La moda salverà il mondo. Uno strass alla volta

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Cambiare per sopravvivere, per andare avanti, per compiere una svolta. Un cambiamento è quello di cui abbiamo bisogno. Che sia profondo, epocale, una vera e propria rivoluzione. O un miracolo, come cantavano anche Freddie Mercury e i Queen in una loro splendida canzone in cui invocavano “The Miracle” per questa Terra martoriata e massacrata.

Un vero e proprio inno ai propositi dell’Agenda 2030 a rileggerla bene.

Da decenni associazioni come Greenpeace e WWF lanciano campagne, con immagini e contenuti anche choc, per denunciare la situazione. Una situazione che si fa di giorno in giorno sempre più preoccupante.

Chi salverà allora il mondo? E la domanda che ci facciamo ogni volta che leggiamo o ascoltiamo news terrificanti dei disastri che il cambiamento climatico sta avendo sul nostro pianeta. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Eh sì, perché se le cose vanno così male in gran parte è colpa nostra. Anche se facciamo sempre finta di niente, cercando sempre cause più grandi di noi che non abbiamo potuto controllare. Quando invece non abbiamo voluto farlo. O non ce ne siamo preoccupati.

Moda salverà il mondo

Photo by Renata Fraga on Unsplash

Per anni abbiamo pensato che tutto ci era dovuto. Che Madre Natura fosse lì a nostra completa disposizione. Come un distributore automatico aperto 24 ore su 24 che sarebbe sempre stato rifornito. Ma la natura non ha un addetto al rifornimento. E quando ci siamo svegliati dal delirio di onnipotenza, abbiamo pensato: “Ah, scusa Madre Natura, forse non ti abbiamo proprio trattato bene. Però anche tu, potevi dirci qualcosa”. Come se non ci parlasse tutti i giorni con i disastri ambientali ai quali purtroppo siamo abituati. Abituati, che brutta parola…

E così la California va in fumo. Il clima sembra impazzito, anche se c’è ancora chi sostiene che i cambiamenti climatici non esistono. Il buco dell’ozono nemmeno più lo consideriamo, pensando che sia un remoto pericolo ormai superato. Ma anche i bambini sanno che non basta rimuovere una cosa dalla propria mente perché questa scompaia del tutto. Mentre la natura si ribella, noi siamo qui a chiederci: E adesso, cosa facciamo?

Fossi in Madre Natura, risponderei a questi umani: “Adesso vi arrangiate”. Un po’ quello che può fare una mamma, quando stanca dei figli che non le danno mai retta, li lascia al “loro destino”. Invece la natura ci manda dei messaggi forti e chiari, forse un po’ troppo forti. Ma è quello di cui abbiamo bisogno per cambiare rotta. Abbiamo bisogno di una scossa che ci ricordi costantemente che nulla ci è dovuto su questa Terra. E noi dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere per salvaguardare il pianeta.

Nonostante gli sforzi sovrumani di tutte le organizzazioni internazionali e associazioni che si battono per un mondo migliore, le cose non sembrano cambiare nemmeno di una virgola. Forse c’è bisogno di un amplificatore più grande, più potente, che possa raggiungere con immediatezza e magari con viralità ogni singolo individuo su questa terra.

Ed ecco che a un certo punto in un mondo che sembra estraneo a tematiche così importanti, che sembra legato solo ed esclusivamente al superfluo e all’effimero, accade l’impensabile. La moda si mette al servizio di Madre Natura, per difenderla e per diventare quell’amplificatore del quale la causa ambientalista aveva bisogno.

Pensaci bene. Cosa c’è di più potente della moda?

Influencer e modelle sono seguitissimi sui social. Ogni sfilata è una notizia che viene rilanciata a livello internazionale. I suoi messaggi possono arrivare dritti a destinazione, provocare reazioni, positive o negative che siano. Ma l’importante è che se ne parli, no? E se al posto di discutere solo se questo autunno-inverno sarà di tendenza il tartan o se sarà il caso di rispolverare le spalline, la moda diventasse portavoce di comportamenti etici, sostenibili, eco friendly e di una lotta serrata a chi nega che un cambiamento climatico sia in atto?

Il risultato è semplicemente eccezionale. Tanto da farci dire che forse proprio la moda, che in molti credono inutile e uno spreco di tempo, potrebbe salvare il mondo. E in realtà lo sta già facendo. Giorno dopo giorno aumentano i buoni esempi da seguire.

Se Lady Gaga sostiene che è pronta a cambiare il mondo una paillettes alla volta, forse anche la moda è pronta a fare lo stesso. Del resto Fëdor Dostoevskij era convinto che “la bellezza salverà il mondo“.

E se fosse vero?

A condurre la folta schiera di rivoluzionari che trend dopo trend stanno cercando di fare la differenza, perché è questo quello che chiediamo agli stilisti e, in generale, agli imprenditori, c’è una famosa figlia d’arte. Stella McCartney, figlia del celebre Paul dei Beatles, dal 2001, anno di fondazione del suo marchio, ha deciso che la sua moda sarebbe stata eco friendly. Addio pellicce. Niente pelli animali per le sue collezioni. Basta moda basata sulla sofferenza degli animali. E anche sullo spreco di risorse.

