Procida capitale italiana della cultura 2022. Sacco: «Viviamo in un’epoca nuova, i piccoli centri faranno la differenza»

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiLa città capitale della cultura italiana del 2022 è l’isola di Procida. Lo ha deciso questa mattina la giuria presieduta dal professor Stefano Baia Curioni e dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Procida ha superato anche la selezione finale che ha visto la partecipazione di altre nove città: Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra. Ventotto le candidature pervenute quest’anno al Mibact e, come previsto dal bando, la giuria composta da sette esperti nominati dal ministro Franceschini ha selezionato i dieci progetti considerati più rappresentativi e in linea con l’attribuzione di “Capitale della cultura italiana”.

Photo by Archana Reddy on Unsplash

Le motivazioni della scelta

È stato lo stesso ministro Franceschini, in video conferenza, a rendere note le motivazioni che hanno spinto la giuria a scegliere Procida, nel cui Comune rientra anche l’isola di Vivara. «Il progetto culturale presenta elementi di attrattività e qualità di livello eccellente. Il contesto di sostegni locali e regionali pubblici e privati è ben strutturato, la dimensione patrimoniale e paesaggistica del luogo è straordinaria, la dimensione laboratoriale, che comprende aspetti sociali e di diffusione tecnologica è dedicata alle isole tirreniche, ma è rilevante per tutte le realtà delle piccole isole mediterranee. Il progetto potrebbe determinare, grazie alla combinazione di questi fattori, un’autentica discontinuità nel territorio e rappresentare un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del paese. Il progetto è inoltre capace di trasmettere un messaggio poetico, una visione della cultura, che dalla piccola realtà dell’isola si estende come un augurio per tutti noi, al paese, nei mesi che ci attendono. La capitale italiana della cultura 2022 è Procida».

La presenza della vicina Napoli, del parco industriale di Bagnoli, dell’erigendo polo turistico di Pozzuoli e degli scavi archeologici di Ercolano e Pompei, rischiano però di trasformare la piccola isola (4 chilometri quadrati nei quali vivono poco più di 10 mila abitanti) in una succursale di tutte le iniziative che – per motivi logistici e di spazio – verranno organizzate a Napoli e dintorni.

L’Aquila: un progetto che andrà avanti

Il mancato riconoscimento ufficiale, insieme alla mancata erogazione del contributo di un milione di euro da parte del Mibact, non impedirà alle altre città di organizzare ugualmente le iniziative, o parte delle iniziative, proposte per il 2022. È il caso della città dell’Aquila, il capoluogo abruzzese che nel 2009 venne distrutto dal terremoto. Anche se la maggior parte dei cittadini vive ancora nelle cosiddette “new town”, il centro storico aquilano e il suo simbolo, la Cattedrale di Collemaggio, in via di totale restauro, già risplendono per la loro bellezza. Sia il sindaco, Pierluigi Biondi, che il direttore di progetto, professor Pier Luigi Sacco, dopo essersi complimentati con il sindaco di Procida Raimondo Ambrosino, hanno deciso di mettere a frutto le idee e le preziose partnership raccolte durante la fase di programmazione.

Il professor Pier Luigi Sacco

Sacco: non è più tempo di grandi eventi

A redigere il progetto “L’Aquila Capitale della Cultura Italiana 2020. La Cultura lascia il Segno“, è stato il team guidato dal professor Pier Luigi Sacco, professore ordinario di Economia della Cultura all’università IULM di Milano. Già direttore di progetto per la candidatura della città di Siena nel 2019, ha collaborato alla redazione dei progetti “Capitale della cultura europea” di sette città europee. Per il progetto dell’Aquila si è avvalso della collaborazione del professor Alessandro Crociata e di un team composto dalle migliori espressioni culturali della città. «L’Aquila ha tutte le carte in regola per continuare ad andare avanti», sostiene il professor Sacco. «In fondo un milione di euro non fa certo la differenza, e il titolo di Capitale della cultura rappresenta più un incoraggiamento. Portandoci in finale, il Mibact ha comunque dato il suo apprezzamento al nostro lavoro. Viviamo in una nuova epoca, non è più tempo di grandi eventi e in questo i centri minori si può dire che siano avvantaggiati. Tutta l’Italia, dopo la pandemia, dovrà fare quello che ha già fatto L’Aquila. Rialzarsi. E se per Procida è stata fatta una scelta coraggiosa, per noi si tratta di proseguire a coltivare le partnership nazionali già avviate, ad esempio con il MAXXI di Roma, e proseguire il lavoro con i giovani talenti».

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