Educazione alla cittadinanza digitale, perché è importante fin da piccoli

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

educazione alla cittadinanza digitale
Foto di Steven Weirather da Pixabay

Le scuole sono ufficialmente iniziate un po’ in tutta Italia, con un calendario diverso da Regione a Regione. Si ritorna sui banchi di scuola e si ricomincia a studiare per creare i cittadini di domani. Anche partendo da quell’educazione civica che è magicamente riapparsa tra le materie di studio degli istituti di ogni ordine e grado. È fondamentale che tali insegnamenti siano efficaci per una formazione capillare che tenga conto della realtà di oggi. Per questo è più che mai importante portare tra i banchi scolastici l’educazione alla cittadinanza digitale. Anzi, sarebbe bene non solo proporla ai bambini e ai ragazzi. Ma anche a tanti adulti che di fronte alle nuove sfide tecnologiche non hanno gli strumenti utili per affrontarle.

Cos’è l’educazione alla cittadinanza digitale

Con il termine “cittadinanza digitale” si intendono tutti i diritti e i doveri che ogni individuo ha nella nuova società online e, appunto, digitale, ma anche tutte le competenze e le capacità che dimostra di avere per sfruttare al meglio le nuove tecnologie.
Il cittadino digitale deve sapere utilizzare correttamente gli strumenti che gli vengono messi a disposizione, per poter semplificare la vita pubblica e il rapporto tra ogni singolo individuo, le imprese e la pubblica amministrazione.
In Italia il testo di riferimento in tal senso è il D.lgs. n. 217 del 13 dicembre 2017, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 12 gennaio 2018 , che dà disposizioni al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179 (testo che aggiorna il Codice dell’amministrazione del 2005 e tenta di riorganizzare la Pubblica amministrazione). Il Codice si chiama anche Carta della cittadinanza digitale.

Carta della cittadinanza digitale
Photo by NordWood Themes on Unsplash

Cos’è la Carta della cittadinanza digitale

La Carta della cittadinanza digitale è il testo, aggiornato, modificato e integrato, che regola la digitalizzazione di alcune importanti attività. La prima versione di questo testo è del 2005 (mentre la carta vera e propria è nata 10 anni dopo) e voleva essere un modo per collegare cittadini e imprese, stabilendo diritti e doversi, con la Pubblica Amministrazione, sfruttando le tecnologie digitali. La PA, dal canto suo, si impegnava a dotarsi di tutti gli strumenti necessari per permettere alle persone di godere di questo diritto.

Comprendiamo benissimo quanto sia fondamentale un iter in tal senso, perché oggi è fondamentale che i servizi pubblici siano fruibili e accessibili sfruttando le nuove tecnologie, in modo tale da rendere tutto più snello, veloce, tempestivo e per un servizio di qualità superiore.
Il problema sussiste quando da un lato la Pubblica Amministrazione e dall’altro l’utente non ha le competenze e le capacità di accedere alla rete di servizi digitali. In questi gasi si parla di digital gap o divario digitale. Sia i dipendenti della PA sia i cittadini devono essere formati per poter garantire quello che è un diritto sacrosanto. Ed è per questo motivo che il 7 agosto del 2015 è nata la carta della cittadinanza digitale, una legge delega che contiene dei principi fondamentali per ammodernare il sistema pubblico italiano e garantirne l’accesso ai cittadini.

  • Ridurre la necessità di accedere fisicamente agli uffici pubblici, previa digitalizzazione di dati, documenti e servizi
  • Definire i livelli minimi di prestazioni, per far rientrare la digitalizzazione dei servizi nella Costituzione
  • Modificare il Sistema pubblico di connettività (SPC)
  • Definire i requisiti minimi per la Pubblica Amministrazione per quello che riguarda il digitale
  • Modificare quanto serve per rendere accessibile e fruibile il Sistema pubblico di identità digitale (SPID)
  • Creare il domicilio digitale
  • Ottimizzare la spesa per la digitalizzazione della PA

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L’educazione alla cittadinanza digitale a scuola. E anche fuori da scuola

Essere educati all’uso degli strumenti digitali è fondamentali. E la pandemia da coronavirus del 2020 ha dimostrato quanto è importante che tutti abbiano accesso alla rete. Ma non basta: ogni cittadino deve essere in grado di sapere usare i servizi fruibili a distanza. Bambini, ragazzi e anche adulti. Perché spesso sono proprio i più grandi a non avere nozioni di base, che invece i nativi digitali in qualche modo hanno tramite l’esperienza.
L’educazione civica a scuola dovrebbe parlare anche di questa materia. E ogni Comune dovrebbe organizzare dei corsi anche per chi non è più in età da seguire le lezioni in un’aula scolastica, per poter scoprire tutte le potenzialità del mondo digitale, in correlazione ai servizi della PA, ed esercitare un diritto sacrosanto. Aiutando così a snellire i tempi della burocrazia e a svecchiare un sistema che in Italia è fonte di rallentamenti e impedimenti non di poco conto.

Spirito critico e responsabilità sono fondamentali per sapere usare le tecnologie digitali. Ci vogliono consapevolezza e capacità, che spesso non ci sono, dando per scontato l’uso di tali strumentazioni. Solo così si potrà ridurre il digital gap che nel nostro paese è molto alto. E che la pandemia ha svelato in tutti i suoi rischi.

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