Le strade in asfalto non funzionano più. Ecco come dire addio alle buche di Roma

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Le strade del futuro? Nel 1989 sognavamo auto volanti che non avevano bisogno di percorsi tracciati a terra. Come ci ricordava Doc in Ritorno al Futuro II. "Strade? Dove andiamo noi non ci servono strade". Sono passati esattamente 30 anni. E come sono le strade di oggi? Come quelle degli anni Ottanta. Forse con qualche buca in più (e in città come Roma con tante buche in più). E sono ancora fatte d'asfalto.

Potremmo essere portati a credere che, se ancora le strade sono in asfalto, non ci siano alternative. E invece ci sono. E sono green. E pure a prova di buca.

Persona di spalle guarda strada in asfalto

Photo by Justin Luebke on Unsplash

Da quanto tempo usiamo l'asfalto per fare le strade?

Le strade asfaltate, coperte da strato di conglomerato bituminoso a granulometria fine realizzata in base alle stime di degrado del manto e alla frequenza di rifacimenti, sono sicuramente le più comuni. È un materiale usato perché dovrebbe essere resistente ai grossi carichi che passano sopra e perché garantisce una perfetta aderenza. Se però non si fa manutenzione, tutti i suoi pregi vanno in fumo.

Da dove arriva l'asfalto?

Questo materiale, che contiene carbonato di calcio, bitume e altri materiali minerali e sostanze volatili, si estrae in giacimenti presenti anche in Italia, come in Abruzzo e in Sicilia. Il suo utilizzo è molto antico. Pensa che un tempo lo usavano per proteggere il legno dall'attacco di parassiti e dall'acqua, ma anche come medicamento per l'uomo e per l'animale.
Come materiale di costruzione è usato dal XVIII secolo, per la realizzazione di marciapiedi e strade. Oggi, in realtà, quello che viene usato è conglomerato bituminoso artificiale, che si ottiene dalla miscela di ghiaia, sabbia e bitume. È stato sostituito perché estrarre asfalto costa molto e il materiale è sempre più scarso in natura.
L'asfalto non è eterno. E lo sappiamo bene, viste le buche nelle quali finiscono le nostre auto, le nostre moto, le nostre biciclette. Causando a volte danni a cose e persone non indifferenti. Questo perché la manutenzione è fondamentale. E costa molto. Senza dimenticare che spesso le materie prime di partenza non sono poi così di buona qualità.
Non dimentichiamo, poi, che l'asfalto inquina. Ebbene sì, non solo le auto e i mezzi a motori che circolano sulle strade del mondo sono fonte di inquinamento. Uno studio dell'OMS, che verrà pubblicato presto, svela che lo smog che respiriamo nelle città non è causato solo dai tubi di scarico, ma anche dal consumo dei pneumatici, dai freni, dall'asfalto. Lo si ipotizza, ma fino a oggi abbiamo sottovalutato questo rischio. Anche perché caratterizza il 50% delle polveri sottili presenti nell'aria che finisce nei nostri polmoni.

Photo by krisna iv on Unsplash

E allora perché non abbandonare l'asfalto?

Perché non abbiamo alternative. Questa è l'unica risposta che ci viene in mente. Quando invece non è assolutamente così. Le soluzioni diverse, green ed efficienti esistono. E sono già una realtà.

Potholess è un asfalto ecologico in grado di resistere anche al meteo più avverso. Non si deteriora, non si consuma. E non inquina nemmeno l'ambiente. Ah, è tutto italiano. Infatti è realizzato dall'azienda emiliana Airbank e si può usare a freddo per interventi urgenti. Utile per una mobilità green e una viabilità sicura.
Interessante anche Coverlite, un'emulsione a base di biossido di titanio che è in grado di "mangiare lo smog", di abbattere gli inquinanti causati dal traffico, oltre che di aiutare il manto stradale a mantenersi in ottima salute anche nel tempo.

