Internet, un diritto di tutti da inserire nella Costituzione

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Internet dovrebbe essere un diritto fondamentale di ogni cittadino.
Un diritto così prezioso, come emerge in questi giorni di emergenza Coronavirus, da essere inserito nella Costituzione.
Giuseppe Conte, premier italiano, in una delle numerose conferenze stampa a reti internet unificate ne è convinto.
E chi oggi è alle prese con un modalità di smart working e smart school, che non sono democratiche, ma formano gruppi di cittadini di serie A e di cittadini di serie B, ne è convinto.
Ma davvero deve essere un diritto addirittura previsto dalla nostra Costituzione?

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Photo by Markus Spiske on Unsplash

Internet, un diritto fondamentale di ogni cittadino.

Fosse per me inserirei una modifica alla Costituzione con il diritto all’accesso alle reti info-telematiche.

Queste le parole di Giuseppe Conte in occasione della nuova conferenza stampa del 6 aprile in cui ha promesso altra liquidità per le piccole-medie imprese.
Si è parlato in quell’occasione anche di scuola e di lavoro a distanza. Il premier è consapevole delle difficoltà che molte famiglie stanno affrontando. Alle prese con una connessione spesso scadente e ballerina. E con molti dispositivi collegati alla stessa rete per poter continuare a lavorare e a studiare.
Per il Presidente del Consiglio Internet rappresenterebbe un diritto fondamentale e inalienabile di ogni cittadino. E l’emergenza Coronavirus ce lo sta dimostrando con la sua forza prorompente che ci ha costretti dall’oggi al domani a ripensare le nostre vite.

Il concetto della libertà sostanziale è nell’articolo 3 della Costituzione, prevede che la Repubblica rimuova gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Oggi lo strumento di partecipazione più concreto ed efficace è l’accesso a internet. Dobbiamo fare degli sforzi, abbiamo stanziato anche dei fondi per offrire reti info-telematiche a tutti gli studenti.

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Photo by Sara Kurfeß on Unsplash

Internet e Costituzione: Stefano Rodotà, Paolo Gentiloni e i 5 Stelle.

Non si tratta della prima proposta in questo senso.
Nel 2019 alla commissione Affari costituzionali alla Camera è arrivata una proposta del Movimento 5 Stelle per rendere accessibile la rete a tutti. Quella che loro hanno chiamato “internet di cittadinanza“.
La proposta di legge costituzionale era stata firmata da Giuseppe D’Ippolito e Mirella Liuzzi.
Obiettivo inserire nella Costituzione italiana l’articolo 34 bis, nella parte prima, titolo II dedicato ai Rapporti etico-sociali, per il “riconoscimento del diritto sociale di accesso alla rete internet“.

Ma l’iter per avere internet come diritto costituzionale, quindi accessibile a tutta la popolazione, parte molto prima.
Il 29 novembre 2010 il giurista Stefano Rodotà all’Internet Governance Forum Italia a Roma propose di inserire un articolo 21 bis nella Costituzione, per rendere l’accesso alla rete diritto fondamentale.

Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire le violazioni dei diritti di cui al Titolo I della parte I.

Le parole di Stefano Rodotà vennero supportate all’epoca da Paolo Gentiloni, allora responsabile comunicazioni del Partito Democratico.

Il punto è che Internet non è una semplice evoluzione tecnologica, ma qualcosa che ha molto a che fare con la democrazia, l’informazione e la libertà di ognuno di noi. Ci troviamo di fronte alla individuazione di un nuovo diritto che merita, dunque, di essere inserito nella prima parte della nostra Costituzione.

E riprese più volte da deputati di diversi partiti politici.
Nel 2014 sempre Stefano Rodotà poneva la parola fine ai lavori della Commissione per i diritti e i doveri relativi a Internet, istituita da Laura Boldrini, allora Presidente della Camera dei Deputati, scrivendo all’articolo 2 una serie di parole che oggi risuonano quanto mai profetiche.

Dichiarazione dei diritti di Internet

1. L’accesso ad Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale.
2. Ogni persona ha eguale diritto di accedere a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.
3. Il diritto fondamentale di accesso a Internet deve essere assicurato nei suoi presupposti sostanziali e non solo come possibilità di collegamento alla Rete.
4. L’accesso comprende la libertà di scelta per quanto riguarda dispositivi, sistemi operativi e applicazioni anche distribuite.
5. Le Istituzioni pubbliche garantiscono i necessari interventi per il superamento di ogni forma di divario digitale tra cui quelli determinati dal genere, dalle condizioni economiche oltre che da situazioni di vulnerabilità personale e disabilità.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Perché l’iter si è fermato?

Il giornalista Riccardo Luna in un articolo su Repubblica parla di “ricerca del tempo perduto“.
Ripercorrendo la storia che vi abbiamo appena descritto della proposta di Stefano Rodotà di inserire internet in Costituzione, il giornalista sottolinea come siano passati 10 anni e non è cambiato nulla. Nonostante la proposta fosse davvero eccellente.

Che senso ha riparlarne dopo dieci anni, con la digitalizzazione che è proceduta a singhiozzo, tra veti e ricatti, e un paese in fondo a tutte le classifiche europee di trasformazione digitale ma costretto da un mese a sopravvivere grazie a Internet?

In realtà parlarne ha senso. Così come ha senso fare tutto quello che non è stato fatto finora per rendere davvero internet un diritto inalienabile di ogni cittadino.
Dal più piccolo al più grande. Da nord a sud. In ogni casa, istituto, scuola, azienda.
L’emergenza Coronavirus ci pone di fronte a diverse sfide. E presenta sul tavolo innumerevoli lezioni che sta a noi imparare. E pretendere che siano spunti preziosi per un cambiamento al quale tutti dobbiamo auspicare.

L’apertura verso un diritto a Internet rafforza indirettamente, ma in modo evidente, il principio di neutralità della rete e la considerazione della conoscenza in rete come bene comune, al quale deve essere sempre possibile l’accesso.
Stefano Rodotà

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