Vasco Rossi. Il valore artistico di un uomo che canta l’errore

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Ogni anno a Zocca è invasione.
Di chi?
Dei fan di Vasco Rossi, che sapendo della sua abitudine di trascorrere un mese di vacanze nel paese che gli ha dato i natali, affollano le vie della cittadina sperando di incontrarlo.
Lui non si sottrae.
E quest’anno è arrivato un 20-30% in più. Non un’emergenza, ma ci vuole un po’ di organizzazione, come suggerisce il sindaco.

Perché Vasco piace?

Ha iniziato come dj. Il suo primo album, distribuito solo in Emilia Romagna Ma cosa vuoi che sia una canzone. Il secondo, nel 1979, Non siamo mica gli americani! conteneva Albachiara, grandissimo successo, ancora cantato oggi.
E poi Anima fragile, Vita spericolata, Siamo solo noi, Ogni volta, Toffee, C’è chi dice no, Colpa d’Alfredo, Liberi Liberi, Vivere, Sally, Rewind, Eh…già, Come nelle favole, Guai, La nostra relazione.
Nel 2017, per celebrare i 40 anni di carriera ha portato al Modena Park un popolo di oltre 225.000 persone. Un evento che vanta il primato mondiale del concerto con il più alto numero di spettatori paganti.
Il numero 781º nella carriera di Vasco Rossi.
Vasco Rossi non ha filtri.
Con le sue canzoni racconta l’esperienza, la critica, il successo. Vasco Rossi parla degli errori, degli sbagli che si fanno. Ma canta lo sbaglio come elemento della vita e come opportunità di cambiamento.

Ogni volta che mi sbaglio
Ogni volta che sono sicuro.
(Ogni volta)

Ci sei solo te,
che non sbagli mai! E allora dimmelo te!
(Dimmelo te)

Noi siamo liberi liberi
liberi di sbagliare
liberi di ricominciare.
(i soliti)

 La verità non ha bisogno mai di scuse.
La verità è fatale, la verità è che tutti possono sbagliare
(La verità)


Vasco Rossi racconta la vita, sua e di quelli che vede e sente nel profondo, riuscendo ad ottenere polarizzazione, ma anche a trasmettere un senso di sicurezza e spiritualità.

Con le sue parole unisce trasversalmente il popolo italiano. È la nostra bandiera, uno dei pochi simboli apolitici, vicino agli animi sensibili ed irraggiungibile per chi ha altre aspettative. La sua innata timidezza e dolcezza, quello sguardo di partecipazione, con quel bias di chi ti mette a nudo e che al contempo ci trasmette fiducia.
L’animo di colui che si mette in discussione, che accetta le critiche e le trasforma per darci una prospettiva: sembra quasi volerci dire, se ce l’ho fatta io potete farcela tutti.
Ma è chiaro che non è così, tuttavia l’illusione del momento è l’adrenalina per un nuovo inizio.

Ci fa sentire parte di una comune esistenza, ci offre lo spazio dell’immaginazione partendo da storie concrete. Vibra le nostre corde, ci conforta per i nostri errori, allarga a dismisura, quantomeno per un momento, il nostro piccolo, e spesso misero, spazio di appartenenza.
Attraversa le generazioni, ci commuove, entra nella nostra sfera emotiva e sentimentale e libera la nostra creatività in ambito prospettico senza riguardi per il passato. Quella sana follia non sempre subalterna all’equilibrio della vita.
Una base per ripartire, una rigenerazione, la commozione che diventa azione.

È il poeta della semplicità che tanto è difficile da cogliere quanto è naturalmente facile da amare.
Grazie Vasco.

 

Aggiornamento del  26 luglio 2019

Sul suo profilo Facebook ed Instagram Vasco Rossi pubblica un post in cui avvisa che “uscirà in autunno “La mia ultima canzone È il riassunto della mia vita, una sintesi. Anche una confessione (forse dovrei citare, con le dovute proporzioni, le Confessioni di Jean-Jacques Rousseau o di sant’Agostino per intenderci). E un decalogo. Quello che mi ha sempre guidato fin qui. Insomma una canzone definitiva. Il mio popolo la apprezzerà molto. E dopo chi vivrà vedrà“.

Nel messaggio simile su Facebook ricorda anche la malattia del 2011 che chiama “grande morte” e di come abbia passato tutti gli anni precedenti a quella data a dedicarsi esclusivamente alle canzoni ed alla musica, in modo totalizzante, dimenticandosi e non accorgendosi del resto che aveva intorno: “nel 1982, quando l’Italia vinse i Mondiali, io neppure sapevo che ci fossero. Ricordo che mi trovavo nel piazzale di una concessionaria di Bologna, meravigliato di non vede- re nessuno in giro“. 
Parla del suo sentirsi a disposizione “non ho mai pensato a me se non come a uno strumento per creare comunicare, provocare e condividere rabbie e frustrazioni“. E degli errori: “ho sbagliato e ho imparato dai miei errori, sono caduto e mi sono rialzato“.

La prossima canzone, che potrebbe essere davvero l’ultima, è il riassunto della sua vita “una SINTESI“.

 

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