Sfumature di donne. Raccontare le loro storie per superare pregiudizi e stereotipi

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Sfumature di donne. Storie di figure femminili che hanno fatto la storia, ma che spesso sono dimenticate.
Nonostante le loro scoperte e le loro invenzioni siano ancora oggi utili per tutta l’umanità.
Ricordarle, e non solo in occasione della Festa della donna, è fondamentale.
Perché ancora troppi stereotipi ruotano intorno alle donne nella scienza e, in generale, in tutte le materie scientifiche. Perché già a 3 anni le bambine credono di non poter mai essere all’altezza dei coetanei di sesso maschile nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).
La colpa non è loro. È di chi fa credere loro di non essere in grado di perseguire i propri sogni. Imprigionandole in ruoli e professioni che non sempre corrispondono alle loro capacità, alle loro aspettative, ai loro veri talenti.

Festa della donna

Photo by Houcine Ncib on Unsplash

8 marzo, Festa della donna. Un giorno da non sprecare.

L’8 marzo si celebra la Festa della donna. Una giornata internazionale che non andrebbe sprecata. E che andrebbe replicata ogni giorno dell’anno. Perché ogni giorno dovremmo parlare dei diritti calpestati, delle violenze subite, degli abusi sopportati, delle opportunità negate solo perché sulla culla c’era un fiocco rosa e non un fiocco azzurro.
Gli stereotipi di genere iniziano già con il primo pianto, praticamente. E crescono esponenzialmente negli anni successivi, fino ad arrivare a frenare le bambine e le ragazze nella scelta del loro futuro professionale. Perché già a 3 anni cominciano a perdere fiducia nelle loro capacità. In particolare in ambito scientifico. Anche se ci sono grandissime donne che hanno compiuto progressi inimmaginabili in ogni campo. Chi se le ricorda?

Sono tante le storie di donne incredibili e straordinarie che andrebbero raccontate. E non solo in occasione della Festa della donna. Come ci racconta l’attrice italiana Sara D’Amario, che a teatro ha portato “Sfumature di donne di scienza” (per la regia di Francois-Xavier Frantz), un vero e proprio viaggio nel tempo per conoscere le vite di venti scienziate che hanno cambiato il mondo della matematica, dell’astronomia, della fisica, della chimica, dell’informatica, della filosofia. Le prime donne laureate, le grandi inventrici, le donne premio Nobel.

In Sfumature di donne di scienza si racconta la storia di tante donne della scienza spesso dimenticate. Si parla tanto dei grandi scienziati che hanno fatto la storia. Ma non delle grandi scienziate che hanno fatto scoperte incredibili, utili per tutta l’umanità.

astronauta

Foto di WikiImages da Pixabay

Cosa vuol dire oggi portare in scena le loro storie?

In Sfumature di donne di scienza portiamo in scena storie di donne del passato e del presente. Io parto dal quarto secolo avanti Cristo e arrivo al Nobel del 2019. Parlo di donne che hanno fatto la storia della scienza, faccio un excursus andando a portare fuori dall’ombra una serie di donne, di scienziate che hanno inventato cose che usiamo ancora oggi.
Oggi ad esempio un po’ si parla di Hedy Lamarr, attrice di Hollywood famosissima che arrivava dall’Austria dove aveva compiuto studi di ingegneria. È stata lei a porre le basi per la tecnologia wireless.
Nello spettacolo parlo di Ipazia (matematica, astronoma e filosofa greca vissuta nel 300-400 d.C., considerata una “martire della libertà di pensiero” ndr), di grandi matematiche, di chimiche. L’idea è portare queste donne fuori dall’ombra e far capire a tutte le ragazze che non bisogna abbandonarsi al pregiudizio.
A un certo punto racconto che ci sono stati quasi 1300 anni in cui alle ragazze non era consentito studiare.

Recuperare 1300 anni non è una passeggiata. Ma ce l’hanno fatta.

