Luoghi della cultura chiusi, gli artisti non mollano: l’arte chiede aiuto alla tv

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Anche musei e mostre chiudono i battenti. E non importa quale sarà il colore assegnato a ogni Regione. Dopo teatri e cinema, anche questi luoghi della cultura, gli ultimi avamposti sopravvissuti a virus e DPCM, crollano di fronte all’ultimo testo firmato da Giuseppe Conte con regole valide dal 5 novembre.

L’arte però non si arrende. E non si ferma. Chiedendo aiuto a un mezzo di comunicazione dove la cultura non gode di ottima salute. Ma che potrebbe salvarla. La televisione sarà in grado di raccogliere questo appello?

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Foto di un-mimo da Pixabay

I palinsesti accolgono la cultura orfana di luoghi dove esprimersi

Le televisioni italiane si mettono al servizio della cultura. Rai, Mediaset, Sky e La7 hanno già risposto all’appello del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, che aveva chiesto di riservare parte dei palinsesti a trasmissioni culturali, in un momento in cui i luoghi della cultura sono chiusi causa pandemia mondiale.

La televisione può esercitare la propria vocazione di fondamentale industria culturale del Paese, contribuendo a mantenere vivo il legame del pubblico con quello straordinario insieme di talenti e professionalità che incarna la musica, la prosa, l’opera, la danza, il cinema e molte altre forme espressive e creative.
(Dario Franceschini)

Rai ha dato la disponibilità ad avviare una programmazione dedicata sulle reti generaliste, su quelle generalizzate, come Rai5 e RaiPlay, e anche in radio.
Anche Mediaset proporrà una programmazione ad hoc, per fare il possibile per arricchire il palinsesto dei canali del gruppo.
Sky Italia, già molto forte in questo senso con Sky Arte e anche con diversi canali dedicati ai documentari, proporrà Sipario, una nuova produzione realizzata in collaborazione con l’Istituto Luce per portare il teatro in tv. Già in questi giorni era on air Indie jungle, per riprovare le emozioni dei live musicali, comodamente seduti sul divano di casa.
La7, invece, ha scelto di proporre specifiche iniziative editoriali.

Ringrazio Rai, Mediaset, Sky e LA7 per aver risposto positivamente al mio appello per rafforzare la presenza della cultura nei palinsesti televisivi. Nelle attuali, difficili circostanze serve sensibilità nei confronti del mondo della cultura e dello spettacolo: è un impegno doveroso per non spegnere la creatività e permettere al vasto pubblico di assistere a un concerto, a una rappresentazione teatrale, a un balletto o a una esibizione di danza contemporanea e di poter vedere i grandi film del nostro cinema.
(Dario Franceschini)

Gli aiuti promessi da Dario Franceschini

Dario Franceschini, Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, garantisce il sostegno a tutto il mondo della cultura.
A fine ottobre ha garantito altri 15 milioni di euro da destinare alle mostre d’arte cancellate, annullate o rinviate per l’emergenza sanitaria. Questi vanno ad aggiungersi agli stanziamenti previsti per sostenere i musei e ai 20 milioni allocati ad agosto per le perdite subite dagli organizzatori di mostre. Le risorse contenute nel “Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali”, istituito dal Decreto Rilancio, salgono a 35 milioni.
Il ministro annuncia poi altri 10 milioni di euro per le attività di spettacolo dal vivo, che si sommano a quelle stanziate con il decreto del 10 agosto per aiutare gli artisti. Questa volta il fondo raggiungerà anche i soggetti che non esistevano nel 2019 e che hanno iniziato il loro lavoro entro il 28 febbraio 2020.

Difendere la cultura in tv: la battaglia per non far chiudere Rai Storia

Il piccolo schermo, che sempre più spesso propone programmi di dubbio gusto e dal contenuto culturale pari a zero, potrebbe davvero fare la differenza. E tornare a essere il mezzo utile per diffondere non solo buona informazione, ma anche per parlare di cultura a un pubblico decisamente ampio. Com’era del resto agli albori della sua storia, con programmi come Non è mai troppo tardi che insegnava agli italiani non solo a parlare e scrivere correttamente, ma anche a sentirsi parte di una nazione. E a diffondere cultura per combattere l’analfabetismo, molto diffuso all’epoca.

La cultura non è mai sparita dalla tv. Ma non le viene dato oggi lo spazio che merita. Soprattutto in termini di fascia oraria e quindi di accessibilità. Il fenomeno Alberto Angela è solo la punta dell’iceberg di un settore che a fatica cerca di trovare il suo posto nel mondo televisivo, tra programmi trash e trasmissioni di dubbia utilità.
Emblematica in questo senso la strenua difesa dei telespettatori affezionati a un canale del Digitale Terrestre, quindi visibile a tutti, che rischiava di chiudere. Dopo una campagna su Change.org e la raccolta di firme, il CDA della Rai ha fatto marcia indietro. Salvando di fatto Rai Storia, un canale spesso sottovalutato e non adeguatamente pubblicizzato, ma che offre documentari e approfondimenti utili per conoscere il nostro passato e, di conseguenza, indagare il nostro presente.

Già in primavera avevamo visto quanto la tv poteva essere uno strumento forte per arrivare nelle case degli italiani e non far sentire soli i bambini orfani della scuola, con una programmazione ad hoc dedicata a ogni fascia d’età. Oggi è venuto il momento di riportare la cultura al centro dei palinsesti. E fare in modo che ci resti anche nel periodo post emergenza.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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