App di contact tracing: dobbiamo davvero avere paura dell’app di tracciamento Immuni?

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Chi ha paura delle app di contact tracing?
Immuni è l’applicazione di tracciamento del contagio di Coronavirus in Italia scelta dal governo, che ha affidato a Bending Spoons, azienda italiana, il compito di crearla.
Giuseppe Conte ha sottolineato che non sarà obbligatorio scaricarla. Sarà su base volontaria. Ma c’è già chi grida al Grande Fratello, al controllo delle masse, alla privazione della privacy. 

Cosa dobbiamo sapere delle app di app tracing e di Immuni? Quali le caratteristiche che deve avere per essere sicura dal punto di vista etico e della privacy?

contact tracing

Photo by Timon Studler on Unsplash

Cos’è un’app di contact tracing.

Partiamo dalle basi. Cosa si intende con il termine contact tracing? Si tratta di un’applicazione che tramite la tecnologia e l’interazione tra smartphone consente di tracciare i contatti avuti da una persona risultata positiva. Così da stringere l’eventuale cerchio di contagi il più possibile. Come si è fatto con il primo paziente di Codogno, quando in una corsa contro il tempo si è cercato di risalire agli ultimi spostamenti avuti dal ragazzo.
L’app tiene in memoria tutti gli spostamenti degli ultimi giorni. E se una persona è risultata positiva, questi dati possono essere utili per trovare tutti i contatti a una certa distanza avuti in quei giorni in cui avrebbe potuto diffondere il virus. Così da far partire una sorta di reazione a catena con isolamenti volontari che possono fermare il diffondersi della malattia.
L’app consente anche di rilevare il livello di rischio di aver contratto il virus, da basso (autoisolamento) a medio (informare il medico), fino a diventare alto (contattare subito un pronto soccorso).

L’OMS ha spinto verso l’utilizzo di un’applicazione di contact tracing, che è fondamentale nella lotta al Coronavirus.

Soprattutto in Europa e negli USA. Ovviamente insieme ai tamponi, all’efficienza del sistema sanitario, all’isolamento e al distanziamento sociale, alla quarantena e ad altri fattori che non devono passare in secondo piano.
L’app è fondamentale per aiutare a individuare i soggetti che sono entrati a contatto con persone risultate positive. Fare tamponi a tutti è un enorme dispendio di tempo e di soldi, ma potrebbe anche essere poco efficace. Fino a oggi gli operatori sanitari sono risaliti ai contatti dei positivi tramite questionari, per permettere un isolamento di chi aveva avuto rapporti con le persone ricoverate. Il sistema, però, è troppo lento. Mentre abbiamo imparato a nostre spese che il virus è più veloce di noi.

Le app usate nel mondo.

A Singapore si usa un’app per il tracciamento che si basa sul bluetooth e che salva i dati nel dispositivo.
In Corea del Sud si è detto addio alla privacy, per tracciare gli spostamenti dei cittadini e dei contagiati tramite geolocalizzazione e videocamere di sorveglianza.
Invasivo anche l’approccio cinese da dove tutto è partito, integrato con Alipay e WeChat, le app più usate in Cina rispettivamente per i pagamenti cashless e per inviare messaggi. L’app assegna un Qrcode sul grado di rischio così da capire chi deve stare in quarantena e chi può muoversi in modo limitato.
La Germania si ispira al modello Corea del Sud.
In Olanda usano l’app Covid19 Alert!, che però ha avuto un problema di data breach, di esposizione dei dati. 100-200 nomi, mail e password sono state rese pubbliche pare per un errore umano subito risolto.
Il Liechtenstein sperimenta un braccialetto elettronico.
Anche Google e Apple hanno deciso di lavorare sui loro algoritmi, evitando però la classica geolocalizzazione o il tracciamento per rispettare la privacy.
E in Italia?

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Photo by Alina Grubnyak on Unsplash

Immuni, l’app italiana che sfida Covid-19.

Immuni è l’app che sarà realizzata entro maggio da Bending Spoons, azienda italiana leader nella realizzazione di applicazione per sistemi iOS, quelli della Apple per intenderci. Dovrà essere pronta per l’inizio della Fase 2, quando lentamente l’Italia riaprirà e inizierà ad affrontare questa grande sfida non più in lockdown, ma sempre con alcuni accorgimenti preziosi per tutelare la salute dei cittadini ed evitare nuovi focolai.
L’azienda è stata scelta tra le moltissime che hanno partecipato al bando. Domenico Arcuri, commissario per l’emergenza Coronavirus in Italia, ricorda che è fondamentale per uscire dalla chiusura totale ed entrare in una nuova fase, quella delle limitazioni parziali, che però non consente ovviamente di abbassare la guardia. Perché il rischio di nuove ondate in estate e soprattutto in autunno è troppo alto.

