Un costume fatto con reti da pesca e altro materiale plastico raccolto dal mare

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Ogni estate quanti costumi da bagno usi? In un mondo di moda mordi e fuggi e con tendenze e cambi di collezione che ci invitano a comprare di continuo, sono tantissimi i bikini e i costumi interi che vengono letteralmente “consumati”. Con un impatto sull’ambiente che non dobbiamo mai dimenticare.

I costumi da bagno sono fatti di tessuti sintetici. Nylon, poliestere, spandex.
Ogni anno si generano 65 milioni di tonnellate di questi materiali. Che sono plastica. E la plastica non è biodegradabile. Sì, ogni volta che indossi un costume, stai indossando della plastica. Non sarebbe ora di cambiare stile?

Costume da bagno 2019

Photo by Max Rovensky on Unsplash

Un altro beachwear non è possibile.

Basta solo saper fare scelte consapevoli.
Hai mai sentito parlare del nylon riciclato? Anche Prada ha accolto la sfida, decidendo di utilizzarlo nelle sue collezioni di moda.
Ma c’è un piccolo marchio italiano che ha letteralmente anticipato i tempi. È Repainted, un brand di costumi da bagno artigianali, Made in Italy e completamente sostenibili, realizzati in lycra italiana rigenerata.

Abbiamo intervistato la fondatrice Maria Gammino, a capo di un’azienda sostenibile a 360 gradi nel settore fashion, che spesso di sostenibile ha ben poco.

Com’è nata l’idea di un’azienda artigianale che sfrutta la lycra rigenerata?

Siamo al quinto anno di attività: il progetto nasce principalmente da un profondo amore per il mondo della moda. Ho sempre lavorato in grandi aziende, poi ho aperto questa realtà che era un po’ il sogno nel cassetto. Anche per un’attenzione mia personale, volevo coniugare la sostenibilità al mondo del mare e del beachwear: 5 anni fa non era così scontato e semplice. Oggi viviamo in un mondo in cui il sostenibile va di moda. E per fortuna. Se ne parla, c’è attenzione: nelle prime fiere che facevo 4 anni fa ero veramente l’unica. Soprattutto nel beachwear non era un argomento preso in considerazione. Quindi in Italia siamo stati un po’ pionieri, anche se l’azienda è piccola e giovane.
La collezione nasce come beachwear, costumi e bikini. Poi ci siamo resi conto delle altre potenzialità di questa fibra, che si chiama Econyl, cominciando a creare anche collezioni di vestiti, pantaloni, tute.
Oggi il cliente giustamente guarda alla bellezza del disegno, all’estetica, al fitting, alla sostenibilità, ma anche alla duratura del capo. Perché non deve essere un fast fashion, ma un super slow fashion.

Foto di Jonas Jacobsson su Unsplash

Parlaci di questo econyl.

Il tessuto nasce dal materiale plastico raccolto dal mare: reti da pesca, materiale post consumo, taniche. Econyl raccoglie i materiali che vengono trasformati in filato. È un materiale fantastico, morbidissimo sulla pelle e più resistente a sole, salsedine, cloro. Se viene lasciato in acqua resiste 300 ore senza perdere elasticità.
In ogni costume raccontiamo una storia, attraverso i tessuti, le loro particolarità e caratteristiche, m anche tramite la qualità e la sostenibilità. Si mescolano artigianalità italiana, green style e pattern che colpiscono a prima vista il cliente che si riconosce in questo mondo repainted, ridipinto.

Sostenibilità contro greenwashing.

La cosa importante è non parlare di sostenibilità solo del tessuto, ma di tutto il processo. Questa è una critica che muovo sempre. Ora ci riempiamo tutti la bocca con questa parole. I grandissimi marchi fanno collezioni beachwear con etichetta green: e poi i costumi li fanno in Bangladesh, in India, in Sud Africa. E allora ti chiedi: dov’è l’eticità del progetto? Viene perduto il concetto base.
Essere sostenibile significa supportare un’economia circolare.
Acquistiamo un tessuto che ha un valore e delle performance, su cui stampiamo dei disegni, che vengono realizzati in laboratori sartoriali in Italia, a Roma. Ogni capo viene confezionato a mano. Per produrre un bikini ci vogliono 3 ore di lavorazione. E ogni capo è diverso dall’altro: ognuno è speciale, come lo è ogni persona del resto.
Vendiamo i costumi nel monomarca di Ponza aperto nel 2018, ma abbiamo anche 10 rivenditori in Italia e 2 all’estero. L’obiettivo è aumentare l’area di vendita. Per la prima volta la collezione 2020 sarà presentata in America, dove attualmente già vendiamo su Yoox.

Quanti dipendenti conta la vostra realtà oggi?

Al momento siamo solo io e il mio fidanzato. Abbiamo una collaboratrice che ci aiuta per la parte amministrativa e una ragazza che è la titolare del negozio di Ponza. Due ragazze ci aiutano nei periodi di alta stagione. Purtroppo in questo paese non c’è sostegno alle piccole realtà che cercano di dare un apporto qualitativo al mondo del fashion system. Siamo per la squadra, per l’unione che fa la forza e siamo grati a tutti coloro che hanno collaborato con noi.
Il laboratorio sartoriale invece è pieno di artigiane, tutte donne. Sono veramente incredibili.

Repainted

La qualità e la sartorialità inevitabilmente costano di più. I consumatori capiscono il perché del prezzo?

Sì, i clienti lo riconoscono. Anche se in Italia l’approccio è ancora un po’ più difficile. Si innamorano, sono pronti a spendere, perché è fatto bene, sta bene, è bello. Quando poi raccontiamo come è creato ogni singolo capo, allora lì c’è la motivazione in più alla spesa. Il cliente capisce che non sta solo comprando un bikini a 140 euro, ma che sta anche facendo qualcosa di utile.
Sicuramente bisogna lavorarci. Il sostenibile non deve essere solo poesia, ma deve essere un appeal importante dal punto di vista estetico. I mesi invernali li passiamo a studiare il fitting, la silhouette, i pattern, per creare un prodotto unico e che possa essere percepito come tale. Oltre che percepito come duraturo nel tempo. E questo lo si comprende solo dopo l’acquisto.
All’estero questo già si comprende. In Italia siamo indietro, ma siamo fiduciosi.

Essere un’impresa totalmente sostenibile rende in Italia?

Sì, consigliamo e suggeriamo a tutti di seguire questa strada. Ci vogliono molto impegno e tanta dedizione, ma i risultati si possono ottenere.

Maria Gammino, fondatrice di Repainted

Maria Gammino, fondatrice di Repainted

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About Author

Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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