India contro TikTok e WeChat. Social network e app vietate nel mondo

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In India si dovrà fare a meno di TikTok. E di altre app cinesi.
A rischio secondo il ministero dedicato i dati degli utenti e la privacy.
Anche negli USA si vuole aprire un’inchiesta per capire se l’azienda cinese operi secondo le leggi previste.

Ma nel mondo sono tanti i governi che vietano, per un motivo o per l’altro, l’accesso ad alcune tra le più popolari app e tra i social media più diffusi.

tiktok

Photo by Amanda Vick on Unsplash

L’India contro le applicazioni cinesi.

Il Ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’India ha posto il divieto di utilizzo di TikTok, WeChat e altre 59 app cinesi. Scelta presa a causa delle incomprensioni tra il governo di Nuova Delhi e il governo di Pechino, ma anche perché secondo le autorità indiane le applicazioni sono “pregiudizievoli alla sovranità e integrità dell’India, la difesa dell’India, la sicurezza e l’ordine pubblico del Paese“. A rischio la sicurezza nazionale secondo il ministero, così come la sicurezza dei dati e anche della privacy.
Secondo quanto riportato le app incriminate avrebbero “sottratto dati e surrettiziamente trasmesso dati degli utenti in modo non autorizzato”.

La prima app a farne le spese è stata TikTok. Scaricata in India da 120 milioni di persone. Su Google Play e App Store non ce n’è più traccia.
L’azienda cinese ByteDance che l’ha sviluppata sottolinea che tutto è regolare. E l’app rispetta le norme sulla protezione dei dati e sulla sicurezza previste anche dalla legge indiana. Ma per il momento le autorità di Nuova Delhi non sembrano essere intenzionate a fare marcia indietro.

applicazioni

Photo by Benjamin Lizardo on Unsplash

App e social vietati nel mondo.

TikTok era già finita nel mirino per problemi legati a questi rischi. Negli USA alcuni senatori hanno chiesto di aprire un’inchiesta sull’azienda.
Anche l’Unione Europea aveva chiesto informazioni sul trattamento dei dati disposto da TikTok.
Nel mondo, però, non è solo l’app amata dai giovani a essere nel mirino della “censura“. Sono molti social e app che hanno subito restrizioni nel corso della storia. Anche per periodi di tempo limitati.

Il rapporto Internet Censorship 2020 ci rivela gli ultimi dati disponibili in merito alla censura online.
Per noi è normale accedere a internet e, in linea di massima, a tutti i contenuti che sono fruibili online.
Quasi il 54% della popolazione mondiale, 4,1 miliardi, usa internet per informarsi, divertirsi, mantenere i contatti, lavorare. Ci sono posti nel mondo dove, però, l’accesso a internet non è totalmente aperto.
I paesi più repressivi sono la Corea del Nord, dove non si possono usare i social media e dove accedere ai siti porno è impossibile, la Cina, che blocca i social media occidentali, Russia, Iran e Turkmenistan.
A limitare i social media, poi, sono molti paesi africani e asiatici, ma anche alcuni paesi dell’America Latina.
La Mauritania blocca i social durante le elezioni, mentre l’Etiopia durante gli esami nazionali e la Somalia per gli esami di scuola superiore.
In Ciad a luglio 2019 è terminato un blocco durato 16 mesi!
Cina, Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord sono al momento gli unici a imporre blocchi completi.

Per quanto riguarda le questioni di privacy e le VPN, connessioni protette che garantiscono anonimato agli utenti, così da accedere ai contenuti bloccati, queste ultime sono vietate in Corea del Nord, Cina, Russia e Iraq. Mentre in Iran sono consentiti i software solo se approvati dal governo.

 

E l’Italia?

A quanto pare godiamo di ottima salute dal punto della libertà su internet.
Dallo studio prima citato emerge che il nostro è uno dei paesi in cui è garantita la maggior libertà online.
Possiamo accedere a ogni contenuto, senza limitazioni e restrizioni particolari. E possiamo usare app e social media. Potendo anche proteggere l’anonimato, oltre che i dati e la privacy.
Perché internet è un diritto di tutti. C’è anche chi propone di inserirlo tra quelli sanciti dalla Costituzione.

Il problema in Italia piuttosto è saper usare internet, i social e tutte le risorse a cui possiamo accedere tramite una connessione. L’analfabetismo funzionale sul web dilaga. Ma questa è un’altra (triste) storia.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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