Sanremo 2020, il monologo sulla violenza di genere fa paura

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

La presenza di Rula Jebreal al Festival di Sanremo 2020 fa discutere. Anche se la direzione artistica ha messo le cose in chiaro. La giornalista terrà un monologo sulla violenza di genere.
Ma c’è ancora chi ha paura di lei. Di una “bella donna”, come la definisce Giorgia Meloni, che salirà sul palco dell’Ariston per tenere un discorso impegnato su un tema del quale non si parla mai abbastanza.

Perché dovremmo avere paura di una donna intelligente che parla in prima serata, in un programma nazional popolare come il Festival di Sanremo, di violenza sulle donne? Quale dovrebbe essere il contraddittorio richiesto su un tema che dovrebbe far parte del palinsesto giornaliero di ogni canale televisivo per dire basta a violenze e femminicidi, per sensibilizzare, per creare una cultura del rispetto reciproco?

violenza di genere

Photo by Noah Buscher on Unsplash

La violenza sulle donne, in tv relegata al 25 novembre.

Quando si parla della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. O nella sezione di cronaca nera quando, purtroppo, assistiamo all’ennesimo femminicidio. E ancora, nei talk show di dubbio gusto dove l’argomento si tratta male e solo per fare audience, creare la lacrima facile e non informare, aiutare, sensibilizzare.
Non è la prima volta che la violenza di genere approda al Festival di Sanremo. Nel 2013 Luciana Littizzetto ha portato il tema sul palco dell’Ariston. Dopo 7 anni l’argomento torna protagonista. Con Rula Jebreal, contestata e al centro di polemiche. Che riguardano il suo pensiero politico. O il suo pensiero e basta, come dimostrato dall’ultima uscita di una leader politica italiana. Una donna contro un’altra donna.

Non è l’arena di Massimo Giletti, Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, sul caso afferma: “Dipende cosa va a fare Rula Jebreal, va inserito nel contesto del Festival. Se Rula Jebreal, che è una donna bellissima, va a presentare, io non ho nulla da dire”. Come se una donna bellissima potesse solo apparire. Non parlare, approfondire, avere argomentazioni su un tema importante come la violenza di genere.
Cosa diversa è se la Jebreal, che è una persona politicamente impegnata, a spese dei contribuenti e super pagata, va a fare un monologo senza contraddittorio di mezz’ora dentro al Festival. Quello non è il contesto”. Come se ci potesse essere un contraddittorio sulla violenza di genere. Chi dovrebbero chiamare per un contraddittorio, “un violento misogino munito di mazza da baseball” (cit. Iacopo Melio)?

Chi è Rula Jebreal. E perché tutti hanno paura di lei.

Rula Jebreal è una giornalista e scrittrice palestinese con cittadinanza israeliana e italiana, nata il 24 aprile 1973.
È nata in Israele, a Haifa. Il padre è un commerciante di Gerusalemme Est nato in Nigeria, guardiano della moschea al-Aqsa. La madre era una donna palestinese, morta suicida quando lei aveva 5 anni. Ha vissuto dal 1978 al 1991 con la sorella Rula in un collegio orfanotrofio.
Diplomata in fisioterapia all’Università di Bologna, ha iniziato la carriera giornalistica in Italia nel 1997 con Il Resto del Carlino, Il Giorno e la Nazione, parlando di cronaca e temi sociali. Due anni dopo il passaggio alla politica estera e alle questioni mediorientali.
Dal 2003 si occupa della rassegna stampa su LA7 dei quotidiani arabi, collaborando anche con il Messaggero. Ha anche condotto sulla stessa emittente l’edizione notturna del Tg.
Per l’emittente ha lavorato anche con Omnibus e Omnibus Estate. Ha lavorato anche con Michele Santoro in Annozero e con Michele Cucuzza su Rai 1 in “Mission – Il mondo che il mondo non vuole vedere”.
Ha pubblicato due romanzi: La strada dei fiori di Miral (da cui è stato tratto il film Miral) e La sposa di Assuan. E un saggio: Divieto di soggiorno, interviste di immigrati in Italia.
Parla arabo, ebraico, inglese, italiano.

È mamma di Miral, una bambina nata dalla relazione con Davide Rivalta, artista.

parlare al microfono

Photo by BRUNO CERVERA on Unsplash

Zittire le donne, svilirne il pensiero, non parlare.

