Perché dovremmo riscoprire la scrittura in corsivo a mano

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Perché i bambini a scuola devono perdere tempo con la scrittura? Perché devono scrivere pagine e pagine di lettere in corsivo, minuscolo e maiuscolo? Potrebbero dedicarsi ad altro, visto che ormai la scrittura avviene per la maggior parte dei casi attraverso una tastiera. Del computer o dello smartphone.
Quante volte avete sentito qualcuno pronunciare questa obiezione?

In realtà non è affatto una perdita di tempo. Ma un primo passo in un percorso di crescita che non dimentica quanto la manualità, anche in un’era iper tecnologica come la nostra, è fondamentale per ogni essere umano.

Scrittura in corsivo

Photo by Art Lasovsky on Unsplash

Scrittura in corsivo: tra calamai e penne stilografiche

La storia della scrittura è molto antica. E va indietro nel tempo. Nasce per fissare un pensiero, un significato, un concetto in forma durevole. Verba volant, scripta manent. La scrittura altro non è che la rappresentazione grafica del parlato, attraverso segni chiamati grafemi. Scrittura e lettura sono due aspetti fortemente connessi e collegati tra loro.
La scrittura, a differenza del parlato, non è presente in tutte le culture. Ma è una forma di comunicazione fondamentale. Per lasciare testimonianze scritte di quello che è stato.

È dal 3200 a.C. che l’essere umano scrive. Anche se fin dal Paleolitico l’umanità abbia iniziato a lasciare forme scritte dei suoi pensieri, ricordi, esperienze con la scrittura per immagini.
Poi la scrittura cuneiforme ha rivoluzionato l’evoluzione dell’essere umano. E in effetti la scrittura ha da sempre accompagnato la crescita dell’umanità. Diventando strumento fondamentale per la conoscenza. E per ogni aspetto della cultura, oltre che della vita. Jack Goody parla di addomesticamento del pensiero, che ha permesso al cervello umano di avviare tutta una serie di nuovi processi come l’astrazione, la logica, l’analisi, la sintesi di cui prima non era in grado. Facendoci perdere un po’ la memoria e l’usanza di tramandare oralmente quello che ci sta più a cuore. E ora la tecnologia sta compiendo un ulteriore passo in avanti, togliendoci quella manualità che è un vero e proprio rito per l’essere umano.

L’importanza degli errori.

Sono passati molti anni da quando sui banchi di scuola penna e calamaio o, più avanti, le penne stilografiche macchiavano di inchiostro i nostri pensieri impressi nero su bianco. E cancellare quelle macchie non era facile come schiacciare il tasto Delete sulla tastiera. Gli errori erano sempre e comunque ben visibili, anche quando venivano eliminati. Per ricordarci che lo sbaglio non è sempre negativo, ma può essere un punto di partenza per il nostro personale miglioramento. E con il tasto delete questo input ci è stato tolto. Gli errori vengono visti come qualcosa che non merita di esistere, che deve essere cancellato per sempre dalla nostra memoria. E dai nostri scritti.
Sicuramente una grave perdita. Un insegnamento che appartiene a generazioni passate. E non a quelle moderne più abituate a digitare (o a fare vocali, ulteriore evoluzione e “passo indietro”, in fin dei conti) piuttosto che a scrivere di proprio pugno.
Si scrive ancora a mano, in corsivo, nel 2020. Ma sempre meno. E c’è chi si chiede se oggi abbia ancora senso.

Scrivere a mano

Photo by Timothy L Brock on Unsplash

Il corsivo a scuola.

A scrivere in corsivo solitamente si impara a scuola. Il primo anno della scuola primaria dovrebbe essere dedicato proprio al segno grafico. Con pagine e pagine di lettere, maiuscole e minuscole, scritte in corsivo. Molte le maestre che credono ancora in questo esercizio fondamentale. Oggi, però, la scrittura in corsivo sta sparendo dai programmi scolastici.

