La pandemia ha riscritto (anche) le regole della moda. E può essere un bene per il pianeta

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minutiSlow, sostenibile, innovativa, tecnologica, inclusiva, etica. La moda del futuro dovrà per forza essere così.
La pandemia globale che ha investito ogni settore produttivo ha costretto anche l’industria fashion a riscrivere le proprie regole.
Impensabile poter continuare a operare come si faceva prima del 2020, una data che per la storia dell’umanità potrebbe rappresentare uno spartiacque.

Gli esperti del settore, gli addetti ai lavori, i semplici appassionati sanno bene che non si potrà più tornare indietro. Anche la moda ha bisogno di un cambiamento. Che passa attraverso una vera e propria rivoluzione di un sistema che già pre-pandemia cominciava a scricchiolare.
Una rivoluzione che, inevitabilmente, ne muterà il volto. E che avrà un impatto notevole su tutti quanti. Pianeta compreso.

Rallentare oggi per non soccombere domani

La moda non potrà più essere fast. Dovrà per forza essere slow. Come hanno annunciato a gran voce mostri sacri dello stile, Giorgio Armani in primis. La moda veloce è una realtà che accompagna il nostro shopping e il nostro modo di pensare ormai da troppo tempo. Vestire seguendo le tendenze senza spendere una fortuna. Ma anche senza chiedersi cosa c’è dietro ogni capo di abbigliamento e accessorio indossato. Cambiare di continuo guardaroba, senza considerare l’impatto che questa abitudine avrebbe avuto sulle nostre vite.
Tra il 2000 e il 2014 è raddoppiata la produzione di abbigliamento, così come è aumentato del 60% il numero di vestiti acquistati ogni anno dal consumatore medio. In 20 anni la vendita di abiti è cresciuta del 400%.

Una rincorsa sfrenata a indossare sempre capi nuovi. L’usato, il riciclo, il rammendo, il recupero sono stati fuori moda per tanto, troppo tempo. Con conseguenze devastanti che sono sotto gli occhi di tutti. E che la pandemia ha solo contribuito a portare a galla.

fast fashion
Foto di l’ingrandimento su Unsplash

La moda deve iniziare a parlare il linguaggio della sostenibilità

I consumatori di oggi iniziano a essere più consapevoli dei propri acquisti. I brand e gli stilisti devono riprendere in mano il timone dell’industria fashion e invertire immediatamente rotta. Sarà la sostenibilità a guidare ogni loro scelta, perché il cliente finale se lo aspetta. Anzi, lo pretende.
La pandemia ha cambiato il modo di fare shopping. Siamo più attenti, compriamo di meno, reclamiamo qualità. E non ci fermiamo solo al prezzo o all’apparenza, ma vogliamo conoscere la tracciabilità di ogni prodotto che portiamo nelle nostre case. Per acquisti più etici, anche dal punto di vista ambientale.

La moda deve imparare a essere circolare in ogni sua fase. Dalla scelta delle materie prime alla rete di vendita, passando per il design e la produzione. Questi concetti non sono una novità, visto che ci sono enti, associazioni e brand che ne parlano da tempo. Nel 2017, ad esempio, la Ellen MacArthur Foundation ha lanciato il progetto Make Fashion Circular per coinvolgere i grandi gruppi di moda e spingerli a un’economia circolare di cui abbiamo dannatamente bisogno.

acquisti moda
Foto di MARK ADRIANE su Unsplash

Slow fashion VS Fast fashion: è il momento di cambiare

Se non ora quando? Di “moda lenta” in realtà se ne parla in realtà da molto tempo. Da quando Kate Fletcher nel 2007 ha voluto accostare le regole dello slow food all’industria fashion. In netta opposizione alla moda fast. Etica, nel rispetto di ogni essere vivente, e sostenibile, nel rispetto dell’ambiente. Ritornando un po’ al passato glorioso dell’industria fashion, a uno stile più artigianale che non rinnega ovviamente i passi avanti fatti dalla tecnologia nel settore. Anzi, saranno proprio l’innovazione tecnologica e la scoperta di nuovi materiali green a guidare questa piccola grande rivoluzione che riguarda produzione e consumo.

L’industria della moda come l’abbiamo conosciuta fino a pochissimo tempo fa è in crisi. Perché non è più concepibile oggi produrre una mole smisurata di abiti e accessori che in larga parte finiscono per essere distrutti, inquinando, sprecando risorse, promuovendo uno stile di vita che non dovrebbe più appartenerci.
Le nuove generazioni stanno diventando sempre più sensibili al tema. Così come i giovani designer, che abbracciano uno stile in netta contrapposizione con il passato. La pandemia sta semplicemente accelerando un processo partito in sordina e che è pronto a esplodere.

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