Sempre dall’Inghilterra, un altro nome è fortemente legato alla rivoluzione in atto nella moda. Vivienne Westwood, la regina del punk inglese, anticonformista per natura, ribelle per scelta, da tempo sfila in passerella con messaggi forti che raccontano a un mondo che non è solo più lustrini e chiacchiere davanti alle riviste di moda che bisogna fare qualcosa. E bisogna farlo il prima possibile. Prima che sia troppo tardi. Non solo per il pianeta, ma per l’umanità intera. Le t-shirt di Vivienne con scritte come “Climate Revolution” o “Stop Climate Change” sono la bandiera della rivoluzione ambientalista della moda.

donna natura

Photo by averie woodard on Unsplash

Stella e Vivienne, due donne forti e coraggiose che hanno anticipato le tendenze. E hanno favorito un cambiamento epocale senza precedenti. Come loro anche altri marchi di moda sono stati lungimiranti accogliendo, ad esempio, l’invito della Peta a partecipare alla campagna Fur Free.
Non abbiamo bisogno di pellicce per coprirci dal freddo. I tempi dell’uomo di Neanderthal sono finiti. E anche lui ci direbbe che possiamo usare tessuti eco friendly e sostenibili per coprirci.

Gucci ha detto addio alle pellicce dalla primavera-estate 2018. E lo stesso hanno fatto, chi prima chi dopo, brand prestigiosi come Armani, Michael Kors. Anche Anna Dello Russo ha deciso di donare i suoi capi in pelliccia, eliminandoli completamente dal suo guardaroba. L’ultimo in ordine di tempo a fare una promessa di questo tipo è stato Jean Paul Gaultier, che in un’intervista ha detto:

La pelliccia animale forse è più sensuale di quella sintetica, e non è bello da dire. Ma si possono trovare altri modi per stare caldi. Perché il modo in cui gli animali vengono uccisi è deplorevole.

Non solo le grandi griffe si adattano al cambiamento in atto nel mondo della moda. H&M propone collezioni sostenibili e incoraggia il riciclo degli abiti vecchi. Come il marchio scandinavo, anche brand come Calzedonia e Intimissimi fanno lo stesso. Anche per insegnarci a prestare maggiore attenzione a quello che facciamo ogni giorno per proteggere il pianeta. Fosse solo non sprecare, riciclare, leggere bene le etichette degli abiti e degli accessori che andremo a indossare.

Non solo messaggi in difesa dell’ambiente. La moda si fa sempre più portavoce con slogan e messaggi forti per cambiamenti più profondi della nostra società. Maria Grazia Chiuri di Dior ci invita a essere tutti femministi (“We should all be feminist“), mentre Prabal Gurung aggiunge che il futuro è rosa (“The future is female“) e H&M suggerisce che lo sia anche la rivoluzione (“The Revolution is Female“).

futuro è femmina

Photo by Quinten de Graaf on Unsplash

Se c’è chi con i messaggi centra l’obiettivo, c’è anche chi compie dei grossi scivoloni. Melania Trump con il suo “I really don’t care, do u?”, “A me non interessa e a te?”, ha sollevato un caso internazionale. Anche perché l’ha indossata per andare a far visita a un centro di detenzione di bambini migranti separati dalle famiglie. Tutti hanno letto un messaggio negativo in quelle parole. Tanto che Jill McCormick, moglie di Eddie Vedder dei Pearl Jam, si sentì in dovere di risponderle, dal palco degli I-Day di Milano, sottolineando che sì, a tutti loro interessava, perché alla First Lady no?
Ma lei si è in seguito difesa. C’era un messaggio, ma non era diretto ai bambini o ai migranti. Era rivolto ai media, che la attaccavano e criticavano. Lei gli ha rivolto una frase in cui diceva che non le importava. Ma fraintendere, in casi come questi, è facile.

Futuro è donna

Photo by Marion Michele on Unsplash

Per questo i messaggi devono essere chiari, privi di possibili fraintendimenti, per poter funzionare e arrivare dritti al punto. È possibile che così, la moda, quella stessa moda che di solito ci aiuta a sentirci più sicuri di noi o che ci spinge a esprimere quello che proviamo, sentiamo, amiamo, può forse salvare il mondo? Non lo sappiamo, non abbiamo una sfera di cristallo.

Coco Chanel diceva: “La natura ti dà la faccia che hai a vent’anni; è compito tuo meritarti quella che avrai a cinquant’anni”. Le parole di una delle donne più importanti della moda, che ha saputo emancipare la figura femminile, ci possono aiutare in questa lotta che la moda ha intrapreso. Parafrasando potremmo dire: “La natura ci dà un pianeta a vent’anni; è compito nostro meritarci il pianeta che avremo a cinquant’anni”.

La Climate Revolution potrebbe essere la tendenza migliore che potremmo mai decidere di seguire. Non lasciamoci scappare questa opportunità.

 

Aggiornamento del 24 maggio 2019.

La molto discussa H&M, uno degli emblemi del fast fashion e dello sfruttamento di risorse a danno del capitale umano e dell’ambiente, nel sustainability report del 2018 ha indicato come il 57% dei materiali utilizzati proviene da tessuti riciclati o da fonti sostenibili, caratteristica che gli fatto registrare una crescita del 35% in un anno. 
La stessa azienda ad aprile ha presentato due collezioni realizzate interamente con materiali sostenibili, come il cotone biologico, ma anche un’alternativa naturale simile alla pelle derivata dalle foglie di ananas, schiuma vegetale estratta dalle alghe o un tessuto sostenibile ottenuto dagli scarti degli agrumi.
L’obiettivo è di utilizzare solamente materiali riciclati o sostenibili entro il 2030.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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