento plastico: 2mila pezzi di microplastiche in un litro di acqua prelevato dalla fossa delle Marianne e plastica trovata anche nel Great Blue Hole, a largo del Belize. E che nel 2050 nel mare ci sarà più plastica che pesce.

Photo by Dustan Woodhouse on Unsplash

Ti sembrano numeri astratti che non ti dicono nulla?
Ti diamo un'immagine che può esserti più familiare e concreta. Pensa alle tartarughe marine, ti sono simpatiche?
Uno studio dell'Università di Siena ha scoperto che l'80% degli oltre 560 esemplari di tartaruga caretta caretta esaminati aveva mangiato plastica. No, non fa parte della loro corretta alimentazione. Scambiano questo rifiuto per cibo. Lo ingeriscono. E rischiano di morire. Con gravi conseguenze per loro e per tutto l'ecosistema marino.
Nelle capesante sono stati trovati miliardi di nanoplastiche. Per non parlare di tutte quelle immagini che di certo avrai presente con pesci imbrigliati, spiagge insozzate, ecosistemi sull'orlo del tracollo.
Un mare di plastica che ognuno di noi ha contribuito a creare. E, che ci pare ovvio, non dobbiamo spiegarti nei minimi dettagli il perché, danneggia davvero tutti.

Photo by rawpixel.com on Lifeopix

La plastica è diventata una droga.

Già alla fine dell'Ottocento questo materiale ha fatto capolino nelle nostre vite. Ma è con i primi del Novecento che si compie quella che è stata una rivoluzione. Pensa, il PVC è stato inventato nel 1912 dal chimico tedesco Fritz Klatte. Ed oggi, in tutte le sue composizioni, è presente ovunque. In ogni cosa che utilizziamo.
Usiamo piatti, bicchieri, bicchierini per il caffè, posate usa e getta rigorosamente di plastica perché è più comodo, facile e veloce. Perché lavare un piatto ci costa fatica. Ma così facendo alimentiamo la mole di rifiuti che invade la terra. Un uso ed un abuso, che ci rende pigri, ciechi e stupidi.

Evviva l'happy hour.

Ma nel mondo siamo più di 7 miliardi. Non dico che tutti usino cannucce per bere. Diciamo almeno la metà? Tra succhi di frutta in brick, anziani che bevono con la cannuccia perché non riescono in altro modo e moda dell'aperitivo, hai un'idea di quante cannucce si consumano nel mondo?
Purtroppo non abbiamo il dato da darti. Ma vogliamo farti riflettere su un altro.
Quanto tempo usi una cannuccia prima di gettarla: 3 minuti, 10, 20, se sorseggi il cocktail lentamente?
Per smaltirla occorrono 500 anni. Sì, hai letto bene. 500 anni.
Pensa che anche quel non proprio simbolo di innovazione della Regina Elisabetta ha detto addio alla plastica monouso a Corte: nelle residenze reali sostituzione delle bottiglie di plastica con quelle di vetro e per l'asporto via libera solo a piatti, bicchieri di carta riciclabile e confezioni biodegradabili. La bio Regina.

Photo by Jon Tyson on Unsplash.

Le cannucce alternative.

Le idee ci sono. Come le cannucce di pasta o le cannucce di carta biodegradabili.
A&W Canada, la seconda più grande catena di fast food del Canada, ha deciso di sostituire le cannucce in plastica, con cannucce in carta biodegradabili. Ha poi deciso di trasformare la rimanenza, ben 140.000 cannucce, in una grande opera d'arte installata a Toronto. Un'opera che ci manda un messaggio forte e chiaro. "Change is Good", cambiare fa bene. Ed è anche possibile. Basta volerlo.

Come ti risolvo il packaging.

Corona ha preso un impegno con Parley for the Oceans per dire basta agli anelli di plastica dei "sestetti di birra". Che inquinano e sono pericolosi per gli animali marini che vi restano imbrigliati. Come ci hanno ben raccontato anche i Simpson, cartone animato che rappresenta il peggio e il meglio della nostra società moderna.
Con 8 milioni di tonnellate di plastica che finiscono nelle acque dei nostri oceani, l'azienda ha deciso di sperimentare da inizio 2019 in Messico nuovi anelli privi di ogni materiale plastico. Realizzati solo con fibre vegetali biodegradabili derivanti da scarti di sottoprodotti e materiali compostabili. Quindi rispettosi per l'ambiente.

Anche il food delivery ha lanciato un bel segnale.

A sei mesi dal lancio di una campagna per ridurre l'uso della plastica, il servizio di Deliveroo svela che il 91% dei consumatori italiani sceglie l'opzione "No posate", negli ordini di cibo a casa o al lavoro. Una semplice spunta che in sei mesi ha permesso di risparmiare 1,5 tonnellate di plastica. Ti pare poco?

Photo by Hermes Rivera on Unsplash

Addio plastica.

Le idee e la creatività non ci mancano. Il problema è fare in modo che le abitudini di consumo e di comportamento cambino.
La nuova normativa UE (19 dicembre 2018) prevede di tagliare la produzione di oggetti in plastica monouso.
In Italia per una volta siamo arrivati primi: dal 1 gennaio 2019 non sono più in vendita e non si potranno produrre cotton fioc che non siano biodegradabili. E per fortuna. Uno studio dell’Enea stima che nelle spiagge italiane ci sono almeno 100 milioni di cotton fioc.
Ma in tutta Europa dal 2021 prepariamoci a fare a meno di cannucce, cotton fioc, posate e stoviglie di plastica, bastoncini usati per mescolare i drink e tenere i palloncini, plastiche oxo degradabili, contenitori per cibo e tazze in polistirene espanso. Abbiamo due anni buoni per abituarci a restare senza queste cose. Ci siamo già abituati a vivere senza sacchetti di plastica per fare la spesa. E siamo ancora vivi.

Gli "incentivi".

Dato che capita sovente che assumiamo comportamenti virtuosi, unicamente perché o riceviamo multe se non lo facciamo o riceviamo bonus se invece lo facciamo, dal settore pubblico e privato arrivano anche gli "incentivi".
Come i distributori dispensano buoni spesa a chi porta bottiglie di plastica da riciclare. Diverse amministrazioni comunali fanno sconti sulla Tari. Altre varano ordinanze contro l'inquinamento da plastica monouso, con la Sicilia che detiene il record di prima regione italiana plastic free.
A Pechino la metro si paga con le bottiglie di plastica.
Piccoli incentivi che sostengono un cambiamento di rotta e soprattutto di mentalità, a cui si aggiungono sempre alcune buone abitudini di ecologia quotidiana.

La vita in plastica non è fantastica. Finiamola di voltarci più dall'altra parte.

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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