A stabilire le linee guida è la Task Force nominata dal Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione:

  • il download è su base volontaria
  • il sistema di tracciamento dei contatti è gestito da soggetti pubblici, non privati
  • il codice deve essere aperto così chiunque possa studiarlo, per la massima trasparenza
  • i dati trattati sono anonimi e cancellati alla fine del loro utilizzo
  • utilizzo della tecnologia Bluetoooth, meno invasiva rispetto alla geolocalizzazione per quello che riguarda il rispetto della privacy

Il Ministero ha così scelto Immuni, sviluppata da Bending Spoons, Luca Foresti del Centro medico Santagostino e la società di marketing Jakala.

Come funziona Immuni

Se il cittadino decide di scaricarla, l’app traccia tramite Bluetooth l’eventuale contatto con una persona che è risultata positiva tramite tampone. Questa persona è l’unica che può decidere se sbloccare i dati contenuti nella lista dei contatti incrociati nei giorni precedenti oppure no. L’app invia una notifica a chi potrebbe essere a rischio contagio.
L’app non contiene solo i dati relativi all’interazione con altri Bluetooth attivati nelle vicinanze, ma anche un diario clinico per tenere sotto traccia lo stato di salute ed eventualmente l’evolversi della malattia. Dati che dovrebbero essere messi a disposizione anche dei sanitari per il controllo a distanza dei pazienti.
Come si evince, tutto è su base volontaria. Non solo il download, ma anche la decisione di condividere la propria positività, in maniera del tutto anonima, per avvertire le persone con cui siamo state a contatto.
All’inizio è presto un test in regioni pilota.

Sm-Covid-19, l’app rivale.

Mentre Bending Spoons sta realizzando insieme al governo centrale Immuni, ecco che un’altra azienda scarica un’app concorrente. Sm-Covid-19 ha già avuto un boom di download.
È una piattaforma gratuita che si può scaricare sul telefonino e che è realizzata in Italia, dalla software house campana SoftMining.
Il funzionamento è lo stesso di Immuni. Stefano Piotto, professore associato dell’Università di Salerno, uno degli ideatori, spiega che insieme a mascherine e tamponi è un’arma cruciale.
È dunque guerra tra app in Italia?

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Photo by Julian Hochgesang on Unsplash

Come Immuni o altre app potranno aiutarci a contrastare il Coronavirus.

La domanda è legittima. Scaricando Immuni come si potrà combattere il Coronavirus?
Il Sole 24 Ore ha stilato un elenco di quei punti tecnici e pratici che l’app dovrebbe avere per essere davvero efficace per svolgere il suo lavoro.
Deve avere un’interfaccia con gli operatori sanitari.
E deve essere in grado di ridurre i falsi positivi (oggi il numero si avvicina molto alla doppia cifra percentuale).
Poi bisogna pensare dove salvare i dati di tracciamento e sanitari degli utenti che decideranno di scaricarla.
In Italia, così come negli USA, la strada scelta per l’app, nel nostro caso Immuni, è diversa da quella della Corea del Sud.
I dati degli utenti saranno anonimizzati, così da garantire il rispetto della privacy. Non avremo dati geografici (non funziona con la geolocalizzazione) ne tantomeno identificativi dell’utente. Per questo abbiamo bisogno di un’app che sia in grado tramite Bluetooth di capire se la persona positiva è stata a distanza ravvicinata con una persona per un determinato periodo di tempo e a una determinata distanza, senza ostacoli in mezzo.

E infine, lo scoglio più grande.

Perché questo tipo di applicazioni siano funzionali devono essere scaricate dal 60-70% della popolazione. Fermo restando che non tutti hanno uno smartphone su cui scaricare app e gran parte della popolazione (pensiamo ai bambini) non ha proprio un telefonino, il download sarà su base volontaria. Nessuno sarà obbligato a scaricare l’app. Abbiamo già visto che il senso civico degli italiani scarseggia.
Il timore, poi, che la privacy sia un’utopia è forte, anche tra gli addetti ai lavori e chi mastica ogni giorno pane e tecnologia. Qui il contributo di Giorgio Taverniti, fondatore del più importante forum italiano dedicato a SEO e sviluppo Web, che collabora con l’Università degli Studi dell’Aquila per il Master in Web Technology:

Matteo Flora, esperto in Digital Reputation e Computer Forensics, solleva molti dubbi sulla reale efficacia e necessità:

A cui si aggiungono le parole di Stefano Zanero, Professore Associato di Computer Security al PoliMi:

Chi vincerà? La paura del virus o la paura di essere “spiati” da un Grande Fratello statale? Ma soprattutto, riusciremo ad avere uno strumento sicuro che metta d’accordo esperti e cittadini, uno strumento eticamente corretto e che riesca a mettere al sicuro salute e diritto alla privacy?

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