Ci sarebbe stata un’altra Auschwitz ai tempi di internet?

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Tutto è iniziato da una frase di Umberto Eco nel suo “Pape Satàn Aleppe”: “Con Internet non potrebbe mai esserci stata un’altra Auschwitz, perché tutti saprebbero tutti subito, e nessuno potrebbe dire che non sapeva”.

Photo by Alexey Soucho on Unsplash

Eh. Il potere dell’informazione online.

Potente, capillare, che ti arriva anche quando non lo richiedi. C’è un terremoto? Lo scopri dai messaggi di chi domanda se qualcuno ha sentito la scossa su Facebook. I vicini gettano spazzatura ingombrante dove non dovrebbero? Tu li svergogni sul gruppo Facebook. C’è un’alluvione a casa tua? Avvisi tuo padre con una foto della cantina allagata tramite WhatsApp. Gigi d’Alessio e Anna Tatangelo si separano? Lo scopri direttamente da loro nel comunicato stampa condiviso sui profili Twitter e Instagram di entrambi, dove viene sottolineato a doppia voce “Vi preghiamo di rispettare il momento e la nostra privacy".

Sappiamo tutto. Di tutti. Sempre.

Anche i ragazzi, se non addirittura i bambini, sono collegati. Qualcuno porta il cellulare quando va a scuola, con buona anima in pace delle maestre, che spesso li ritirano ogni mattina, per riconsegnarli quando i rispettivi proprietari incontrano quei genitori che gli avevano dato lo smartphone ultimo grido del caso “perché non si sa mai”. Non si è mai soli. Ovunque rintracciabili. Continuamente connessi.

Ma poi, connessi con chi?

Nel mondo più della metà della popolazione è online (oltre 4 miliardi di persone collegate ad Internet). In Italia siamo il 73% (43 milioni di persone); con l’amico, la collega, il capo, quello conosciuto sabato sera, quella che abita al piano di sopra, padre e madre, la suocera, che ci chiedono l’amicizia, rappresentativi di quei 34 milioni di utenti attivi sui social media.

E quanto tempo ci passiamo? 6 ore al giorno. Quasi quanto dormiamo, il doppio del tempo che passiamo davanti alla tv. Di queste, 2 ore le trascorriamo su una piattaforma di social media, che in Italia equivale a dire Facebook e YouTube, poi Instagram, WhatsApp e Facebook Messenger (dati Global Digital 2018). Una overlap di presenza, che ha sicuramente delle ricadute negative sull'evoluzione della gestione del tempo e dei rapporti umani, ma che ha anche innescato processi positivi, vantaggiosi nella coordinazione delle emergenze.
Tutto si basa sull’essere connessi, termine che ritroviamo ancora una volta e, vocabolo nuovo, sulla geolocalizzazione.

Stai bene? Dillo a Facebook.

In occasione del terremoto di Haiti del 2010 ingegneri volontari di Google hanno dato il via a Google Person Finder, applicazione web open source che fornisce una piattaforma dove possono registrarsi e messaggiare, in caso di disastro naturale, i sopravvissuti, coloro che li stanno cercando ("I'm looking for someone") e coloro che hanno informazioni ("I have information about someone"). Google Finder è tornato in occasione del terremoto in Giappone nel 2011, dell'attentato alla maratona di Boston nel 2013, del terremoto del Nepal (2015).

In occasione del terremoto e tsunami in Giappone (2011), Facebook ha creato nel giro di qualche ora il Disaster Message Board, pagina in cui le persone coinvolte potevano ritrovarsi. In un rapporto datato 2013 sulla Protezione civile, la Federal emergency management agency (Fema) ha rivelato che sono stati inviati dagli americani, in poche ore, più di 20 milioni fra post e tweet legati all’uragano Sandy (2012). Durante l’evento, la PSEG, la più grande compagnia elettrica del New Jersey, ha sfruttato i feed di Twitter per indicare dove poter localizzare tende giganti e generatori.

Photo by Kipras Štreimikis on Unsplash

Sempre ad opera della piattaforma di Mark Zuckerberg, c’è Safety Check (2014), tool per facilitare le comunicazioni in casi di emergenza, disastri naturali, attacchi terroristici, per avvisare se ci si trova all’interno della zona colpita e se si è al sicuro.

We created Safety Check to help in times of crisis and activated it eight times between October 2014 and November 2015 after natural disasters including the recent earthquakes in Nepal. The Paris attacks in November 2015 was the first time we activated the tool for a crisis other than a natural disaster.
Abbiamo creato il controllo di sicurezza per aiutare in tempi di crisi e l'ha attivato otto volte tra ottobre 2014 e novembre 2015 dopo i disastri naturali, compresi i recenti terremoti in Nepal. Gli attacchi di Parigi a novembre 2015 sono stati la prima volta che abbiamo attivato lo strumento per una crisi diversa da un disastro naturale.

Sto bene.

Personalmente ricordo in modo cristallino il 13 novembre 2015 e le immagini dal Bataclan. L'ansia, la paura. Il sollievo dopo quel “sto bene”.
E se non fossimo connessi?
Probabilmente saremmo pervasi dall'angoscia, con attimi e notti ancora più buie di quanto certe situazioni, critiche appunto, non le rendano già. Se non fossimo connessi, avremmo potuto dire, non solo "non c'ero", ma anche "non lo sapevo" e, per questo, "il fatto non è mai esistito". Ed invece no.

La tecnologia restituisce quello che la memoria talvolta non può.

Se vuoi visitare virtualmente Auschwitz, la BBC ed un drone lo hanno reso possibile.
Fai un bel respiro, prenditi tre minuti e via.

Photo by Albert Laurence on Unsplash

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Monia Donati
Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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