In Finlandia la scrittura in corsivo è stata abbandonata nel 2016. Non è più obbligatorio saper scrivere a mano in corsivo e non lo è la calligrafia.
Obbligo tolto anche negli Stati Uniti nel 2010. Anche se recentemente il corsivo è stato reintrodotto a scuola da alcuni stati dell’unione.
In Italia, per fortuna, fa ancora parte del programma del primo anno della scuola primaria. Anche se le ore dedicate al suo insegnamento sono sempre meno. E c’è chi sostiene che andrebbe introdotto solo più avanti, durante il secondo anno delle elementari, per facilitare la lettura e la comprensione del testo.
Il modello di apprendimento della letto-scrittura di Uta Frith, infatti, sottolinea che lettura e scrittura sono due processi che andrebbero sviluppati insieme dal bambino. Nelle prime fasi, i più piccoli dovrebbero imparare a leggere (e quindi a scrivere) potendo contare su lettere chiare, ben separate tra loro. Fattore che il corsivo non garantisce. Per questo si consiglia un’introduzione graduale del corsivo.

Imparare a scrivere e leggere in corsivo.

Ma imparare a scrivere in corsivo e a leggere in corsivo è fondamentale. Anche se la società moderna è fin troppo abituata a lettere stampate su schermo, a una scrittura filtrata da tastiere, che di fanno stanno mettendo a rischio l’esistenza stessa di carta e matita.
Non una semplice nostalgia o uno scontro generazionale. In realtà la scrittura manuale in corsivo può essere più utile di quanto si potrebbe pensare. Non un semplice esercizio di stile. Ma una nostra innata esigenza.

Lettere in corsivo

Photo by Museums Victoria on Unsplash

Le tastiere uccideranno la scrittura?

Oggi la scrittura in corsivo è relegata a vecchie lettere conservate in soffitta o nei musei. A note di poco conto, come la lista della spesa. Ai compiti a casa dei bambini, che frequentano scuole considerate arretrate. Perché non sfruttano le più moderne tecnologie. E li obbligano ancora a girare con zaini pieni zeppi di libri, quando potrebbero usare i tablet.
Un tempo ci si chiedeva se la tv avrebbe ucciso il cinema, se i video avrebbero ucciso la radio. Quando nuovi media e nuove modalità di espressione si insinuano nella società, i vecchi sistemi sono destinati al declino? Non sempre. E per fortuna.

L’abitudine di scrivere a mano e in corsivo, quindi non in stampatello, dovrebbe essere ritrovata a partire dalle scuole, secondo modelli pedagogici che impongono una gradualità mirata a far emergere le skill dei ragazzi a tempo debito. Senza forzature. Per migliorare il pensiero e la manualità.
Una recente ricerca, infatti, svela che il 70% dei bambini che finiscono l’asilo non hanno le competenze per imparare a scrivere in corsivo perché non hanno più la capacità di usare le mani. La tastiera l’ha di fatto annientata. I bambini non sanno tenere in mano la penna nel modo corretto, talmente abituati a usare prevalentemente tastiere. Mancano di coordinazione, di concentrazione, di fisicità. Sanno scrivere al computer, navigare, usare un touch screen. Ma non sanno fare cose pratiche e semplici che richiedono proprio manualità e coordinazione. Come allacciarsi le scarpe o andare in bici.

Scrittura manuale e crescita personale.

Ma la scrittura a mano aiuta la crescita di ognuno di noi. Aiuta a costruire il pensiero, a coordinare mente e corpo, ad allenare la memoria, a migliorare linguaggio ed espressione.
La scrittura a mano è fondamentale come tappa di crescita di ogni individuo. Nel libro “Il corsivo encefalogramma dell’anima” una grafologa e uno psicologo (Irene Bertoglio e Giuseppe Rescaldina) affrontano i danni a cui andiamo incontro se perderemo l’abitudine di tenere in mano una penna per scrivere.
A rischio il pensiero, le idee, la creatività, la manualità, la curiosità di apprendere e di essere parte integrante dell’apprendimento. E non solo meri spettatori di qualcosa di meccanico che avviene schiacciando un tasto.

La tecnologia può aiutarci se non è vissuta passivamente. Dobbiamo tornare a essere noi i protagonisti, gli attori principali, gli artefici del nostro destino. Anche riprendendo in mano una penna. E provando a riscoprire le emozioni che si provano a vedere scritte nero su bianco le nostre emozioni.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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