Le strade si possono fare anche con la plastica. A Londra, nel distretto di Enfield, le strade sono realizzate con un mix formato di prodotti di scarto, realizzati dalla ditta MacRebur di Lockerbie. È un mix di polimeri che garantiscono resistenza e durata, con una percentuale ridotta di bitume. Tutte le materie prime usate sono realizzate con materiali di scarto. Con quella plastica di cui sono pieni i mari. E che noi magari mangiamo attraverso i pesci. E che uccide le tartarughe. Una scelta economica e che dura nel tempo. La strada scelta è molto trafficata, per capire se questo materiale potrà essere quello del futuro.
Già un paio di anni fa l'olandese Kws aveva realizzato una strada 100% riciclata, un manto con moduli che si incastrano e possono essere facilmente sostituiti. Mentre in India la città di Chennai ha costruito nel 2002 Jambuligan Street con materiali riciclati: il governo inglese ha già stanziato 11 miliardi di dollari per realizzare più di 83mila chilometri di strade di plastica. E l'Italia?

A Roma è partita la seconda fase del progetto per realizzare strade sostenibili di grafene. Sì, nella capitale internazionale delle buche. Un progetto realizzato in collaborazione tra Iterchimica, Università La Sapienza di Roma e Città metropolitana di Roma Capitale. La strada in Ecopave, supermodificante a base di grafene, promette di essere eterna, efficiente, migliore. Sicuramente il costo iniziale è più alto, ma con uno sguardo lungimirante si risparmia.

pannelli solari

Image by Grégory ROOSE from Pixabay

Pannelli solari per costruire strade.

In Olanda sono già realtà da qualche tempo. Perché sappiamo che il paese dei tulipani in quanto a svolta ecosostenibile è avanti anni luce. Ma anche l'Italia non sta a guardare. Ci sono già realtà funzionanti di questo tipo. Villasimius è la prima città italiana che si è dotata di una pista ciclopedonale realizzata con pannelli solari. Il primo tratto verrà costruito vicino all'hotel Pullman Timi Ama Sardegna dalla start up InfinityHub. L'energia solare prodotta verrà ceduta al resort a un prezzo di acquisto più basso.
In America esiste una strada verde. Cermak Road, a Chicago, propone piste ciclabili, illuminazione con energia eolica, piante resistenti alla siccità, sistema di irrigazione con acqua piovana, manto stradale fotovoltaico e marciapiedi solari.

La prima strada solare al mondo, però, è nata in Francia, in Normandia. Vicino al piccolo comune di Tourouvre-au-Perche si trova questa strada coperta da 2.880 pannelli fotovoltaici, per circa un chilometro. Producono 280 MWh di elettricità all’anno. Ma tornando in Italia, sulla strada Monza-Trezzo si è pensato di realizzare rallentatori stradali in grado di produrre elettricità pulita per l'illuminazione locale. E per ridurre l'inquinamento ambientale. Il progetto è della società Underground Power, una start up di Paderno Dugnano. Le solar roadways sono già una bella realtà.
Si parla tanto anche dell'asfalto luminoso sulle piste ciclabili di Pavia. Il materiale con cui è fatta la strada, realizzato grazie a una tecnica messa a punto dall'Istituto Tecnologie del Futuro di Pruszkow, in Polonia,  assorbe di giorno la luce del sole, illuminando di blu fluo la ciclabile di notte. Così è più sicura. Evitando i lampioni e rispettando quanto detto dall'Agenzia interregionale per il fiume Po che ha posto il divieto per l'illuminazione tradizionale, nel rispetto dell'ambiente.

Ogni 5 secondi nel mondo si registra una vittima per smog. A te non sembra giunto il momento di fare davvero qualcosa per abbassare il livello di polveri sottili? A partire dalla strada sulla quale camminiamo ogni giorno e non solo riducendo il numero di auto in circolazione. Rendiamo le nostre strade più green e a impatto zero. Pretendiamo che sia così.

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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