Oggi il pregiudizio è ancora molto forte. Per quanto a livello internazionale ci siano team anche molto grandi in cui si fa caso al genere degli scienziati, poi nelle realtà più piccole si pensa ancora che le donne siano meno dotate per le materie scientifiche, in particolare per le scienze dure. Cosa che non è affatto vera. Io cito infatti un grande matematico francese che riprese la citazione di un filosofo che dice “L’intelligenza non ha sesso“. E questo è un po’ lo slogan dello spettacolo.
Spesso questo pregiudizio non vive solo nelle menti degli uomini. Purtroppo è condiviso da molte ragazze, che sono spinte a credere di essere più portate per le materie umanistiche. Poi ovvio che c’è chi lo è, siamo tutti diversi e non siamo tutti dotati per tutto, per fortuna. Con Francois-Xavier Frantz abbiamo studiato molte statistiche e abbiamo notato un’inversione di tendenza, con le facoltà scientifiche che sono di nuovo disertate dalle ragazze. E soprattutto in ambito informatico chi sceglie questo tipo di studio, poi in ambito lavorativo per diversi motivi abbandona la strada per cui si erano preparate.

donne scienza

Photo by JodyHongFilms on Unsplash

C’è una storia tra quelle che porti in scena che ti sta più a cuore?

Per scrivere questo spettacolo ho studiato più di 200 storie di scienziate. Poi ne racconto una ventina. Le amo tutte. Forse la storia di Marie-Sophie Germain, matematica francese nata alla fine del 1700 a Parigi è una delle mie preferite (è famosa per i contributi alla teoria dei numeri e all’elasticità, icona del femminismo per aver combattuto pregiudizi sociali e culturali ndr). O Katherine Johnson, che qualcuno conosce per il film Il diritto di contare: lei era una matematica di colore che ha partecipato a tutte le prime missioni spaziali della Nasa. È morta a 101 anni pochi giorni fa.
Sono tutte storie molto belle. Sia per quello che hanno fatto sia per quello che hanno vissuto. La scelta che abbiamo fatto non è di parlare male degli uomini, perché non ci interessava. Però citiamo alcuni casi in cui per alcune scoperte fatte dalle donne sono stati premiati degli uomini. Però parliamo anche di tanti papà, fratelli, mariti, amanti, insegnanti che hanno capito queste donne e le hanno sostenute andando contro le regole del loro tempo, permettendo loro di studiare. Pochi sanno che la prima laureata è una donna italiana nel 1678 (Elena Lucrezia Cornaro Piscopia ndr).

Tutte le storie sono raccontate in modo leggero. Senza togliere nulla alla serietà dell’argomento. L’obiettivo era quello di attirare il più possibile gli spettatori. Dopo 27 anni di questo mestiere, abbiamo capito che se fai passare i concetti più delicati, più fastidiosi e più seri attraverso la commedia è più facile che vengano recepiti.

Cosa possono fare le donne per combattere stereotipi nella scienza e non solo?

Nel nostro piccolo quello che cerchiamo di fare raccontando le storie di queste donne del passato e del presente è quello di scardinare questo pregiudizio. A questo aspetto noi teniamo molto: far capire che la differenza tra gli uomini e le donne non deve essere un motivo di scontro, di rivalità, di guerre, di violenza, ma che è un valore aggiunto. E quando ce ne renderemo tutti conto saremo una potenza.
Le donne, secondo me, devono cercare di imporsi e non imitare gli uomini. Imitare gli uomini, abbandonare la nostra forza non è la strada. Siamo diversi, per fortuna. Mantenere la propria femminilità, il proprio intuito, le proprie capacità che sono singolari, differenti, una forza in più che aiutano le donne a combattere i muri di pregiudizio quando se li trovano di fronte. Con tutte le armi che hanno a disposizione.

Ormai nel 2020 non si può più sentire parlare di pregiudizi. La parità dovrebbe essere una cosa talmente acquisita non tanto dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista intellettuale, che non dovrebbe più essere necessario parlarne.
Però quando incontriamo le scuole con lo spettacolo, a cui proponiamo dopo un dibattito, i ragazzi si aprono tantissimo. E con le nuove generazioni che si deve lavorare. Gli artisti hanno il dovere anche di essere impegnati civilmente. E questa per noi è una delle espressioni del nostro impegno civile attraverso l’arte.

Sara D'Amario

Sara D’Amario – Sfumature di donne di scienza

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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