La cultura in Italia non paga. Viaggio in un’impresa dimenticata che andrebbe rilanciata

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L’Italia vive di cultura, l’Italia è cultura. Mentre tutto riparte, la cultura sembra rimanere il fanalino di coda.
La cultura è un’impresa spesso dimenticata. Come scuola e sanità oggetto di tagli che nel corso della storia l’hanno indebolita. L’Italia senza cultura è destinata a fallire.

Ogni impresa senza i dovuti finanziamenti e senza piani a lungo termine è destinata a soccombere nel mercato. E la cultura è un’impresa che avrebbe bisogno di un forte rilancio. Rilancio spesso promesso con belle parole che nei fatti, però, non si concretizzano. Lasciando gli operatori del settore a brancolare nel buio, quando invece la cultura potrebbe essere il volano della nostra economia.

cultura in Italia

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Italia post Coronavirus punta sulla cultura.

È stato Vittorio Colao, a capo della task force per il rilancio dell’Italia, a parlare di turismo, cultura e tecnologia come settori da cui ripartire in questa fase di post emergenza.
L’idea è quella di creare un piano quinquennale sul turismo, per una progettazione a lungo termine che possa riportare i turisti in Italia. Un piano da aggiornare ogni due anni.
L’Italia è il primo paese ricercato quando si pianifica una vacanza. Ma siamo quinti per numero di visitatori internazionali, dopo Francia, Spagna, USA, Cina.

Turismo e cultura devono rappresentare il brand del paese. Essere il biglietto da visita. Nel piano parla di attirare capitali privati, riformare modelli di gestione enti artistici e culturali, potenziare le competenze museali e le competenze di artigianato specialistico.
Gli esperti sottolineano che forse si sarebbe potuti andare più nello specifico, dando indicazioni precise per garantire alla cultura lo spazio che merita nell’economia nazionale.
Al momento solo parole. Che però hanno bisogno di diventare concrete il più velocemente possibile. Tramite confronto con gli addetti ai lavori interessati.

Torre di Pisa

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Il ruolo decisivo della cultura in Italia.

A parlare del ruolo centrale della cultura in Italia soprattutto in questa Fase 3 è Sylvain Bellenger, direttore del Museo e del Bosco di Capodimonte.

Storicamente tutti i momenti di crisi, quindi anche l’attuale emergenza sanitaria, portano alla luce forze e debolezze di una società. Noi abbiamo capito che la forza dell’Europa è l’identità culturale e l’Italia da questo punto di vista è all’avanguardia.

Senza la cultura nessun paese esiste. L’Italia ha una storia culturale ricca che deve preservare. E il nostro paese deve fare tutto quello che può per aiutare gli artisti, “innanzitutto, perché sono le figure in grado di esprimere il senso del nostro tempo, in secondo luogo perché sono i più esposti alla crisi economica. Nella categoria ‘artisti’ inserisco tutti quanti, non solo quelli delle arti visive ma pure attori di teatro, cinema e musicisti. Il futuro dipende da loro”.
Abbiamo bisogno di trasformare le difficoltà di questo momento in opportunità che non abbiamo saputo cogliere in passato. Si potrà uscire vincitori dalla crisi solo trasformando il momento di crisi in una una nuova identità cultura. E la politica deve capirlo.

chiavari

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Finanziamenti alla cultura in Europa.

Tra il 2017 e il 2018 nella zona UE, a eccezione del Regno Unito, sono stati spesi 200 milioni di euro in più per i servizi alla cultura.
A fine 2018 la spesa per cinema, mostre, esposizioni, rassegne, visite, teatri è stata di 6.3 miliardi.
In termini assoluti, l’Italia è il terzo paese europeo per finanziamenti alla cultura, 854,6 milioni di euro. Prima di noi Germania (1,5 miliardi di euro) e Francia (1,3 miliardi di euro).
In termini percentuali, invece, l’Italia è quasi ultima, con lo 0,6% del Prodotto interno lordo. Insieme alla Germania, il bel paese è sotto la media europea dell’1% di Pil riservato al settore cultura.

L’Italia arriva da tagli importanti alla cultura. Perché la cultura non paga, come pensa qualcuno. Quando invece è un settore economico importante, anche per numero di lavoratori coinvolti.
Senza investimenti adeguati la cultura muore. E dove il pubblico non arriva, si chiede al privato di agire. Perché serve una nuova mentalità. E l’emergenza sanitaria ci dà l’opportunità di rivedere modelli e svecchiare idee che non rendono giustizia al bel paese.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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