Musica e Olocausto: 10 brani per non dimenticare

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Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa al comando del maresciallo Ivan Konev entrarono nella cittadina di Oswiecim, in Polonia, e liberarono i pochi superstiti rimasti nel campo di concentramento di Auschwitz (il nome tedesco di Oswiecim).
Il vicino campo di sterminio di Birkenau, dove si calcola vennero uccisi oltre un milione e 100 mila di prigionieri russi, polacchi, ebrei e zingari, era stato smantellato e distrutto pochi giorni prima dagli stessi nazisti in fuga.

Nel 2005 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite stabilì che il giorno della scoperta dell’orrore di quella che venne chiamata Shoah (olocausto, sterminio), venisse celebrato come Giorno della Memoria. Per commemorare le vittime del genocidio nazista e non dimenticare la barbarie dei lager.

Il treno per Auschwitz

Photo by Mateus Campos Felipe on Unsplash

A 75 anni da quella data, e a 15 anni dall’istituzione della ricorrenza internazionale, l’Accademia di Santa Cecilia ha ospitato il 16 gennaio scorso, nella Sala Sinopoli, il concerto-evento “Libero è il mio canto – la musica delle donne deportate”: grazie al lavoro del maestro Francesco Lotoro, che da trent’anni si occupa della raccolta e trascrizione delle musiche composte dalle internate della Seconda guerra mondiale, è stato possibile portare a conoscenza ninna nanne, melodie popolari, canzoni nostalgiche e di incitamento a resistere composte nei lager.
A Parma, capitale italiana della cultura 2020, il Teatro Regio ospita proprio il 27 gennaio l’Orchestra Femminile del Mediterraneo diretta da Antonella De Angelis, portando in scena “Ad Auschwitz c’era un’orchestra femminile”.

Campi di concentramento

Foto @Luigi Di Fonzo

La musica nei campi di concentramento.

Non è infatti un mistero che era tradizione dei campi di concentramento formare un’orchestra degli internati. Mentre le squadre di prigionieri si avviavano o rientravano dopo una dura giornata di lavoro, i musicisti dovevano intonare delle marce.
Questo avveniva anche ad Auschwitz, dove fin dal gennaio del 1941 i prigionieri rinchiusi nel Blocco 24 avevano cominciato ad eseguire delle prove, mentre la nota “orchestra delle ragazze” nacque nella primavera del 1943 su richiesta dei comandanti delle SS. La gran parte dei musicisti veniva scelto tra le donne, perché gli uomini venivano costretti ai lavori forzati: tra esse insegnanti di musica, componenti di orchestre, studentesse di conservatorio e anche qualche musicista nota nel paese di provenienza.
Oltre che ad accompagnare il passaggio dei deportati, le orchestre venivano impiegate per allietare le serate o le feste dei militari che lavoravano nel lager. In questo caso niente marce o musiche da ballo, ma solo la grande musica classica: quella di Mozart, Verdi, Puccini, Beethoven.

Giorno della memoria

Photo by Jean Carlo Emer on Unsplash

Shoah e musica, per non dimenticare.

Ricordare la Shoah attraverso la musica è stato anche un impegno di grandi musicisti contemporanei, e non solo classici.
Ecco in ordine cronologico dieci brani ispirati alla storia dell’Olocausto, le cui esecuzioni sono tutte ascoltabili attraverso il canale Youtube.

DEUTSCHE SINFONIE Op. 50 di Hanns Eisler (1935-1947)

Già nella ‎primavera del 1933, con Hitler appena insediato al potere, ci sono in piena attività in Germania almeno tre campi, chiamati di prigionia o di lavoro, di transito, di raggruppamento, a ‎Breitenau, Dachau e Oranienburg.
Vi finiscono innanzitutto dirigenti e ‎militanti comunisti e dell’opposizione rastrellati dalle SA dopo il rogo del Reichstag.
Eisler compone i primi movimenti della Deutsche Sinfonie, Op. 50 nell’immediatezza di ‎quegli eventi. Premiato alla XV edizione del Festival della Società ‎Internazionale per la Musica Contemporanea, gli promettono che i suoi componimenti saranno eseguiti ‎all’esposizione mondiale di Parigi del 1937. Invece no. Il regime nazista, premendo sul governo ‎francese, fa cancellare la performance. La Deutsche Sinfonie, Op. 50 viene eseguita per la prima ‎volta in studio nella sua interezza solo nel 1995 ad opera della Leipzig Gewandhaus Orchestra diretta da ‎Lothar Zagrosek.

IL PRIGIONIERO di Luigi Dallapiccola (1944-1948)

I primi progetti di lavoro ambientati nel mondo delle prigioni discendono dall’impressione suscitata nel compositore istriano dalla lettura, nel 1939, del racconto “La torture par l’esperance di Villiers de l’Isle-Adam”, che però si trasfigura in forza dagli eventi politici europei di quegli anni e, in particolare, dalla proclamazione delle leggi razziali.
A esse Dallapiccola oppone innanzitutto il ciclo di composizioni dei “Canti di prigionia”, tre preghiere di altrettanti reclusi illustri di canzoni ebraiche sulla Shoah, a cui abbina l’opera Il prigioniero per tentare di suscitare interrogativi sul valore della libertà dell’uomo. Prima rappresentazione a Firenze, Teatro Comunale, il 20 maggio 1950.

