Intelligenza artificiale: il Governo cerca di colmare il gap per riportare in Italia i cervelli in fuga

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

intelligenza artificiale
Photo by Yuyeung Lau on Unsplash

L’Italia richiama i cervelli in fuga. Il gap per quello che riguarda l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie in generale è impressionante se paragonato con altri stati europei. E allora il Governo di Mario Draghi pensa a come risolvere la situazione, attraverso un piano pensato appositamente per il settore.
Sono tre gli obiettivi che l’esecutivo vuole raggiungere entro il 2024, con un “Programma strategico per l’Intelligenza Artificiale (IA)”. Ma in cosa consiste?

Il gap dell’Italia per quello che riguarda l’intelligenza artificiale

L’Italia purtroppo è in svantaggio rispetto agli altri paesi europei, dove la ricerca sulle nuove tecnologie è molto più avanti, complici anche investimenti migliori e possibilità di lavoro e di carriera più accettabili. La spesa nel nostro paese per quello che concerne il settore rappresenta appena l’1,45% del Pil, contro il 2,19% della Francia e il 3,17% della Germania.
Nel nostro paese le domande di brevetto sono 32 mila. La metà di quelle presentate in Francia e un sesto di quelle in Germania.

Siamo messi malissimo anche per quello che riguarda lo stipendio dei ricercatori. In Italia il guadagno medio è di 15,3 euro l’ora. I francesi possono contare su una paga oraria di 22 euro e i tedeschi di ben 48 euro.
Per questo motivo il ministero dell’Università, il ministero dello Sviluppo economico e il ministero della Transizione digitale hanno messo a punto un piano strategico per dare priorità al settore e per attrarre non solo scienziati e ricercatori, ma anche nuove fonti di investimento.

intelligenza artificiale in Italia
Photo by Maxim Tolchinskiy on Unsplash

Potenziare il sistema dell’intelligenza artificiale in Italia

Il Programma propone 24 politiche da implementare nei prossimi tre anni per potenziare il sistema dell’intelligenza artificiale in Italia. Così da rendere il nostro paese competitivo a livello internazionale. Maria Cristina Messa, ministra dell’Università, parla di un’occasione straordinaria di crescita competitiva, in riferimento al Programma strategico per l’Intelligenza Artificiale (IA). «Creiamo le condizioni per i giovani italiani, soprattutto donne, che decidono di investire in corsi di studio e nella ricerca sull’Intelligenza Artificiale rimanendo nel nostro Paese».

Mentre Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, aggiunge: «Con il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale puntiamo a colmare il ritardo nello sviluppo e nell’adozione di soluzioni innovative in questo ambito tecnologico. Dando nuovo impulso alla transizione digitale del nostro sistema produttivo. L’intelligenza Artificiale è lo strumento con cui il nostro Paese nei prossimi anni vuole rafforzare l’interazione tra centri di ricerca e impresa. In modo da creare le premesse per uno sviluppo basato sulla capacità di innovazione».

Conclude Vittorio Colao, ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale: «Prevediamo programmi di accelerazione per le start-up che propongono soluzioni innovative per le PA e iniziative ad hoc per alzare notevolmente la qualità di processi e servizi pubblici e migliorare il rapporto cittadini-Stato. Su questo punto lavoreremo di concerto con il Ministro per la Pubblica Amministrazione utilizzando anche investimenti presenti nel Fondo Innovazione».

Programma strategico per l’Intelligenza Artificiale (IA), i tre obiettivi

Tre gli obiettivi fissati per il 2024:

  1. Riportare in Italia gli scienziati e le menti più brillanti per quello che riguarda l’intelligenza artificiale.
  2. Aumentare i fondi destinati alla ricerca scientifica e tecnologica.
  3. Incentivare l’uso dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione e anche nel sistema di produzione, per trarne tutti i vantaggi possibili.

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Per far fronte al primo punto del programma, il Governo prevede un aumento dei dottorati di ricerca e dei dottorati innovativi, con un investimento che potrebbe arrivare a 430 milioni di euro. Così da incentivare chi ha lasciato il paese a far ritorno in Italia.
600 milioni potrebbero interessare la realizzazione di progetti per giovani ricercatori, mentre 1,61 miliardi sarebbero da destinare alla creazione di partenariati con le Università e le imprese, 3,2 miliardi alla promozione di cattedre e carriere in materie scientifiche e matematiche e 1,3 miliardi alla realizzazione di bandi di ricerca e di innovazione per avviare collaborazioni tra aziende pubbliche e private.

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