Disinformazione e pandemia, un connubio (quasi) perfetto

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fake news social media
Photo by Glen Carrie on Unsplash

Per capire fino a che punto i social abbiano influenzato l’informazione e, anzi, alimentato la propaganda anti-vaccinazioni e alimentato fake news e disinformazione, durante la pandemia, dobbiamo tornare per un attimo alla mattina del 7 febbraio 2021, quando la dottoressa Michelle Rockwell ha aperto Facebook. Non poteva credere ai suoi occhi.
In un messaggio privato c’era scritto: “Ehi, volevo solo farti sapere che sta girando un post su di te”.

Fine della conversazione. Roba da gelare il sangue nelle vene.

Michelle ha capito subito che qualcuno aveva fatto un collage di due post pubblicati sul suo Instagram, qualche tempo prima. Nel primo si vedeva la Rockwell festeggiare la vaccinazione contro il Covid, nel secondo la stessa Michelle condivideva la triste notizia di un aborto spontaneo. Chiunque lo avesse realizzato, puntava a dire che l’aborto fosse avvenuto pochi giorni dopo aver fatto il vaccino. Un modo implicito per dire che il vaccino le aveva causato la perdita del bimbo. Come potete immaginare lei è rimasta lì, incredula.
In realtà Michelle Rockwell aveva abortito tre settimane prima di ricevere il vaccino, il che
significava che la persona che aveva creato e diffuso il post aveva maliziosamente montato due foto cambiando le date, per adattarle alla sua narrazione. La cosa peggiore, per Michelle, fu vedere che il post era stato già condiviso da moltissime persone, su Facebook, Twitter e Instagram.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Michelle Rockwell, MD (@doctormommymd)

La prima cosa che ha fatto Michelle è stata quella di segnalare i post

Facebook, da parte sua, non li ha cancellati, giustificandosi col fatto che non violavano gli standard della community, ma ha poi contattando individualmente gli account che avevano condiviso il post, chiedendogli di rimuoverlo.
In seguito alcuni utenti si sono scusati e hanno cancellato il post, altri hanno iniziato a commentare con frasi del tipo “Visto? Con il vaccino si diventa sterili”.

Le fake news viaggiano più rapidamente sui social

In generale, questo periodo non ha fatto altro che alimentare disinformazione e complottismo. Già all’inizio della pandemia erano state diffuse immagini, informazioni e testi che riguardavano l’origine del virus. C’era chi sosteneva fosse sfuggito accidentalmente da un laboratorio di Whuan, che fosse stato progettato intenzionalmente come arma biologica, o cospirazioni che riguardavano i campi elettromagnetici e l’introduzione del 5G nei telefoni cellulari.

Fake news 2020
Fonte Reuters (https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/types-sources-and-claims-covid-19-misinformation)

Tantissimi politici, ma anche personaggi del mondo della medicina, virologi e immunologi hanno diffuso una gran quantità di informazioni false sulla Covid, al punto che diversi Paesi nel mondo sono stati costretti ad approvare leggi contro le fake news. Tra l’altro anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò che si fosse di fronte ad una vera e propria “infodemia” di informazioni errate sul coronavirus.

disinformazione e pandemia
Fonte Reuters (https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/types-sources-and-claims-covid-19-misinformation)

Influencer pagati per diffondere fake news

Secondo la BBC , un’agenzia di marketing chiamata Fazze si è offerta di pagare alcune star dei social con l’obiettivo di diffondere informazioni fuorvianti che riguardano i vaccini anti-Covid. Lo Youtuber di turno veniva contattato tramite e-mail con richieste del tipo: “Ti pago 2000 euro, in cambio tu dici che il tasso di mortalità fra le persone che hanno fatto il vaccino Pfizer è quasi tre volte quello di AstraZeneca”. Ovviamente le informazioni fornite non erano vere. Nel messaggio si incitava pure a “comportarsi come se si avesse passione e interesse per l’argomento”.

In realtà ci sarebbero almeno una dozzina di personaggi responsabili della maggior parte della disinformazione online sulla diffusione della Covid-19, che genererebbero da soli il 65% di tutti i falsi miti e le teorie del complotto che girano su internet. A capo ci sarebbe un certo Dottor Mercola, un osteopata che sostiene che i materassi a molle emanino radiazioni e che i lettini abbronzanti aiutino a prevenire il cancro e altre malattie. Ha quasi 2 milioni di followers su Facebook, un altro milione su Twitter e centinaia di migliaia sulle altre piattaforme.

E in Italia?

Anche in Italia non sono mancate le affermazioni (ad esempio Draghi che dice che se “non ci si vaccina si muore”) di personalità politiche, mediche o del mondo dello spettacolo e dello sport. Ultimo fra tanti il tweet del virologo Roberto Burioni, in cui sostanzialmente sostiene che se non ci si vaccina, si rischia di ritrovarsi di nuovo in lockdown. Il tweet, in cui si fa riferimento all’abbonamento Netflix, ha scatenato un putiferio e non aiuta in alcun modo ad informare correttamente, anzi: rischia solo di alimentare la rabbia di chi non vuole vaccinarsi.

Quindi come affrontare l’onda d’urto della disinformazione online? Banalmente, non condividendo (nemmeno per smontare un certo tipo di narrazione) le notizie false. Perché si comportano un po’ come il virus. Girano, girano, finché il vaccino (in questo caso l’avere meno interazioni possibili) lo bloccano, impedendogli di diffondersi. È questo l’unico antidoto contro la disinformazione.

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