Diritto all’immagine dei minori: una violazione quotidiana

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La nuova scuola che ha riaperto lede i diritti dei bambini.
Concetto molto usato e reso manifesto sui social da parte di genitori che rivendicano quel diritto al gioco, alla corsa, agli abbracci, al canto, all’assembramento senza distanze sociali insomma, che tanto dovrebbe alleggerire ed essere tipico delle giornate dei bambini.

Ma i diritti dei bambini vengono sempre tutelati dagli stessi genitori?
No.

Senza pensarci troppo, mamma, papà, ma anche nonni e zii, caricano sui social scatti rubati ai piccoli di casa che li ritraggono felici e sorridenti o in espressioni o atteggiamenti divertenti.
Lo fanno, senza chiedere il loro consenso.
Di fatto, violando il diritto all’immagine dei minori e la loro privacy.
Sono noti i casi di figli di celebrieties stufi di questo atteggiamento genitoriale.
«Mamma ne abbiamo già parlato. Non puoi pubblicare foto senza il mio consenso», scrisse Apple, alias la figlia che Gwyneth Paltrow ha avuto dal frontman dei Coldplay Chris Martin, in un commento lasciato sotto ad un post della madre che la ritraeva in uno scatto rubato.
Ma non è la sola. Sono numerosi i casi di bimbi anche piccolissimi a cui genitori noti hanno aperto profili social. Ovviamente tutto fa marketing. E un faccino sorridente può vendere di più di un profilo in bikini.

Ma è davvero tutto concesso? E soprattutto è una bagarre d’oltreoceano o che comunque interessa solo i figli di?
La risposta è chiara a chiunque bazzichi fra Facebook e Instagram. Ovviamente no.

Foto dei minori e stampa

Il Garante della Privacy si è recentemente espresso sull’esposizione dei minori sui media con un comunicato stampa in cui ha ricordato l’esistenza di particolari garanzie a tutela dei minori e del loro diritto alla riservatezza.
Perché il diritto del minore alla privacy prevale sempre sul diritto di cronaca in quanto è necessario per tutelare il sano e sereno sviluppo della sua personalità.
Ne parla l’articolo 96 della legge 633/1941 sul diritto d’autore:

Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa.
(articolo 96)

Vi è quindi la necessità di un consenso da parte del soggetto alla diffusione della sua immagine. Con delle eccezioni:

la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico .(articolo 97)

L’immagine però non deve recare pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro della persona. Agli articoli
10 e 2043 troviamo poi la disciplina per le situazioni patologiche, in cui l’immagine è stata pubblicata fuori dai casi in cui ciò è consentito dalla legge. In questi,  l’autorità giudiziaria può disporre che cessi l’abuso e che venga risarcito il danno.

Il diritto all’immagine è quindi un diritto della personalità fondamentale e inalienabile

Per i minori, c’è una tutela ulteriore, in quanto la lesione di questo diritto potrebbe portare a danni nello sviluppo della propria identità e personalità.
L’articolo 16 della Convenzione di New York sui Diritti del fanciullo (recepita in Italia con la legge 176/1991) si è spostato sulla tutela della vita privata:

Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione.

La pubblicazione delle immagini senza consenso è lecita però in particolari occasioni. come quando la riproduzione è collegata a fatti di interesse pubblico.
Ricordiamo che la tutela della privacy dei minori prevale sempre sul diritto di critica o di cronaca. Tuttavia, in alcuni casi i giornalisti possono diffondere immagini di minori per motivi di rilevante interesse pubblico, sempre con la responsabilità, da parte del giornalista, di valutare se la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla “Carta di Treviso”, un protocollo firmato da Ordine dei Giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro nel 1990, che disciplina il rapporto tra l’informazione e l’infanzia.
La Carta di Treviso pone sempre l’attenzione sul rispetto della persona del minore, sui suoi interessi e sul corretto sviluppo della sua personalità, che potrebbe essere disturbato dalla spettacolarizzazione di vicende della sua vita.
Non possono essere pubblicati elementi che anche indirettamente potrebbero portare alla sua identificazione.
Nel caso invece in cui, nell’interesse del minore, sia necessaria la pubblicazione di sue immagini o dati personali e quindi non per un uso strumentale, servirà il consenso dei genitori e l’assenso del giudice competente.

Età del consenso digitale

Il GDPR ha dedicato attenzione ai dati personali dei minori, foto incluse.

I minori meritano una specifica protezione relativamente ai loro dati personali, in quanto possono essere meno consapevoli dei rischi, delle conseguenze e delle misure di salvaguardia interessate nonché dei loro diritti in relazione al trattamento dei dati personali.

Compare quindi l’età del consenso digitale che indica il limite di età sotto il quale è necessario il consenso del genitore o tutore per il trattamento dei dati connesso ai servizi della società dell’informazione.
L’età può variare tra stato e stato: il GDPR la fissa a 16 anni ma lascia ai vari paesi la possibilità di abbassarla fino a 13. In Italia, il decreto legislativo 101/2018 ha abbassato a 14 anni il limite previsto dal Regolamento.

La pubblicazione di foto di minori di 14 anni in Italia

Foto di occhi appena venuti al mondo. Primi bagnetti, primi sorrisi, primi passi, primo giorno di scuola. Selfie con la mamma che tanto gli somiglia. Sbadigli, linguacce, pose da grandi.
Scatti di quotidiana sfera privata, da ricordare. Che vanno dati in pasto alla memoria dell’etere.
Nel nostro paese, per condividere foto sui social network di minori di 14 anni ci vuole il consenso dell’esercente la potestà genitoriale. Ma se i genitori non sono d’accordo? O se sono gli stessi genitori a pubblicare le foto in modo lesivo della vita privata dei bambini?
Non basta mai il consenso di un solo genitore. I giudici in casi di questo tipo hanno sempre deliberato per la necessità di consenso da parte di entrambi i genitori alla pubblicazione delle foto dei figli sui social e la rimozione delle foto già inserite.
Stessa situazione se a pubblicare è la madre o il padre, ma il minore è affidato ad un tutore.

In Olanda ha fatto notizia il caso di una nonna che pubblicava immagini dei nipoti sui social network, condannata perché priva del consenso della madre dei minori.
I social non rientrano nelle attività considerate puramente private, cui non si applica il GDPR.
E la nonna è stata condannata a rimuoverle.

L’ambiente digitale offre potenzialità di diffusione enormi.
Quando si pubblica l’immagine di un bambino o di un adolescente, di fatto, lo si sta esponendo su una vetrina, davanti alla quale possono passare anche profili poco trasparenti capaci di mettere a rischio la sua sicurezza.
Quindi privacy, riservatezza, diritto all’immagine, ma anche sicurezza. Sono queste che le parole chiave che bisognerebbe ricordare e ripetere come un mantra quando si vuole mostrare al mondo di contatti social l’ultimo scatto del piccolo di casa.
E poi il diritto all’oblio. Se «Un giornale, il giorno dopo, è buono solo per incartare il pesce» (Indro Montanelli), il web è tendenzialmente per sempre.
Si, il GDPR garantisce la cancellazione dei dati. Ma come saprà bene chi ha provato a rimuovere foto uscite su articoli online o scatti pubblicati da account di cui non si hanno più accessi, perché dimenticati o violati, la questione non è né semplice, né immediata.

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