Ti chiamano signora (fattene una ragione). E comprendi perché è sessista

“Ho toccato i quaranta. E allora? Dentro di me sta ancora giocando e ridendo una ragazzina di dodici anni. Non gliene frega un accidente delle rughe. Dei capelli bianchi. Di rompersi le ossa o di avere il cuore spezzato. Non gliene frega un accidente degli inganni, della paura, delle sberle, delle pugnalate e delle cicatrici.
È leggera, spontanea come una poesia che deve ancora essere scritta… e non ha intenzione di invecchiare tanto presto.“
(Joumana Haddad poetessa, giornalista e traduttrice libanese 1970)

Signora o signorina

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Signorina o signora?

Non ti dico cosa abbiamo letto facendo ricerche sui 40 anni, o meglio te lo dico.
A quaranta, sei su un monte e non ti resta che scendere. Che tristezza che solo in Italia bisogna pensare di avere 40 anni per considerarsi adulti. Che i 40 sono i nuovi 30. Che sei all’inizio della mezza età. Che sei strepitosa, sexy, consapevole e sei una cougar. Che i 40 di oggi non sono quelli di 20, 30 o 40 anni fa.
Baggianate a parte, quello che vogliamo indagare per te è un aspetto più propriamente linguistico: l’utilizzo del termine. Perché se hai 40 anni, ma anche più di 30, per rispetto, dicono, ti chiamano signora.
E vogliamo capire perché. E se è giusto (incazzarsi).

Signorina è sessista.

Il primo esempio dell’esistenza del termine signorina è datato 1533, probabilmente derivata dal maschile signorino (1501). Se ci pensiamo, c’era una disparità di genere: il maschile ha una sola forma, il femminile due: signora e signorina. E il termine signorino veniva più frequentemente adottato in tono ironico o scherzoso “che signorino che è!” pensando all’immagine del Piccolo Lord, “in casa non fa nulla, fa proprio il signorino” pensando di più allo scansafatiche mimetizzato sul divano. Una dissimmetria sessista, che ha di fatto visto lentamente scomparire il termine signorina già a partire dai primi anni ‘80.

Signorina fa la spia sul tuo status sociale.

Se volevi capire se potevi o no azzardare una corte spietata alla brunetta di turno, “signora o signorina?” era una domanda classica in fase di presentazione, che chiariva subito lo status. Signorina uguale single o comunque senza anello all’anulare, signora uguale a maritata, con o senza prole.
Deve avere quella lettera che gli scrivesti quando eri ancora signorina, e mi par conveniente che la restituisca”, una delle battute della commedia I mariti di Achille Torelli (1867).
Signorina lo dici a tua sorella! Ho un nome e un cognome”, la reazione dell’onorevole Pina Picierno a Matteo Salvini (e sul nome e cognome, parleremo anche di seguito in questo articolo).

La questione è a dir poco complessa e la crescita di convivenze, maternità extra matrimonio, ha reso la scelta di uno o dell’altro termine ancora più nebuloso.
Ma si può qualificare o apostrofare una donna in base al suo stato civile?” ci ricordano Valeria Della Valle e Giuseppe Patota (Il salvaitaliano) aggiungendo però anche “Non facciamo ridere i polli: a meno che non ci riferiamo a una giovanissima, usiamo sempre e comunque signora, sperando che d’ora in poi signorina, per noi, indichi solo il titolo di una poesia [i due studiosi si riferiscono alla Signorina Felicita di Guido Gozzano, n.d.R.]”.

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Signorina nel mondo.

Nell’origine di signorina vi è anche la derivazione dal modello del señorita, che pare cronologicamente anteriore. O ancora come diminutivo di signora, attestato già in italiano antico, se pure nel significato di “padrona” e per di più non riferito a donne, ma a entità astratte o spirituali.
Gli spagnoli continuano tutt’oggi a utilizzare il termine, mentre in Germania, il termine Fräulein era già desueto negli anni ottanta. Gli inglesi utilizzano Mrs e Miss. Se ci pensi, anche quando prenoti un biglietto aereo, in diversi portali, oltre a nome e cognome, ti chiedono il titolo.

Basta discriminazioni nei confronti delle donne.

Sempre gli inglesi, per togliersi da questo impasse e promuovere la gender equality, stanno cercando di introdurre il Ms.
Si pronuncia più o meno mizz e non fornisce alcuna indicazione sullo stato civile della donna, eguagliando, di fatto, il suo corrispondente Mr. Il merito di questo titolo viene attribuito ad un’attivista femminista, Sheila Michaels.

Battaglia similare è stata fatta in Francia. E nel 2012 è stata abolita la formula mademoiselle, considerata “discriminatoria nei confronti delle donne”.

Les “mademoiselle” ont vécu. Ce terme, de même que le “nom de jeune fille” ou le “nom d’épouse”, va disparaître des formulaires administratifs, selon une nouvelle circulaire des services du premier ministre publiée mardi 21 février.

I titoli “signorina” hanno vissuto. Questo termine, così come il “nome da nubile” o il “nome della moglie“, scomparirà dai moduli amministrativi, secondo una nuova circolare emessa dal Primo Ministro pubblicata martedì 21 febbraio. (Le Monde, 21 febbraio 2012)

La parità di genere passa anche dall’uso della lingua.

Ci hai mai pensato? Gli esempi sono molteplici. Ma soffermiamoci ora proprio solo sul termine signora.
Dal fanciulla al signora, il passo può essere breve, lo abbiamo detto. Ma talvolta, l’upgrade di quel signora può essere “la moglie di“, la “madre di“, “la segretaria del dottor tal dei tali“, “l’avvocato e signora“.
La madre di Mohammed, così mi hanno sempre chiamato tutti” racconta Shams Mohamed alla riscoperta del proprio nome: “Il primo giorno di corso l’insegnante mi ha chiesto come mi chiamavo e io mi sono accorta di essermene dimenticata“.
Entità astratte, che hanno un ruolo sociale solo in funzione di qualcos’altro: marito, figlio o professione che sia. Un popolo rosa a cui invece andrebbe riconosciuta presenza (e talvolta valore). Identità. Nome e cognome.
E questa forma di sessismo linguistico non è riservata solo a gente comune.
Mattarella è Sergio Mattarella. È Il presidente. Il Cancelliere tedesco è la signora Merkel.

E se la discussione sulle parole sessiste continua a tenere banco, prime fra le altre quelle per chiamare le donne al potere politico (sindaco o sindaca?) e se è di questi giorni la proposta del M5S di dare il cognome della madre ai figli, nel frattempo, per sbrogliare la matassa sull’utilizzo lecito o meno del termine signora vogliamo dare un consiglio agli uomini, che riteniamo sempre valido, politicamente corretto e anti-incazzatura (e che è suggerito pure dall’Accademia della Crusca).
Se il soggetto femminile è under 30, suggeriamo un bel tu.
Se over e gli si dà del lei, meglio guardare la persona negli occhi, chiedere cortesemente il nome ed il cognome ed usare quello.

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Redazione i404
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