Resilienza, da parola abusata ad arma di difesa in una società che va sempre più di corsa

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Resilienza: “Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto“. Ma anche: “Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale“. E infine: “In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc“.  Questo il significato di resilienza, anzi i significati, che troviamo sul vocabolario Treccani.
Quanto ne avete sentito parlare ultimamente? Sulle riviste online e cartacee non si parla d’altro. In libreria crescono come funghi i libri sulla resilienza. Per capire che cos’è e come diventare persone resilienti. Una parola sola che però può avere mille significati. Che spesso viene usata a sproposito. Ma che può diventare, grazie al suo vero significato, un’arma utile in una società che pretende sempre più da noi. Che ci fa correre. Che ci fa andare di fretta senza permetterci di godere le cose belle della vita.

Resilienza è la parola d’ordine. A patto di sapere cosa significa veramente.

T-shirt con scritta Resilient

Photo by Drop the Label Movement on Unsplash

L’inglese ha due parole per indicare la resilienza.

Quando pensiamo a termini che diventano di tendenza, subito il nostro pensiero vola negli Stati Uniti d’America, fautori di grandi trend che ben presto si diffondono in tutto il mondo. Succede per feste che con le nostre tradizioni c’entrano poco o niente, accade anche per approcci mentali come la mindfulness, altra parola della quale si abusa e a sproposito.
Fa riflettere il fatto che in inglese ci siano due parole che indicano la stessa cosa, l’essere resiliente.

Resilience e resiliency sono sinonimi. Sono due forme diverse della stessa parola. Entrambi i termini si riferiscono alla capacità di superare velocemente e con successo gli ostacoli della vita. Una malattia, un problema al lavoro non dipendente da noi, la semplice sfortuna.
Un termine solo non bastava? Forse. Ma in realtà “resilience” è più utilizzato, più comune, soprattutto fuori dai confini dagli USA e dal Canada. Nel Nord America il termine appare nelle pubblicazioni quattro volte più spesso di resiliency. Fuori dal Nord America quest’ultimo termine è raro come una pietra preziosa. Forse perché il primo termine suona più efficace, più veloce, più immediato. Il secondo più tecnico.

La resilienza è così importante da aver bisogno di più modi per indicarla. Almeno quando si parla di lingua inglese/americana.

La resilienza l’abbiamo inventata in Italia. Almeno la parola.

Il termine in sé è diventato di tendenza a partire dal 2012 in poi. Quando l’uragano Sandy ha devastato in quell’anno Giamaica, Cuba, Bahamas, Haiti, Repubblica Dominicana e la costa orientale degli Stati Uniti resilienza è diventata una parola utile per definire le modalità di rinascita di quelle zone. E fa sorridere, dal momento che urgenza, fretta, emergenza, velocità non sono termini che si possono associare alla resilienza. Che invece opera con più calma. E maggiore lungimiranza, come stile di vita e approccio alle situazioni che il destino pone sul nostro cammino.
Ma in realtà il termine resilienza esiste da moltissimi secoli. Se ne fa parola per la prima volta nel Settecento. Proprio in Italia. Deriva dal latino, come la maggior parte dei termini che usiamo ogni giorno. La parola resilienza deriva dal latino resiliens, participio passato del verbo resilire. Che significa “saltare indietro” nella sua accezione più letterale. Ma che si può usare anche per indicare la capacità di rimbalzare. E di reagire.

Un termine antico, come sottolinea lo psicologo Pietro Trabucchi:

Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirvi sopra. Gli antichi connotavano il gesto di tentare di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il verbo resalio. Forse il nome della qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità, la resilienza, deriva da qui.
(Pietro Trabucchi)

Resilienza: da parola dei filosofi a termine tecnico.

