Social ed età per iscriversi: i genitori italiani sono informati?

In evidenza

Redazione i404
i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiI social network fanno ormai parte delle nostre vite, volenti o nolenti. E lo sono sempre più anche delle giornate dei più piccoli, che spesso utilizzano gli account dei genitori per guardare video su YouTube o seguire qualche star e influencer su Instagram o altri social.

Capita però che siano gli stessi ragazzi a crearsi profili personali su questa o quell’altra piattaforma. Magari all’insaputa di mamma e papà, mentendo sulla data di nascita al momento dell’iscrizione. Oppure chiedendo e ottenendo il consenso da parte di genitori che non prestano attenzione alle regole di utilizzo. Soprattutto al fatto che esiste un’età minima per accedere ai social.

Qual è l’età minima per iscriversi ai social network?

In Italia i minori di 14 anni non possono avere un loro profilo social (e anche dopo questa età serve il consenso dei genitori). Le norme in tal senso vengono stabilite dal Gdpr (General Data Protection Regulation), un atto legislativo dell’Unione Europea, datato 2018, che ha decretato norme in merito al trattamento dei dati e al diritto alla privacy. Introducendo anche un’età minima per l’accesso ai social.
Mentre per quello che riguarda il trattamento dei dati personali, questo è lecito per «l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione» ai minori quando hanno compiuto i 16 anni. Prima serve il consenso di un genitore o di chi ne fa le veci.

L’Italia ha deciso di abbassare l’età, passando da 16 a 14 anni, con alcune regole. Fino ai 13 anni i ragazzi non possono stare su queste piattaforme. Dai 13 ai 14 è consentito, ma solo sotto la supervisione e la guida dei genitori. Regole che prontamente vengono ignorate. Come suggeriscono i dati più recenti.

iscrizione social network
Foto di Jon Tyson su Unsplash

Sempre più minori sui social

Una ricerca del 2019 di Osservare Oltre (Associazione Nazionale Presidi ed eTutorweb) per il Tg3 ha svelato che l’84% dei ragazzi con età compresa tra i 10 e i 14 anni ha un profilo social. Per l’iscrizione nessuno ha dichiarato la reale età. E nel 22% dei casi i genitori erano complici in questa falsa dichiarazione.

I recenti casi della morte di una bambina di 10 anni in Sicilia e di un bambino di 9 anni a Bari hanno aperto un vaso di Pandora che era sotto gli occhi di tutti (su entrambi i casi gli inquirenti stanno ancora indagando, quindi al momento ci sono solo ipotesi su possibili collegamenti con l’uso dei social). Il Garante della Privacy, infatti, dopo TikTok, ha incluso anche Instagram e Facebook in una serie di provvedimenti restrittivi nel tentativo di arginare il fenomeno dei minori sui social. Il 22 gennaio scorso ha disposto su TikTok il divieto di trattamento dei dati degli iscritti «per i quali non vi sia assoluta certezza dell’età e, conseguentemente, del rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico», esteso fino al 15 febbraio quando potrebbero arrivare nuove valutazioni.

Mentre in seguito l’autority ha esteso la sua attenzione anche a Instagram e Facebook, chiedendo all’azienda di Mark Zuckerberg di rendere disponibili informazioni sui presunti profili appartenenti alla bambina di 10 anni morta per asfissia in Sicilia. E come fosse possibile che una bambina così piccola fosse iscritta alle piattaforme con più account, a quanto si ipotizza. Il garante ha anche chiesto di dare «precise indicazioni sulle modalità di iscrizione ai due social e sulle verifiche dell’età dell’utente adottate per controllare il rispetto dell’età minima di iscrizione».

minori sui social
Foto di Karsten Winegeart su Unsplash

Come garantire l’identità di chi è iscritto ai social

La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa si domanda se non sia il caso introdurre un limite di età per l’utilizzo di un telefono. Così come c’è bisogno della patente e della maggiore età per guidare un’auto, sottolinea, altrettanto si dovrebbe fare con gli «smartphone, che sono potenti come le automobili, se non di più».
Per confermare l’identità di una persona all’account social si potrebbe utilizzare l’identità digitale Spid, ma la sottosegretaria aggiunge che servirebbero anche più poteri alla polizia postale, più divieti e più sanzioni ai provider. Senza dimenticare la formazione dei ragazzi e dei genitori in materia, spesso lontani anni luce da queste nuove tecnologie che per i loro figli, invece, rappresentano il pane quotidiano. Anzi, forse si dovrebbe partire proprio da qui.

- Pubblicità -spot_imgspot_img

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome

- Pubblicità -spot_img