La donna di strada è una prostituta, l’uomo un comune cittadino

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Gli uomini e le donne non sono uguali. Nemmeno per il vocabolario dei sinonimi e dei contrari della lingua italiana.
Cercando parole da sostituire ai classici “donna” e “uomo“, rimarrai sorpreso nello scoprire che anche il vocabolario rema contro la parità di genere. Relegando le femmine in casa o in attività di cura (persino di malaffare) e i maschi fuori a lavorare, a guadagnarsi lo stipendio con forza e coraggio. Il gender gap è duro a morire.

I sinonimi di donna.

Prendiamo come riferimento il dizionario dei sinonimi e dei contrari del Corriere.
Digitando la parola “donna“, questi sono i sinonimi che, in ordine, vengono fuori per il sinonimo femminile:

femmina, gentil sesso, bel sesso, sesso debole, signora, signorina, moglie, sposa, coniuge, consorte, convivente, concubina, amante, compagna, fidanzata, innamorata, morosa, donna di servizio, domestica, cameriera, collaboratrice famigliare, colf, governante, padrona, dama, regina.

E poi altri riferimenti, come donna di casa (casalinga, massaia), donna di malaffare, donna di strada (prostituta).

I sinonimi di uomo.

E cercando uomo cosa esce fuori? I sinonimi del sostantivo maschile sono i seguenti:

essere umano, persona, individuo, maschio, sesso forte, adulto, addetto, operaio, tecnico, marito, coniuge, consorte, compagno, partner, fidanzato, giocatore, atleta, soldato, militare, elemento, unità, un tizio, un tale, uno, qualcuno.

Gli altri riferimenti ci spiegano che “come un sol uomo” significa tutti insieme, all’unanimità, “da uomo” maschile, come un uomo, “da uomo a uomo” in confidenza.

Curioso che la donna di strada sia una prostituta, mentre l’uomo di strada un cittadino comune. Donna di mondo un tempo era la cortigiana, mentre l’uomo di mondo è colui che ha avuto molte esperienze, è navigato.

uomo sportivo

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Le parole sono importanti.

Che il linguaggio discrimini le donne non è una novità. Del resto rispecchia la società in cui si vive. La lingua italiana non è statica, ma dinamica e in continua evoluzione. Alla base, però, ci sono pregiudizi di genere duri a morire. Anche quando si parla. O si scrive.

Una caratteristica comune a tutte le lingue, come abbiamo visto in occasione dei Mondiali di calcio femminili. Che spesso non è oggetto di dibattito, ma viene relegata a una mera questione di lotta femminista portata all’estrema conseguenza. Quando invece è fondamentale usare le parole corrette, evitando di proporre stereotipi che possono fare ancora male, in una società in cui la parità di genere è un miraggio lontano.
Nel libro Il sessismo nella lingua italiana Alma Sabatini spiega che ancora oggi le parole che usiamo ogni giorno veicolano stereotipi che fanno male alla figura femminile.

La “battaglia” iniziata con Laura Boldrini per avere termini di professioni anche al femminile, laddove esiste solo la parola al maschile, non è sterile o fine a se stessa.
La filosofia del linguaggio, in tal senso, spiega bene perché invece è importante. Le cose che non hanno nome non esistono. Quindi declinare i termini maschili in versioni femminili, che possono suonare o meno all’orecchio, altro non è che la volontà di affermare che il mondo non è dell’uomo. Ma dell’essere umano, uomo o donna che sia.

Dare un nome alle cose significa ammettere che ci siano. Dire sindaca, presidentessa, ministra non è solo un capriccio. È affermare che le donne possono svolgere tali mansioni. Proprio come hanno fatto gli uomini fino a oggi. Senza pregiudizi, senza barriere, senza ostacoli. È affermare che le donne possono ricoprire ruoli anche dirigenziali. In una società maschilista che tenta di annichilirle.

coppia uomo e donna

Può sembrare banale, superficiale, inutile. Ma partire dalle parole che usiamo ogni giorno, da quel vocabolario che ci rimanda significati e sinonimi e che impariamo a usare sin da bambini per apprendere la lingua italiana, può essere un punto di partenza significativo per raggiungere la parità di genere.
Il linguaggio ci rappresenta. Rendiamolo degno di una società e di una cultura dove l’uguaglianza è davvero alla base. Anche nei libri che si usano per studiare.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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