I giovani e i social network: un nuovo progetto educativo per le scuole

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

i giovani e i social network
Foto di Mike Renpening da Pixabay

A scuola di digitale. I bambini e i ragazzi, così come gli adulti che hanno a che fare con la loro educazione, genitori e insegnanti in primis, devono tornare tutti tra i banchi scolastici per imparare a usare le nuove tecnologie e le nuove piattaforme che il web mette a disposizione. I giovani e i social network è il tema di un nuovo progetto educativo per le scuole dal titolo “DigitalMente“.

I giovani e i social network: non serve demonizzare, ma educare

I nativi digitali, come si è soliti chiamare i più giovani, hanno a disposizione strumenti tecnologici con cui sono nati e cresciuti. Ma questo non vuol dire che li sappiano usare e dosare a dovere. Gli educatori che dovrebbero seguirli nella scoperta di quello che è un linguaggio e un mezzo di comunicazione moderno ne sanno ancora di meno. I genitori, le famiglie, ma anche la scuola e gli insegnanti spesso sono impreparati. Non sanno loro per primi come funzionano, i meccanismi, i rischi, come insegnare ai più giovani a sfruttare le potenzialità dei social usando però sempre la testa. La cittadinanza digitale è fondamentale fin dalla più tenera età.

tiktok
Photo by Solen Feyissa on Unsplash

Il progetto educativo DigitalMente per le scuole

DigitalMente è un nuovo progetto educativo che l’Unione Nazionale Consumatori, con il supporto di TikTok e la consulenza della psicoterapeuta Maura Manca, ha presentato recentemente. Scopo dell’iniziativa è quella di stimolare la nascita di una cultura digitale, per garantire sicurezza e promuovere ambienti online sicuri e positivi.
Tanti i materiali didattici disponibili sulla piattaforma realizzata da Educazione Digitale per l’anno accademico 2021/2022, rivolti principalmente a insegnanti di scuole secondarie di I e di II grado di tutta Italia.

Guido Scorza, componente dell’Autorità garante per la protezione dei dati Personali, in occasione della presentazione del progetto a Roma, ha detto: «Proteggere i minori online e accompagnarli in un percorso digitale sicuro e adatto alla propria età è una priorità. Una sfida difficile ma che si può vincere con un approccio sistemico che coinvolga tutti gli attori, in primis scuola e famiglie che hanno un ruolo chiave nella formazione dei più giovani. In questo senso accogliamo con favore iniziative da parte di piattaforme, esperti e associazioni che insieme fanno fronte comune per educare i più giovani ad un corretto utilizzo del digitale. Un ulteriore passo verso una sempre maggiore consapevolezza del valore di privacy e sicurezza online».

Bisogna creare una cultura del digitale

UNC aveva già proposto insieme a Maura Manca e TikTok una guida per i genitori. Oggi il progetto si arricchisce di un nuovo fondamentale strumento dedicato aagli educatori. Come ricorda Massimiliano Dona, Presidente di Unione Nazionale Consumatori, è importante saper usare la tecnologia. E non farci usare da essa.

«I ragazzi di oggi, grazie al digitale, diventano consumatori ben prima rispetto ai loro genitori. È questa una grande opportunità che permette di abbattere i confini (pensiamo a quanto sono stati importanti le piattaforme nel periodo di lockdown per far sentire i ragazzi meno soli) e anche esprimere la propria creatività (aspetto che piattaforme come TikTok valorizzano grazie alla creazione di contenuti). Ma è sempre bene ricordare che il digitale è uno strumento e come tale deve essere usato nel modo giusto. (…) Per questo aderiamo a questo progetto nella convinzione che dobbiamo usare la tecnologia, non farci usare da essa».

Scopo è far diventare i nativi digitali più bravi di noi adulti, avvertendoli sui rischi e dando loro strumenti per riconoscerli e superarli. Così potranno diventare consumatori più consapevoli sia dentro la Rete sia fuori.

Materiale didattico sulla sicurezza online, le parole della psicoterapeuta

Maura Manca, Psicoterapeuta, Osservatorio Nazionale Adolescenza, ha realizzato i contenuti didattici del progetto educativo, sviluppando quelle tematiche per i quali i giovani hanno bisogno di maggior educazione. Come spiega la dottoressa, i ragazzi sanno muoversi già nelle piattaforme online, ma non conoscono quei meccanismi che si attivano nel loro cervello, non sono consapevoli delle reazioni che mettono in atto in modo automatico, senza pensare. Il progetto vuole essere proprio uno strumento per aiutare insegnanti e ragazzi a prendere coscienza di se stessi e delle potenzialità e dei rischi della rete. Usando esempi e giochi legati alla quotidianità.
«L’interazione e il coinvolgimento diretto sono elementi fondamentali che ci permetteranno di attivare un processo di pensiero pertinente. Aiutandoli ad analizzare in modo più attento e critico ciò che viene condiviso in rete. E la consapevolezza per evitare che siano influenzati e catturati da questo vortice di stimoli e contenuti digitali».

digitalmente

I giovani hanno bisogno di un’educazione digitale

E sono loro stessi ad ammetterlo. Una ricerca condotta da Skuola.net, infatti, svela che i nativi digitali, quelli della Generazione Z, per intenderci, molto attenti anche alla sostenibilità come dichiarano loro stessi a parole e nelle azioni svolte quotidianamente a difesa dell’ambiente, sono interessati alla sicurezza online.
L’80% ha letto i regolamenti delle piattaforme. La metà circa (44%) ha consultato materiali educational per navigare in modo più sicuro. Tutti sentono la necessità di informarsi di più su temi come la privacy, il tempo trascorso online, le fake news.
I giovani vogliono essere formati sui social e sull’uso di internet. E i loro principali punti di riferimento, che sono gli insegnanti (41%) e i genitori (26%), hanno bisogno di una formazione a d hoc. In particolare la scuola può fare e deve fare molto, con esperti e gruppi di discussione tra ragazzi, magari in modalità edutainment, che piace molto, ma anche coinvolgendo crerator, influencer, chi con i social ci lavora e conosce rischi e potenzialità.

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