Parità di genere e ricerca scientifica, la situazione in Italia

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

donne scienza
Photo by Julia Koblitz on Unsplash

Dal mondo STEM una bella notizia. La parità di genere nella ricerca scientifica è stata quasi raggiunta. Le donne devono ancora superare paletti davvero ardui, soprattutto per quello che riguarda l’accesso a posizioni più elevate nel settore. Ma la presenza femminile in un campo che spesso è predominato da uomini aumenta di anno in anno.
Un nuovo report ci svela dei dati che fanno ben sperare, per raggiungere finalmente un equilibrio che fino a pochissimo tempo fa sembrava un’utopia. Il contributo femminile nel mondo delle materie STEM può essere fondamentale. A patto di concedere a ragazze e donne le stesse opportunità, di studio, di crescita, di carriera, di realizzazione professionale.

Donne e scienza in Italia, una storia irta di ostacoli

I dati confortanti arrivato dal report “Gender in research” di Elsevier, famoso editore internazionale che ha all’attivo più di 3000 pubblicazioni in ogni ambito scientifico. In Italia nel settore della ricerca scientifica le donne hanno raggiunto un traguardo che si può definire epocale. La presenza di ricercatrici donne si attesta oggi al 44%. Quasi 5 ricercatori su 10 sono di sesso femminile.
Non si può ancora definire parità, ma il traguardo è molto vicino. E quello che più rende importante questa percentuale è il fatto che porta il nostro Paese tra i primi della media europea.

Lo studio si riferisce alla presenza femminile nell’ambito della ricerca scientifica di tutti i Paesi del vecchio continente e in 15 altri Paesi del mondo. L’Italia conquista il terzo gradino del podio, dietro solo a Portogallo e Spagna che raggiungono una percentuale del 48%, non troppo distante dalla nostra. Se consideriamo, poi, che la media dell’Unione Europea si attesta intorno al 39%, il risultato italiano è decisamente lodevole. Scienza, tecnologia, matematica, ingegneria, questi i settori dove la presenza femminile è in costante aumento.

La Francia è al 39%, la Danimarca 35%, Olanda 33%, Germania 32%. Bene l’Australia al 39,46% fuori dall’Europa. Malissimo il Giappone, fermo al 15,22%.

pay gender gap
Photo by Science in HD on Unsplash

Diminuisce il pay gender gap

Oltre alla presenza di ricercatrici di sesso femminile, bisogna tenere in considerazione un altro dato, quello dello stipendio. Per quello che concerne il pay gender gap tra uomini e donne a parità di ruolo, livello e competenze, esiste ancora un divario, che però si fa sempre più piccolo in ambito scientifico. Oggi la percentuale si attesta intorno al 7% per quello che riguarda la differenza tra il salario maschile e il salario femminile. Mentre la media europea è intorno al 15%, praticamente il doppio.

La strada è ancora lunga, come sottolinea lo stesso ente di ricerca, nonostante alcuni piccoli dati incoraggianti: «I nostri ultimi risultati indicano che le disparità continuano ad esistere, con una crescita più lenta degli articoli pubblicati dalle donne, numero maggiore di donne che lasciano la ricerca e aree di ricerca poco studiate. Questo rapporto evidenzia anche che le donne non partecipano a reti di collaborazione allo stesso livello maschile, con un potenziale impatto sulla loro carriera. In media, gli uomini hanno più coautori delle donne, con una tendenza a collaborare con quelli dello stesso sesso, dimostrando che anche su questo ambito c’è lavoro da fare per affrontare i problemi che tagliano la parità tra diversità e inclusione».

donne e scienza in italia
Photo by ThisisEngineering RAEng on Unsplash

Poche donne, però, ai vertici

Se da un lato siamo felici di leggere i dati che vedono una presenza sempre maggiore di donne in ambito scientifico e se siamo lieti di apprendere e che il pay gender gap si sta lentamente riducendo (sperando che il trend possa avvenire anche in altri ambiti lavorativi), quando si tratta di parlare di donne al comando la situazione, purtroppo, non è delle migliori.

Per quello che riguarda, infatti, le posizioni nei vertici di aziende e istituti di ricerca, la situazione è in stallo. Le donne rappresentano in questi casi solo il 20%. La media europea è comunque molto bassa, ma sono dati che fanno riflettere e che pongono le basi per una crescita che deve essere inclusiva e non più esclusiva e appannaggio solo di una parte. La scienza ha bisogno anche del contributo delle scienziate e incentivare gli studi tra le giovani generazioni deve essere una priorità, lottando ancora più duramente contro ogni discriminazione di genere.

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