UN SOPRAVVISSUTO DI VARSAVIA di Arnold Schoenberg (1947)

Scritta nel 1947 dal fondatore della Scuola di Vienna proprio con l’intento di rievocare la persecuzione contro gli ebrei, “Un sopravvissuto di Varsavia” è una drammatica composizione per voce recitante, coro e orchestra. Si dice nell’atto 5: “Fu allora che udii il sergente che gridava: ‘Contateli!’. Cominciarono lentamente e in modo irregolare. Uno, due, tre, quattro – ‘Attenzione!’ il sergente urlò di nuovo, ‘Più svelti! Cominciate di nuovo da capo! Fra un minuto voglio sapere quanti devo mandare alla camera a gas!’” .

WHIT GOD ON OUR SIDE di Bob Dylan (1964)

Pubblicata nel 1964 come terza traccia nel suo album “The times they are a-changing“, Dylan la eseguì per la prima volta nell’aprile del 1963 durante un concerto nella Town Hall di New York, e dopo questa occasione la propose sempre più raramente durante i suoi concerti.
Nel testo viene descritta la visione umana di Dio, visto come potere superiore e salvifico, contro cui nessuno può opporsi. Avendo la provvidenza divina dalla propria parte, quindi inutile farsi domande sulla morale delle guerre e delle atrocità. Dylan menziona varie guerre e accadimenti storici degli Stati Uniti, come lo sterminio dei nativi americani, la guerra ispano-americana, la guerra civile statunitense, le due guerre mondiali e la guerra fredda.
In aggiunta a questi eventi, fa riferimento anche all’Olocausto e al tradimento di Gesù da parte di Giuda.

AUSCHWITZ di Francesco Guccini (1966-1967)

Auschwitz è un brano musicale scritto da Francesco Guccini, ma accreditato a Lunero e Maurizio Vandelli in quanto l’autore non era iscritto alla Siae. La canzone uscì come singolo nel settembre del 1966 nel singolo Bang bang/Auschwitz dell’Equipe 84. L’anno successivo la canzone fu registrata da Francesco Guccini e inserita nella raccolta Folk Beat n. 1 con il titolo La canzone del bambino nel vento (Auschwitz).
Guccini aveva avuto l’ispirazione per affrontare il tema dell’Olocausto a seguito della lettura del saggio di Edward Russell Il flagello della svastica e dal romanzo autobiografico di Vincenzo Pappalettera Tu passerai per il camino, dove aveva raccontato le sue memorie sulla sua permanenza nel campo di concentramento di Mathausen.

THE STORY OF ISAAC di Leonard Cohen (1969)

La storia biblica di Isacco può ritenersi la canzone perfetta per spiegare la follia del genocidio ebreo. L’episodio è riportato nel Libro della Genesi ed è conosciuto da tutti: Isacco è destinato a morire per un volere divino a cui suo padre Abramo decide di sottostare. Ora, dimenticandosi per un attimo del provvidenziale intervento dell’angelo che fermò la mano di Abramo, basti soffermarsi a quanto passivo e pio sia il gesto di un uomo che, pur di rispettare uno schema, decide di uccidere suo figlio. Lo stesso schema, che non parte da un Dio ma da un’ideologia, che portò allo sterminio di milioni di persone.

ANGEL OF DEATH degli Slayer (1986)

Protagonista del brano del gruppo trash metal statunitense è l’Angelo della morte Josef Mengele, il medico e criminale di guerra tedesco che si macchiò di atroci delitti nel contesto della Shoah. Operazioni senza anestesia, cambiamenti di sesso, iniezioni di germi o qualsiasi altro esperimento su pazienti-cavie era parte del suo modus operandi.

DIFFERENT TRAINS di Steve Reich (1988)

Reich, considerato uno dei padri della musica minimale, è nato nel 1936 a New York da padre di fede ebraica. Mentre in Europa ‎divampano guerre ed Olocausto, lui è costretto a frequenti viaggi in treno tra New York e Los Angeles a ‎causa del divorzio dei suoi genitori. Molti anni dopo, Reich conduce una riflessione sul fatto che i viaggi in treno della sua infanzia, per quanto da incubo nella sua memoria, erano nulla in confronto delle tratte verso i campi di concentramento e sterminio su cui erano stipati tanti bambini come lui, ebrei d’Europa.

NO LOVE LOST dei Joy Division (1988)

Il brano della band britannica capitanata da Ian Curtis descrive perfettamente, attraverso l’ispirazione al romanzo La casa delle bambole (di cui cita anche qualche passo) di Yahiel De Nur, la realtà dei campi di concentramento attraverso una sua parte fondamentale: i Joy Divisions. In effetti, il nome della band è la traduzione del termine tedesco Freudenabteilung, ovvero si tratta dei bordelli presenti all’interno dei campi di concentramento.

TRAIN DE VIE di Goran Bregovic (1988)

Colonna sonora dell’omonimo film del regista romeno Radu Mihaileanu. Ambientato nel 1941, il film racconta l’iniziativa degli abitanti di uno shetl romeno che, per evitare la deportazione, allestiscono un finto convoglio ferroviario su cui alcuni si travestono da soldati tedeschi, nel folle tentativo di raggiungere il confine con l’Unione Sovietica e di lì proseguire per la Palestina ed Eretz/Israel, la terra promessa. Ci riescono, dopo tragicomiche peripezie tra cui l’incontro con un gruppo di gitani che, a bordo di autocarri, hanno avuto la stessa idea.

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About Author

Luigi Di Fonzo

Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.


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