Resilienza, fino al 2012, è un termine prevalentemente usato in fisica e in scienze dei materiali. È la capacità di un materiale di “saltare indietro“, per l’appunto, di rimbalzare, di resistere a urti semplicemente assorbendo l’energia con deformazione elastica. Sì, proprio come se fosse un elastico che si piega, si modifica, si allunga. Ma non si spezza mai. Resistendo praticamente a tutto. E tornando alla normalità precedente non appena la forza e la pressione vengono meno.
Un termine poco usato prima degli anni Duemila, se non da tecnici e professionisti. Una parola che però già esisteva. E che il vocabolario inglese ha solo aiutato a diffondere in altri ambiti. Non prettamente scientifici.

Ma prima era una parola usata dai filosofi. Nel XVIII secolo resilienza è termine dei filosofi e ha come significato il regresso o il ritorno del corpo che percuote l’altro, come sottolineato da Bergantini nelle Voci italiane d’autori approvati dalla Crusca nel Vocabolario d’essa non registrati con altre appartenenti per lo più ad arti e scienze  (Venezia 1745).
Parola che indica la capacità di un corpo materiale, ma che può essere associata anche a cose immateriali. Come le passioni. Antonio Genovesi (Delle lezioni di commercio o sia d’economia civile, ante 1769) dice:

Quella forza deve essere non solo direttiva, ma coattiva altresì; perché la sola forza direttiva, per la nostra uguale ignoranza, per la ritrosia della nostra natura, e per la forza elastica e resiliente delle passioni, non basta per unirci e mantenerci concordi, almeno per lungo tempo.

Le passioni, dunque, hanno caratteristiche fisiche. E da qui il passaggio alla psicologia, con il termine resilienza volto a indicare la capacità della mente a reagire, è inevitabile.
(Antonio Genovesi)

Cosa significa essere resilienti?

Dalla fisica alla psicologia il passo è breve. E il significato di resistenza agli urti, adattandosi e reagendo, per poi tornare alla forma originaria, si sposa bene con la capacità umana, non insita in tutti, ma che si può apprendere, di reagire alle avversità della vita. Capacità di recupero che permette di non farsi abbattere e scoraggiare. Ma che ci fa rispondere in modo adeguato.
Resilienza non è solo una parola da usare. È un’attitudine da perseguire. “La resilienza è la scienza di adattarsi ai cambiamenti“, dicevano Andrew Zolli e Ann Marie Healy, divulgatori scientifici e autori .

Essere resilienti, allora, significa:

  • avere sempre un pensiero positivo, essere ottimisti, utilizzare un linguaggio che non usi la negazione, ma che sia propositivo e affermativo
  • essere capaci di reinventarsi, anche quando la vita ci mette a dura prova. Proprio come fa la natura, che stagione dopo stagione si rigenera
  • avere obiettivi e valori nella vita, sapere cosa si vuole e come raggiungerlo. Avere una visione chiara della vita. E non abbandonare mai i propri valori di base per ottenere quello che si desidera
  • focalizzarsi sulla soluzione e non sul problema
  • non rimanere bloccati dal meccanismo mentale “Scappa/Combatti/Bloccati“. Agire con razionalità e con calma
  • provare gratitudine, fiducia e capacità di credere in sé stessi, per far fronte a tutto quello che può accadere nella vita
  • cambiare il modo di pensare al fallimento, senza temere il giudizio degli altri.

Mai scoraggiarsi. Sempre reagire. Ce l’hanno fatta i nostri antenati, individuando una parola per esprimere questa capacità. Ce la possiamo fare anche noi.

C’è una buona notizia: ora sappiamo con certezza che gli esseri umani sono stati progettati per affrontare con successo difficoltà e stress. Discendiamo da gente che è sopravvissuta a un’infinità di predatori, guerre, carestie, migrazioni, malattie e catastrofi naturali. Noi siamo costruiti per convivere quotidianamente con lo stress. È la resilienza la norma negli esseri umani, non la fragilità.
(Pietro Trabucchi, Resisto dunque sono, prefazione di Cristian Zorzi, Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Torino 2006)

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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