Clubhouse, avevamo bisogno di un social così?

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minutiCos’è Clubhouse?
È il social del momento, al quale accedere solo previo invito di un’anima pia che, in seguito all’iscrizione dell’utente, decide di accoglierlo all’interno dell’app.
Un social vocale, dove ascoltare e intervenire all’interno di room che tutti possono creare.
Non mancano personaggi famosi che già hanno iniziato a coinvolgere gli utenti, in quello che è un grande esperimento sociale. In un periodo storico in cui l’immagine ha preso il sopravvento sui contenuti, si ritorna alla parola. E soprattutto all’ascolto.

Cos’è Clubhouse?

Clubhouse è un social network su invito, che funziona tramite chat audio.
Lanciato nel 2020 dalla Alpha Exploration Co. e creato da Paul Davison e Rohan Seth, si è ben presto diffuso in tutto il mondo. È apparso per la prima volta ad aprile 2020 solo per utenti iOS, diventando molto popolare nelle prime fasi della pandemia da Covid-19.
A dicembre 2020 poteva vantare già 600mila utenti. Oggi si stimano 8 milioni di download e si sta lavorando anche a un’applicazione Android. Da quando Elon Musk è comparso all’improvviso in una room, il fenomeno è esploso a livello globale.

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Foto di Adem AY su Unsplash

Come funziona Clubhouse

Dopo aver scaricato l’app (al momento solo su iPhone e solo con aggiornamento iOS 13.0 o successivi) ed effettuata la registrazione (solo i maggiorenni possono accedere), si attende l’invito di qualche contatto. Ogni utente ne ha a disposizione alcuni da donare liberamente.
Accettato l’invito, si entra subito nel meccanismo del gioco. Il social si basa su room, stanze virtuali dove scambiarsi messaggi solo vocali. Una sorta di chiacchierata tra amici o, se preferite, di interventi in stile programma radiofonico in cui c’è un “moderatore” e poi gli ascoltatori “chiamano” per intervenire sull’argomento del giorno. Certi di poter sempre prendere la linea, visto che si può entrare in ogni chat liberamente e parlare alzando la mano come si faceva a scuola.

Ogni stanza ha un admin che modera gli interventi dando di volta in volta la parola a chi lo richiede. Oltre al moderatore, che gestisce la conversazione, ci sono uno o più speaker, che ricevono l’approvazione a intervenire, e gli ascoltatori, che magari partecipano alla stanza scegliendo di non partecipare attivamente. In ogni momento della diretta, si può richiedere la parola.

L’app offre tanti argomenti su cui creare conversazioni. Funziona come un talk show in cui ognuno crea il suo appuntamento e chi vuole decide di partecipare, intervenendo o meno e abbandonando la stanza quando lo desidera.

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Foto di Skyler H. da Pixabay

Avevamo bisogno di un social della parola e dell’ascolto?

Probabilmente sì. In un mondo in cui ci si fa sempre più sentire alzando la voce e urlando contro, in cui l’immagine ha preso il sopravvento, e non solo sui social, in cui l’apparire è meglio che essere, in cui il contenuto passa in secondo piano, ecco che Clubhouse riporta al centro la parole, il discorso, la conversazione civile, in cui una persona parla e l’altra ascolta, permettendo poi l’inversione dei ruoli. Anche per combattere il linguaggio dell’odio.

Il lato positivo è che Clubhouse crea socialità, in un momento storico in cui un virus ha ostacolato il nostro essere animali sociali. E può anche creare nuove connessioni, permettendo agli utenti di confrontarsi. Il lato negativo è che al momento è disponibile solo per un gruppo ristretto di persone, chi possiede l’iPhone, e solo su invito, rendendolo un club apparentemente esclusivo. Forse un po’ troppo elitario, ma è ancora in fase di avvio, diamogli tempo. Ai posteri l’ardua sentenza. Anche perché quando l’esperienza pandemia sarà finita e torneremo a vivere la vita fuori dalle mura domestiche, avremo ancora bisogno di un social del genere?

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