La moda non butta via niente. Dagli scarti gli abiti del futuro

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Economia circolare, la moda ci prova. Recuperando tutto quello che si può recuperare.
Soprattutto scarti agricoli. Per riportare la natura nel nostro guardaroba.

Se la moda fast fashion ci ha abituato (male) a cambiare look ogni stagione, se non più volte durante la stessa stagione, sempre l’industria del bello cerca di correre ai ripari.
Con soluzioni green e sostenibili frutto del migliore ingegno umano. Perché le alternative ci sono già. Basta avere creatività e saperle sfruttare. Per il bene di tutti.

Economia circolare e moda

Photo by Brooke Cagle on Unsplash

Quanto inquina l’industria della moda?

Ogni nostra azione ha un impatto sul pianeta. Anche una scelta banale come quella di cosa indossare ogni giorno.
La moda inquina. Consuma energia, acqua e risorse per creare ogni capo di abbigliamento e accessorio che compriamo e indossiamo.
Secondo i dati più recenti, un chilogrammo di tessuto utilizzato dall’industria fashion genera durante la fase di produzione 23 chili di gas serra. La moda produrrebbe più gas serra di navi e aerei che si spostano a una parte all’altra del mondo.
Un report delle Nazioni Unite sottolinea che questo comparto è responsabile in larga misura per quello che riguarda l’inquinamento globale. Dal momento in cui un prodotto viene realizzato fino a quando viene smaltito, l’impatto sul pianeta è decisamente impressionante.
Il 20% dello spreco mondiale di acqua e il 10% delle emissioni di anidride carbonica riguarda proprio questo settore.
E le cose vanno male anche per le materie prime usate, anche quando sono del tutto naturali. Per coltivare il cotone si usano molti pesticidi. Per non parlare poi delle sostanze chimiche usate per i lavaggi dei jeans o per le tinture.

La moda inquina anche quando è nel nostro guardaroba. Lo stile fast fashion impone acquisti serrati e repentini. Le tendenze cambiano continuamente. E quello che abbiamo comprato un mese prima potrebbe essere già fuori moda.
Il risultato è che l’85% dei vestiti prodotti finisce nell’indifferenziato. Quantità irrisorie vengono riciclate. Anche perché spesso i capi sono realizzati con tessuti misti, che rendono il riciclo delle materie prime praticamente impossibile.
Compriamo sempre di più capi che indossiamo sempre meno e che gettiamo sempre più nel bidone dell’indifferenziata.
Un circolo vizioso che deve essere fermato. E che l’industria fashion, anche con il Fashion Pact, ha già cercato di contrastare.

Ma è partendo dalle materie prime, quindi dalla produzione stessa, che si può rendere l’industria della moda green e sostenibile.

Scarti agricoli e industria della moda

Photo by Riccardo Bernucci on Unsplash

Scarti agricoli per creare collezioni di moda.

Le fibre ecologiche sono la risposta a molti dei nostri problemi. Tessuti green che nascono da scarti alimentari e agricoli, per la moda del futuro che dovrà essere a tutti i costi a basso impatto.

Sicuramente il progetto più famoso in questo senso è Orange Fiber, un filato che nasce dagli scarti degli agrumi usati per produrre succhi e profumi per ambienti.
La cellulosa che ne deriva viene trasformata in filo sfruttato poi per creare capi di abbigliamento. In questo modo si possono smaltire gli scarti vegetali ottenendo filati sicuri per tutti.

Corn Fiber, invece, è un filato che si ottiene dallo zucchero del mais. L’acido poliattico è un polimero in grado di creare tessuti altamente resistenti e performanti. E quello che rimane della lavorazione viene sfruttato come fertilizzante. Non si butta via niente.

Anche la soia può essere utile all’industria fashion. Soybean Protein Fiber è una fibra tessile che si ottiene dalla soia distillata e raffinata, poi sottoposta a polimerizzazione e cotta per ottenerne un filato. Gli scarti di questa produzione servono come mangime per gli animali.

In Australia, la startup Nanollose ha creato un eco-tessuto, Nullarbor, ottenuto con la conversione microbica della biomassa in cellulosa. La materia prima sono gli scarti dell’industria del cocco.

Indossare la plastica.

E perché non indossare la plastica? Sì, quella plastica che inquina i mari, uccide i pesci e arriva sulle nostre tavole, mettendo a rischio la salute di tutti. Pianeta ed esseri viventi, senza alcuna distinzione.

Bionic Yarn, ad esempio, è un filato altamente resistente ed ecologico che deriva dalla plastica riciclata. Le bottiglie che gettiamo nel bidone della plastica con la raccolta differenziata vengono trattate e fuse insieme, per poi essere divise in fibre che vengono filate. Lo Yarn-core ottenuto viene avvolto in uno strato protettivo.
Ideato da due ragazzi di New York, è disponibile per le case di moda sotto forma di filato.

Un’idea simile a quella avuta un decennio fa dalla Polartec, che ricicla miliardi di bottiglie PET per crere filamenti riciclati utilizzati nell’industria dell’abbigliamento. Dalla sua nascita ha riciclato così tanta plastica da creare 27 milioni di giacche.
Questa azienda usa il Repreve 100, filamento realizzato solo con plastica PET, disponibile in diversi colori.

Spostandoci in Italia abbiamo Q-Bottles, un progetto Made in Italy che realizza giubbotti, giacche, pantaloni e maglie usando solo bottiglie di plastica recuperate dalla raccolta differenziata o nei mari del mondo.
Si ottiene così un filato realizzato con fibre riciclate. Green e sicuro per chi lo indossa. Quagga ha sede in Piemonte.

moda

Photo by Jen Theodore on Unsplash

Dal mare al guardaroba.

Anche il mare può essere ricco di spunti interessanti per creare una moda più sostenibile e dal basso impatto ambientale. Quegli stessi mari che sono i primi a soffrire dell’impronta che l’essere umano lascia sul pianeta con ogni sua attività.

Craybon, ad esempio, è un filato utile, impermeabile e sicuro sulla pelle, che si ottiene dagli scarti dei gamberi. Il chitosano che viene estratto viene mescolato a lino, cotone o lana per ottenere una materia prima ecologica che si può usare nel mondo della moda e non solo.

Mentre dalle reti da pesca si può usare un nuovo nylon, utile per produrre ad esempio costumi da bagno ecologici. Ma anche collezioni di Alta Moda, come ben dimostrato da Prada, che ha lanciato Re-Nylon, linea di borse green.
Reti da pesca e altri rifiuti recuperati in mare possono diventare filo di nylon utile per creare capi di abbigliamento e accessori. L’Econyl è il materiale che se ne ottiene, prodotto da Aquafil. Materiale che può essere riciclato all’infinito.

Non chiamiamoli più scarti. Chiamiamoli con il loro nome: risorse preziose per ripensare il nostro modo di vivere il pianeta. Partendo anche da un settore che potrebbe sembrare effimero come quello della moda.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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