Sartoria Gallo: insegnare un mestiere antico non passa mai di moda

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L’appuntamento è per un freddo pomeriggio romano.
Un grosso portone, un saluto di benvenuto e sullo sfondo lui, che infila le maniche nella giacca, con la mano destra sistema la spalla e si mira allo specchio per controllare che sia tutto in ordine.
Neanche se fosse stato preparato l'ingresso nel mondo della sartoria di Luigi Gallo poteva essere più immersivo.
Stoffe, vecchie foto, manichini. Anni di storia raccontati da ago e filo. Ma anche progettualità e voglia di consegnare un mestiere del passato, a mani sapienti e appassionate del futuro, con una scuola, unica in Italia, che insegna questa arte.
Luigi Gallo è un uomo che parla di stile, eleganza, di somigliare solo a se stessi.
Vestire bene significa anche questo, esprimere il proprio tempo.

 

Signor Gallo, cosa vuol dire vestire bene?

Significa sentirsi bene con quello che si indossa.
Un avvocato mi ha detto: “se ho un impegno importante, metto il suo abito”.

Nell’epoca della Logomania e delle griffe, in un panorama standardizzato, ha ancora senso il vestito su misura?

Lo confermo, oggi solo il 5% veste in sartoria. Non c’è la cultura.
Da piccoli eravamo educati a vestirci bene. Solo i nobili non hanno mai perso la cultura della sartoria, mantenendo il loro personalissimo modo di vestire di sempre. Per non appartenere ad una fascia di società per cui la firma era importante. Loro, dettavano lo stile.

Chi sono i suoi clienti oggi?

Professionisti, politici, la nobiltà. Solo per citare qualche nome: Andrew Cuomo, attuale governatore dello stato di New York, allora accompagnato dalla ex-consorte Kerry Kennedy, I'ex presidente del Consiglio Emilio Colombo. l’onorevole Italo Tanoni, l’ex-ministro Guido Viceconte. il principe Serje di Jugoslavia, i principi Pignatelli, il principe Boncompagni. Il principe Carlo di Borbone delle due Sicilie è un affezionato cliente.
Ho vestito il cinema e la tv: Pierre Mondy, che interpretava il commissario Cordier, Giancarlo Giannini, Alberto Castagna, Vittorio Mezzogiorno, Sergio Castellitto, Kabir Bedi, Stefano Accorsi. Ho vestito Michele Placido, Omero Antonutti, Fabrizio Bentivoglio in “un eroe borghese”.
Un giorno la costumista con cui collaboravo fece un film con il produttore Pietro Valsecchi, per la regia di Marco Bellocchio. La costumista voleva portare il regista in sartoria, ma non riusciva mai nell’impresa. Una mattina finalmente passarono: alle 9.30 per un giro veloce. Ma tra bozzetti, stoffe, modelli, rimasero fino a pranzo.
Mi piaceva lo stile aristocratico dei divi americani, Gregory Peck in vacanze romane ad esempio. Ho indirizzato il mio lavoro su quello stile.

Ci racconti la sua storia.

Sto scrivendo la mia autobiografia. Provengo da Roccanova a Potenza, in Basilicata.
Mio zio sarto, si chiamava Luigi. Forse mia mamma se lo sentiva.
A 11 anni ho iniziato l’apprendistato sartoriale sotto l’ala del sarto del paese con il quale sono poi venuto a Roma, proprio come le sorelle Fontana, che erano sartine.
Ho fatto i pantaloni dei contadini, vedendo la felicità negli occhi dei cliente quando venivano a prendere il pantalone nuovo. Ho finito di formarmi con lo staff della sartoria di Domenico Caraceni. Nel durante anche una pausa per il servizio militare. In effetti, però, non è stata una vera pausa. Pesavo 50 kg e mi diedero una divisa in cui stavo 3 volte. Una notte la scucii e la feci a mia misura: pantalone sportivo e tasca alla carrettiera, uno stile non standard per cui rischiavo la punizione.
A colazione, adunata con controllo. “Gallo, 3 passi avanti”. Il comandante mi gira intorno, mi scruta: “Cosa hai fatto a quei pantaloni? (pausa) Bravo! Ora esci dall’adunata, vai in sartoria e fammene uno uguale”.

Condivide un altro aneddoto?

Lo stilista italiano Angelo Litrico era un grande maestro. Attraverso lui ho vestito Ungaretti, Barnard Cristian, lo scultore Giacomo Ranzù. Quest’ultimo non era in forma e le giacche per lui avevano bisogno di tanta accuratezza.
Lui con le mani lavorava le sue sculture. Noi avevamo altrettanta cura con taglio e ferro da stiro. Lui indossava talmente tante giacche che noi non facevamo in tempo e lui si serviva anche di altri, dicendo poi “Questa non l’ha fatta Gallo”. Solo un grande artista può capire questi dettagli. Oggi, con i miei allievi, quando arriva un cliente, li chiamo per insegnargli come si prova. Perché la cura è il cuore della cultura della sartoria.

Parliamo del progetto Trenitalia e del treno che mostrava lo spettacolo italiano all’estero.

Ezio Radaelli, uno dei primi organizzatori del Festival di Sanremo, aveva organizzato un treno che doveva girare l’Europa, con all’interno defilè di moda, fiction. Era chiamato Trenitalia.
Come Sartoria Gallo abbiamo realizzato delle divise per le hostess del treno. Erano mantella blu elettrico, giacca rossa con profili blu, pantaloni beige da cavallerizzo, stivali neri, il cui design era stato frutto di collaborazione con un’altra stilista. - Signor Gallo, ci ricordano qualcosa questi colori - Il progetto poi non arrivò alla fine, per la morte del signor Radaelli.

Parliamo di innovazione: quella che ha realizzato ieri e quella di oggi.

Nel 2007, a nome della Camera europea, cucii una giacca di 300 gr., destrutturata, senza intelaiature. Era così leggera che entrava tutta nella tasca del pantalone.
L’indossatore sfilò a torso nudo, solo con il pantalone. Poi si tolse la giacca dalla tasca e la indossò. Una rivista volle l’esclusiva e uscì un pezzo che spiegava il modo di vestire del 2000, con questa giacca.
Nello stesso anno ho aperto la Scuola Camera Europea dell’Alta Sartoria (tre anni di corso, 1560 ore, ndr). Perché non c’era ricambio generazionale. Volevo dare continuità. Costruire una scuola di pratica del vecchio mestiere che va rilanciato, e a cui nostri governanti dovrebbero porre attenzione.
Ogni anno formiamo 7-9 diplomati. I più carismatici si sono affiancati a grandi sartorie o hanno realizzato un loro progetto.

Chi sono i suoi studenti?

La metà è straniera. Quasi tutti laureati, che prima hanno accontentato i genitori. I ragazzi di quest’anno si diplomeranno per fine maggio-giugno, probabilmente a Matera, il 10 agosto; in quella occasione presentiamo anche la scuola.

Come è nata questa passione?

Siamo 9 fratelli. Mi ero stancato di mettere i loro vestiti. Ed il sarto del paese era sempre quello più elegante e raffinato.

Per approfondimenti: Scuola Europea dell'Alta Sartoria

Luigi Gallo ed i suoi studenti (febbraio 2019)

 

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