Sembra questo il pensiero comune che accompagna la scelta di parlare di violenza sulle donne a Sanremo 2020. E di far parlare una donna. Come se le donne dovessero solo apparire. Non avessero il diritto al pensiero.
Annichilirle, non considerarle in grado di avere delle argomentazioni su un tema che le riguarda in prima persona. E di cui spesso si occupano solo gli uomini.

Parole che fanno male per chi ogni giorno si occupa di aiutare queste donne. Aiutarle a uscire da storie di violenza. E anche a denunciare. Perché le donne, proprio per questa cultura dell’omertà e del “non parlarne”, sono restie a denunciare aggressori, stalker, compagni e padri violenti. Donne che

spesso sono isolate nella società, senza lavoro e quindi senza mezzi economici. Perché il problema è per lo più culturale. C’è una diffusa cultura del machismo e quindi le donne si trovano isolate, sole, e si vergognano. molte di loro vivono una situazione psicologica o anche materiale di sudditanza dal compagno, marito, fidanzato, non hanno i mezzi economici. Se poi ci sono bambini, questo aggrava la situazione, perché ancora c’è lo stigma sociale“.
(Letizia Magnani)

È un problema culturale.

Come sottolineato dalla giornalista e scrittrice italiana Letizia Magnani, che collabora con molte associazioni che tendono una mano alle donne. Come Linea Rosa.

Anni fa ho subito un’aggressione, per la strada. Stavo tornando a casa, vivevo a Siena allora, e uno sconosciuto mi ha aggredita per la strada. È un evento che ti cambia la vita. Da subito mi sono avvicinata a Linea Rosa, non per chiedere aiuto, ma per darne. Volevo poter aiutare altre donne. Il mio aiuto non è materiale e nel quotidiano, lo porto con il mio lavoro, mettendomi a disposizione dell’associazione raccontano la mia storia e quella di altre donne, moderando dibattiti, intervenendo, lavorando ogni giorno sul tema, con serietà e attenzione“.

violenza sulle donne

Photo by Sydney Sims on Unsplash

Perché parlare è fondamentale per aiutare. Ma la cultura e la società italiana sembrano non essere pronte a tutto ciò. E ben vengano interventi come quelli di Sanremo o l’instancabile lavoro di giornaliste come Letizia, perché ognuno di noi può fare qualcosa:

Io sono giornalista e quello che posso fare è raccontare storie, ma anche analizzare i fatti e i fenomeni. Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa per mano di un uomo in quanto donna. Per prima cosa occorre denunciare il fenomeno. Usare le parole giuste per farlo. Per questo ritengo che sia utile parlare di femminicidio e di violenza di genere. Occorre informare le donne che possono essere aiutate e che non sono sole. Bisogna lavorare con gli uomini e con le donne perché in questo paese cambino la cultura. Il problema non è del singolo, ma della società“.

Sei fatta di donna, di Michele Pastrello

Le donne dovrebbero unirsi su questa tematica. Perché è nell’unione e non nella frammentazione che il mondo può essere corretto“.
(Michele Pastrello)

Altro dall’autore:

About Author

Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Cattelan torna in diretta su Sky: "Inter? Scordata" - Tuttosport-Morta Susanna Vianello, voce di Radio Italia e amica di Fiorello - Corriere della Sera-Coronavirus, “Boris Johnson non è attaccato al ventilatore polmonare” - Il Fatto Quotidiano-Coronavirus: accordo Abi-Anci-Upi, sospensione mutui Comuni-Province - Agenzia ANSA-Coronavirus, Gallera: "Dati confortanti anche a Milano, ma dobbiamo continuare a essere rigorosi" - Rai News-Mercato Inter: addio a Lautaro e Icardi per il sogno Messi - Virgilio Sport-Coronavirus, da Facebook mappe contagio - Agenzia ANSA-Le bare e i militari per strada: così si combatte il coronavirus in Friuli-Venezia Giulia - ilGiornale.it-Astronomia - STASERA LA SUPER LUNA ROSA, la più BELLA DELL'ANNO. Come vederla (in quarantena) - 3bmeteo-Mattarella: "Coronavirus pandemia terribile, basta agli egoismi nazionali" - la Repubblica
Top