Stop alla movida. Il Tar pone fine al divertimento estivo senza regole

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Discoteche aperte, discoteche chiuse. Fino a Ferragosto la movida estiva è andata avanti praticamente senza controlli. Tra video e foto che facevano gridare allo scandalo, in un momento in cui non si può certo abbassare la guardia.

Dal 17 agosto tutto fermo. Discoteche, locali da ballo e altri locali dove si fa la musica hanno spento tutto. La salute viene prima del divertimento. Il Tar dà ragione al governo Conte. Mentre il settore promette battaglia.

discoteche chiuse

Photo by Ardian Lumi on Unsplash

Discoteche chiuse per ordine del governo.

Il governo Conte non aveva previsto la riapertura delle discoteche in Italia. Ma aveva demandato la decisione a ogni singola Regione, in base ai dati epidemiologici a disposizione. Alcuni governatori avevano scelto di riaprire le porte dei locali dedicati al ballo e alla movida. Chiedendo ai gestori di seguire le linee guida e i protocolli previsti. Niente assembramenti, obbligo di mascherina dove non era possibile mantenere il distanziamento, igiene delle mani, servizio solo ai tavoli e non al bancone e altre norme di buon comportamento. Norme che nella maggior parte dei casi non sono state rispettate, come dimostrano immagini e video di folle oceaniche di fronte alla console dei dj più in voga.
Il 16 agosto il Ministero della Salute ha disposto la chiusura di tutti i locali da ballo. L’ordinanza firmata dal ministro Speranza sarà valida fino al 7 settembre. Non si può ballare non solo nelle discoteche e nei locali da ballo, ma anche nei lidi, negli stabilimenti, nelle spiagge libere e attrezzate, negli alberghi. Nei luoghi a rischio di assembramento mascherina dalle 18 alle 6, anche all’aperto. E saranno previsti indennizzi agli operatori penalizzati dal provvedimento. Che però non ci stanno.

Il Tar dà ragione al governo.

Il sindacato dei gestori delle discoteche hanno presentato ricorso al Tar, per poter riaprire. L’estate non è ancora finita e per loro i danni economici potrebbero essere ingenti. Il sindacato Silb-Fipe-Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo il giorno dopo l’ordinanza del Ministero della Salute ha chiesto ai giudici di rivedere la decisione presa dall’esecutivo. Senza ottenere però la risposta sperata.
Il presidente della terza sezione Quater del Tar del Lazio con decreto monocratico ha dato ragione al Ministero della Salute e al governo Conte. Respingendo la richiesta di sospensione cautelare urgente del sindacato. Il 9 settembre si terrà in camera di consiglio l’udienza per la valutazione collegiale del ricordo.
Il Tar del Lazio sottolinea che l’interesse pubblico alla salute deve prevalere su ogni altra considerazione. Dal momento che l’epidemia da Coronavirus è ancora in atto. E i casi in crescita.

L’ordinanza presidenziale aggiunge che è “comune volontà della Conferenza dei presidenti delle regioni e del Ministero dello sviluppo economico di aprire con immediatezza un tavolo di confronto con le Associazioni di categoria, al fine di individuare gli interventi economici di sostegno nazionali al settore“.

I gestori dei locali promettono battaglia.

Il Silb, dal canto suo, sostiene che le discoteche siano diventate il capro espiatorio. Queste le parole del presidente del sindacato, Maurizio Pasca:

Hanno colpito noi, quando la movida è ovunque. Si guardi che succede negli stabilimenti balneari e sulle spiagge, è evidente che il problema non sono i locali da ballo.

E il timore è che ora possa esplodere un altro fenomeno altrettanto pericoloso. Quello dell’abusivismo. Mentre c’è chi promette di compiere atti di disobbedienza.
Daniela Santanché si mostra mentre balla al Twiga, il bagno discoteca di Forte dei Marmi che la donna politica gestisce. E che non ha intenzione di chiudere. Appellandosi al diritto di poter ballare e parlando di una limitazione delle libertà personali.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche altri personaggi famosi come Flavio Briatore, che parla di pretesto, di un capro espiatorio. 

E i dj si dividono.

Tra chi sostiene che sia giusto e chi sostiene che sia sbagliato. E in mezzo chi dice che si poteva pensare prima a una soluzione.
Gabry Ponte fa un mea culpa della categoria che “se lo merita”, perché non sono state rispettate le regole e nessuno ha usato il buon senso. E le colpe sono di tutti, gestori e clienti.

Elettra Lamborghini e Gigi D’Agostino, invece, avevano già deciso di annullare concerti e dj set, visto l’impennata dei casi. Linus, invece, si chiede se prima il governo fosse ubriaco e non si rendesse conto.

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E così, da oggi, quando peraltro non conta quasi più niente, le discoteche torneranno a restare chiuse. Ho dovuto mordermi la lingua in queste settimane per evitare di infilarmi in polemiche di cui proprio faccio volentieri a meno, ma adesso che è stata presa la decisione posso chiedermi…ma quale imbecille di politico, governatore, sindaco o questore poteva pensare che si potessero aprire e non avere assembramenti?!? I gestori delle discoteche non sono esattamente una categoria al di sopra di ogni sospetto, ma come puoi pensare che la gente in un locale non faccia quello per cui c’è andata, cioè stare insieme? Perché le avete fatte aprire, eravate ubriachi o interessati? A Ibiza, capitale delle discoteche europee, hanno avuto il coraggio di tenerle chiuse, qui ogni zona poteva decidere in funzione dei casi della regione. Perché nei locali al mare (gli unici aperti) si sa che ci vanno solo i ragazzi del posto, non i turisti. “I ragazzi hanno diritto di vivere”, dicono i paraculi. I ragazzi hanno migliaia di altri modi per divertirsi. Correndo qualche rischio, certo, perché è assurdo pensare di chiudersi in un bunker. Ma è stupido favorire i problemi. “Il settore è in crisi”. Certo, e ovviamente mi dispiace, ci ho passato buona parte della mia vita, ma a parte Amazon conoscete qualche attività che non abbia avuto problemi da questa situazione? Edit: nel cercare una foto d’accompagnamento ho beccato questa che invece è di prima del Covid, me ne scuso con Matteo, il bel ragazzo con le braccia alzate “in estasi mistica”!

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Bob Sinclair incalza. Impossibile il distanziamento sociale in discoteca. Meglio godersi l’attimo. Come se non fossimo in piena emergenza. Lui che a Gallipoli in “tempi non sospetti” aveva sollevato polemiche per la folla di persone ad ascoltarlo al Praja. Noncurante di ogni minima norma di distanziamento.

Infine, Joe T Vannelli, nel settore dal 1977, sottolinea che si doveva pensare prima a misure precauzionali. E ora bisogna pensare ad aiuti per il settore. Del resto i grandi concerti si sono fermati, perché non è stato fatto lo stesso per le discoteche, limitando davvero i numeri di ingresso e continuando a lavorare secondo le linee guida?

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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