Disinformazione climatica: i social network contro chi dice che il cambiamento climatico non esiste

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

disinformazione climatica
Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

I social network contro le fake news. In particolare contro la disinformazione climatica, che può essere più pericolosa del climate change attualmente in corso.
Perché negare che il cambiamento climatico esista e che il riscaldamento globale sia in gran parte causato dalle attività sconsiderate degli esseri umani non è più ammissibile. Soprattutto di fronte ai numerosi fatti ed evidenze scientifiche sul riscaldamento globale che scienziati di tutto il mondo cercano da anni di spiegare.

Cos’è la disinformazione climatica, significato del termine

Con il termine disinformazione, nelle scienze della comunicazione si indica un fenomeno che si manifesta nel momento in cui le informazioni che un individuo riceve non corrispondono al motivo per cui sono state diffuse.
Nel mondo dei media è un termine utilizzato fin dagli anni Ottanta. In inglese pare si riferisse al termine russo “dezinformatzija“, un’arma tattica del 1923 quando il vice presidente del KGB decise di creare un ufficio di disinformazione al fine di condurre operazioni tattiche di intelligenze. Gli agenti segreti russi la usavano per manipolare i sistemi di intelligence di paesi nemici fornendo dati credibili ma al tempo stesso fuorvianti. Arrivando anche a manipolare i media.

La disinformazione mescola la verità con bugie e fake news, per rendere più “credibile” il messaggio inviato, che però confonde chi lo legge, soprattutto se il destinatario non ha a disposizione gli strumenti per decodificarlo alla perfezione. Può riguardare persone o anche eventi, come il cambiamento climatico. La disinformazione climatica o disinformazione ambientale altro non sono  che la manipolazione della realtà per perseguire teorie complottistiche, bufale, fake news alle quali molte persone finiscono per credere. Nonostante dati, fatti, evidenze scientifiche, ricerche pubblicate sulle riviste più prestigiose, c’è chi pensa che nulla sia reale, sia tutto un complotto, che la crisi climatica non esiste, sia solo un’invenzione.
Posizioni di questo tipo sono altamente pericolose, perché negano di fatto la realtà tangibile dei fatti.

Gli strumenti della disinformazione climatica

La disinformazione climatica e il negazionismo scientifico fanno di solito ricorso a falsi esperti. Ma anche a logiche e congetture fantasiose e prive di fondamenta scientifiche e alla ricerca di una verità infallibile al 100%. Quando sappiamo che la scienza si muove per ipotesi, esperimenti, ricerche, dati statistici. Teorie che si basano principalmente su fantomatici complotti sempre in atto. Proprio come è avvenuto per il coronavirus prima e per il vaccino anti Covid-19 in seguito.

negazionismo climatico
Photo by NOAA on Unsplash

Facebook contro i negazionisti del cambiamento climatico

Il social network di Mark Zuckerberg aveva già lottato duramente contro le fake news sul Coronavirus. Dopo la pandemia, è ora di fare lo stesso anche con la crisi climatica che stiamo affrontando. Facebook ha infatti annunciato che metterà in atto nuove misure al fine di contrastare la disinformazione ambientale. Sul piatto un milione di dollari per collaborare con l’International Fact Checking Network al fine di sostenere tutte le organizzazioni che combattono le bufale sul clima.
Volontà del social network è anche quello di sostenere il Climate Science Center e pubblicare dei video per raccontare la battaglia dei giovani attivisti che combattono la crisi climatica su Facebook e Instagram, in particolare in vista della Settiimana del clima e della Cop26 di Glasgow (qui ti spieghiamo perché è l’ultima occasione per invertire una rotta disastrosa e catastrofica).

“Il cambiamento climatico non esiste”, “Il riscaldamento globale non è colpa dell’uomo”: le tesi negazioniste

Al grido di “Il cambiamento climatico non esiste” o “Il riscaldamento globale non è colpa dell’uomo“, ma anche altre tesi complottistiche ben più assurde, i negazionisti dei cambiamenti climatici fanno più danni della crisi ambientale. Ed è ora di dire basta. Alle fake news in generale e alle bufale che la rete contribuisce a veicolare giorno dopo giorno, diffondendosi peggio di quanto possa fare un virus.

Già a marzo scorso 13 gruppi ambientalisti tra i quali la Union of Concerned Scientists e Greenpeace hanno scritto a Mark Zuckerberg. Il motivo? Chiedergli di impegnarsi nella lotta alla disinformazione climatica.
«La disinformazione sui cambiamenti climatici si sta diffondendo rapidamente attraverso le piattaforme di Facebook, minacciando la capacità dei cittadini e dei responsabili politici di combattere la crisi».

Cos’è il Climate Science Center

Il CSIC (Climate Science Information Center) è un hub reso accessibile nel 2020 negli USA e in Germania, Francia e Inghilterra, prima di estenderlo anche in altri paesi, per raccogliere news e informazioni su temi legati alla salvaguardia della Terra e al nostro impatto sul pianeta. È nato per evitare che circolassero sul social fake news sul tema. Le informazioni presenti nel CSIC sono controllate e verificate, accedendo a fonti attendibili come l’Enviroment Programme e il NOAA.

Il Climate Science Center è stata una prima risposta, ma non è attivo ovunque. Ad esempio in Italia non lo è. E il controllo sulle bufale sul clima è praticamente inesistente. Con la conseguenza che la maggior parte delle persone tende a credere alle fake news più che agli scienziati, non avendo il polso della situazione su quanto in realtà stia accadendo sul pianeta.

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Photo by Mika Baumeister on Unsplash

Fatti ed evidenze scientifiche sul riscaldamento globale ci sono. E non si possono confutare

Facebook invita ad ascoltare la scienza. Proprio come fa da anni Greta Thunberg e come, grazie al suo esempio, fanno ogni giorno tantissimi attivisti per il clima. Fatti ed evidenze scientifiche sul riscaldamento globale esistono. Non si possono confutare o negare. Quello che possiamo fare e trovare la via d’uscita prima che sia troppo tardi.

«Un recente rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) ha sottolineato che, sebbene non possiamo impedire al riscaldamento globale di intensificarsi nei prossimi 30 anni, quel che possiamo fare ora potrebbe comunque aiutare a rallentare o addirittura stabilizzare l’aumento delle temperature», spiega in una nota il social network. «Sappiamo che questo è un problema importante per la nostra comunità. In un sondaggio che abbiamo condotto all’inizio di quest’anno su Facebook, in collaborazione con il Programma Yale sulla comunicazione sui cambiamenti climatici, abbiamo  scoperto che più di 6 persone su 10 in tutti i Paesi e territori intervistati vogliono maggiori informazioni sui cambiamenti climatici».

Basterà l’impegno di Facebook contro le bufale sulla crisi climatica? Abbiamo bisogno di un cambio di passo urgente, ma anche di mentalità e di cultura. Senza questo step non andremo molto lontano.

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