L’intelligenza artificiale supererà l’intelligenza umana?

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiL’intelligenza artificiale o AI (Artificial Intelligence) è destinata a cambiare le nostre vite.
Questa tecnologia informatica di fatto andrà a rivoluzionare (e in parte già lo sta facendo) le modalità con cui ogni essere umano interagisce con la tecnologia. E come i device tecnologici interagiscono tra di loro.

L’intelligenza artificiale è frutto dell’ingegno e dell’intelletto umano, che in campo scientifico ha compiuto passi da gigante nella realizzazione di macchinari sempre più performanti, precisi, efficaci. Per migliorare la qualità della vita di ognuno di noi, semplificarla, risolvere problemi. A patto di saperla programmare, controllare e usare con intelligenza (e scusate il gioco di parole).
Il cinema ci ha abituato a scenari apocalittici e distopici che fanno venire la pelle d’oca. Ma quella è finzione.
E mentre l’intelligenza artificiale prepara la sua lenta, ma inesorabile rivoluzione, c’è chi si chiede se l’essere umano ha compiuto quel passo evolutivo necessario per riuscire a gestirla correttamente.

Cos’è l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è una disciplina che appartiene al campo dell’informatica, che consente di programmare e progettare sistemi hardware e software in grado di dare alle macchine caratteristiche che fino a poco tempo fa non appartenevano al mondo tecnologico, ma che sono tipiche degli esseri umani.
Di fatto si basa sulla Teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner, secondo cui esistono diverse forme di intelligenza umane che sono interdipendenti. L’intelligenza linguistica, logico-matematica, musicale, spazio-visiva, cinestetica, interpersonale, intrapersonale, naturalistica ed esistenziale: tutte forme dell’intelletto umano che nel caso dell’intelligenza artificiale vengono ereditate dalla macchina che le riproduce proprio come farebbe una persona.

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Foto di Franki Chamaki su Unsplash

L’AI non è un concetto nuovo, visto che se ne parla dagli anni Cinquanta. Con il passare del tempo, le ricerche tecnologiche hanno compiuto passi da giganti, portando le più grandi aziende a sviluppare i propri modelli. Oggi se ne parla sempre più spesso, non solo per presentare le ultime innovazioni, ma anche per porsi inevitabili domande etiche.
Quanto in là può spingersi l’essere umano con l’intelligenza artificiale per evitare che il suo controllo gli sfugga di mano?

Il futuro dell’intelligenza artificiale è già qui

Il giornale Guardian a settembre 2020 ha pubblicato il primo articolo scritto tramite intelligenza artificiale, sfruttando il Generative Pre-trained Transformer 3 (Gpt-3), linguaggio guidato da intelligenza artificiale che sfrutta il deep learning per scrivere testi analizzando tramite miliardi di parametri linguistici tutto il materiale che si può trovare online.

In seguito alla pubblicazione di quell’articolo, in molti si sono chiesti se la rivoluzione promessa dall’intelligenza artificiale sia già arrivata. E c’è chi è convinto che questa rivoluzione possa essere più impattante di tutte quelle che hanno cambiato nei secoli passati il volto all’umanità, come le rivoluzioni agricole, industriali e informatiche.
Ma c’è anche chi si chiede se l’essere umano sia pronto o meno a gestire questa rivoluzione. Perché nel caso non lo sia, potrebbero sorgere problemi non indifferenti.
A sottolinearlo è anche lo stesso amministratore delegato di OpenAI, azienda di San Francisco che ha creato il linguaggio usato dal Guardian.

Se gestita correttamente l’intelligenza artificiale può trasformare la produttività e la creatività umana, consentendoci di affrontare molte delle sfide più complesse del mondo, come i cambiamenti climatici e le pandemie. Ma gestita in modo sbagliato potrebbe finire per moltiplicare molti dei problemi che affrontiamo oggi.
(Sam Altman)

donna del futuro
Foto di Icons8 Team su Unsplash

Quali sono i rischi di una scorretta gestione dell’intelligenza artificiale?

Se da un lato conosciamo le grandi potenzialità dell’AI per lo sviluppo del futuro dell’umanità, dall’altro possiamo solo ipotizzare i danni che una gestione non etica di questi strumenti così avanzati potrebbero causare all’umanità stessa.
Tralasciando film catastrofici e apocalittici che propongono scenari disastrosi, gli esperti si stanno interrogando sui pericoli dell’intelligenza artificiale. E su come superare questi ostacoli prima che si manifestino. Già in passato c’è chi si è interrogato sui limiti di questa innovazione tecnologica. Per Elon Musk potrebbe essere più pericolosa delle armi nucleari. Dello stesso parere anche Bill Gates, che sottolinea quanto l’AI debba essere controllata per non finire fuori controllo. Mentre Stephen Hawking non ha usato mezzi termini: l’intelligenza artificiale porrà fine alla razza umana come la conosciamo.

Usata in modo non corretto, l’AI potrebbe creare ancora più disuguaglianze economiche nel mondo. Così come potrebbe essere la causa di un diffondersi di disinformazione a ogni livello. Potrebbero manifestarsi problemi di tipo etico, a partire dalla responsabilità delle azioni compiute dai sistemi di intelligenza artificiale: colpa delle macchine o di chi le ha progettate? E c’è anche chi teme che l’intelligenza artificiale possa essere una minaccia ai diritti umani fondamentali e alla democrazia stessa, nel caso in cui mancasse un’etica del suo utilizzo.

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