Parole dell’anno 2019, tra emergenza climatica e ambiente: dare un nome alle cose per affermare che esistono

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Emergenza climatica, upcycling, plastic footprint, flight shaming, global warming.
Le parole dell’anno 2019 e i nuovi vocaboli introdotti nei più importanti dizionari del mondo riflettono quello che sta accadendo sul nostro pianeta. La strada che la nostra società sta percorrendo.
Dare un nome alle cose, significa ammettere che quelle stesse cose esistono.

Ormai non possiamo più nasconderlo. Il mondo sta cambiando. In fretta e velocemente. C’è bisogno di termini che lo descrivano come meglio è possibile fare. Anche se questo vuol dire allarmare. O creare il panico (cit. Greta Thunberg).

Parole legate alla lotta per l'ambiente

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Upcycling, parola dell’anno 2019 per il Cambridge Dictionary.

Il Cambridge Dictionary dal 1995 pubblica dizionari di inglese usati dagli studenti di tutto il mondo.
Ogni anno ha una bella abitudine. Annunciare la parola che ha caratterizzato i 365 giorni che ci stiamo per lasciare alle spalle.
Per il 2019 i vocaboli che più hanno rappresentato il nostro mondo e la società in cui viviamo non potevano che essere legati al cambiamento climatico e alla lotta per l’ambiente. Da quando Greta Thunberg ha deciso di scioperare ogni venerdì per chiedere politiche decisive per combattere il climate change, ne è passato di tempo. Eppure dopo un anno le tematiche ambientali, un tempo di secondo piano nell’agenda politica e dei media di tutto il mondo, sono ancora al primo posto. Anche in vista del quarto sciopero globale per il clima.

Anche i dizionari riflettono questo cambiamento di rotta nell’approccio verso i temi green. Introducendo o “promuovendo” parole che rimandano ad argomenti che dovrebbero stare a cuore a tutti.
Per il Cambridge Dictionary è Upcycling la parola del 2019.

Cosa significa Upcycling.

Con il termine upcycling si intende la pratica di utilizzare materiali di scarto, che sarebbero altrimenti finiti in discarica, per poter dare vita a nuovi oggetti, valorizzando la materia prima d’origine.
È la base dell’economia circolare. Il vecchio detto dei nostri nonni “Non si butta via niente”. Tutto può vivere una seconda voolta. Vecchi pneumatici possono trasformarsi in piste d’atletica o vasi per fiori. Le cassette della frutta possono diventare librerie o mobili contenitori. I pallets arredi dal gusto shabby chic per la casa.
Riciclo creativo, riuso, questi i termini italiani che potremmo utilizzare al posto dell’inglese upcycling, che però rende decisamente meglio l’idea. Un termine non nuovo, apparso per la prima volta in un articolo dell’ottobre 1994 della rivista Salvo, grazie a un’intervista di Thornton Kay all’ingegnere meccanico Reiner Pilz. Che però solo oggi svela l’impellente necessità di agire tramite le buone pratiche  del “riuso” per non lasciare un’impronta troppo pesante sul pianeta.

Altre parole dell’anno per il Cambridge Dictionary.

Non solo Upcycling ed economia circolare. I sostantivi introdotti nel 2019 sono anche altri.
Come “plastic footprint“, l’impronta che l’uso e l’abuso di plastica, imballaggi e non solo, ha sul pianeta. Un impatto devastante, che si tramuta in spettacoli della natura che non vorremmo vedere: isole di plastica, animali che muoiono soffocati, cibo contaminato da microplastiche, spiagge ricoperte di rifiuti.
O come flight shaming, termine che arriva dalla Svezia per farci aprire gli occhi sulle emissioni degli aerei.
E non potevano mancare global warming e climate change, climate emergency e climate crisis. Tutti termini che rimandano alla necessità di agire prima che sia troppo tardi.

Mondo che cambia

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Emergenza climatica è anche la parola del 2019 per l’Oxford Dictionary.

Tutti i dizionari sembrano essere concordi sul fatto che la “climate emergency” è una realtà con cui dobbiamo fare i conti. E dovremmo farlo ancora a lungo.
Altre parole che si sono contese il titolo di “word of the year” sono climate action/azione climatica, eco-anxiety/ansia ecologica, extinction/estinzione. Estinzione che potrebbe riguardare il genere umano a breve, come non nascondono più le stime degli esperti.

Alla fine è stata l’emergenza climatica a essere scelta come la parola meglio rappresentativa per raccontare il 2019 che sta per finire. La consapevolezza climatica, la coscienza green che cresce di giorno in giorno, soprattutto nelle giovani generazioni, che diventano poi influencer perfetti a casa, a scuola, nella società civile, il voler agire per cambiare il mondo. Perché se è tempo di nominare le parole dell’anno, non è più tempo solo di parlare.
Emergenza climatica, tra l’altro, ha sostituito pian piano il più generico cambiamenti climatici, come annunciato dal Guardian, storico giornale che ha preso questa decisione proprio perché le parole sono importanti. E saper usare quelle giuste è fondamentale. Climate emergency è più forte di Climate Change. Sottintende un’urgenza che non si può più rimandare, esprime alla perfezione la gravità di quello che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle.

Il Dizionario Collins incorona Climate Strike.

Ma anche altri dizionari eleggono a parole dell’anno vocaboli ed espressioni che rimandano alla lotta per il clima.
Il Dizionario Collins, infatti, ricorda i Climate Strike, gli scioperi per il clima di Greta Thunberg e dei ragazzi dei Friddays for future. E di tutti coloro che hanno deciso di appoggiarli nella loro battaglia per il futuro.

dizionario

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La lingua riflette il mondo in cui viviamo.

La lingua è sempre espressione della società in cui si forma, nasce, cresce, evolve. Ed è emblematico che le parole dell’anno 2019 e i nuovi vocaboli introdotti da più prestigiosi dizionari del mondo portino come riferimento la lotta contro il cambiamento climatico.
Quasi a voler dire, a chi ancora si ostina a negarlo, che è tutto vero. Che bisogna rimboccarsi le maniche. E non stare più a guardare. Abbiamo le parole per descrivere quello che sta accadendo. Dobbiamo trovare anche le risposte alle domande che il pianeta e le generazioni future ci pongono.

Il 2019 potrebbe essere un anno di svolta epocale. Di quelli che si ricordano nei libri di storia. Così come si ricorderà chi ha contribuito a scriverne le pagine. Nel bene o nel male.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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