Comunicazione inclusiva, dopo le polemiche la Commissione Europea ritira il documento con nuove linee guida

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

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comunicazione inclusiva
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La Commissione Europea ha presentato e ritirato a tempo di record un documento contenente le nuove linee guida su una comunicazione più inclusiva, usando un linguaggio che potesse essere adeguato a ogni tipo di dialogo o informazione da veicolare.
Il ritiro è stato reso obbligato dalle polemiche scaturite soprattutto sulla stampa italiana. Ma cosa c’era davvero scritto in quel documento? E perché i media del nostro paese, soprattutto quelli appartenenti a una certa parte dello schieramento politico, hanno gridato allo scandalo?

Il documento della Commissione Europea con le linee guida su una comunicazione più inclusiva

Tutto è iniziato da un documento reso noto a fine ottobre. Un testo con licenza Creative Commons, che chiunque lo avesse avrebbe potuto distribuire. Il contenuto riguardava alcune linee guida dedicate ai funzionari della Commissione Europea, per cercare di usare un linguaggio non discriminatorio in tutti i documenti ufficiali dell’organizzazione e nelle comunicazioni. Una guida rigorosamente a uso interno, che però ha destato molto clamore, nella solita volontà di buttare tutto in caciara e non fermarsi a riflettere su quanto le parole possano essere importanti.

Linee guida della Commissione europea per la comunicazione inclusiva – #UnionOfEquality“, questo il titolo del documento realizzato dalla commissaria all’Uguaglianza, Helena Dalli. Che però martedì scorso ha dovuto ritirare, perché quel testo «non è maturo e non raggiunge gli standard qualitativi della Commissione europea» e bisogna lavorarci su.

Si trattava solo di consigli, di suggerimenti, di punti di riflessione e di partenza per poter evitare un linguaggio non inclusivo. Ma che la stampa italiana ha preso di mira parlando di censura, di cancel culture, di un politicamente corretto che cancella le nostre tradizioni, la nostra storia. Una polemica un po’ troppo eccessiva.

linguaggio inclusivo
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Le indicazioni sulla comunicazione inclusiva nel testo di Helena Dalli

Ogni persona nell’Ue ha il diritto di essere trattata in maniera eguale.

Questa la premessa del documento per eliminare ogni riferimento a genere, etnia, razza, religione, disabilità, orientamento sessuale nelle comunicazioni interne.
La polemica è nata principalmente per un riferimento al Natale: ai funzionari si consigliava di non «dare per scontato che tutti siano cristiani perché tutti celebrano le feste cristiane, e non tutti i cristiani le celebrano nelle stesse date». Per questo bisognava dimostrare sensibilità su credo e tradizioni religiose, usando sinonimo come “festività“.

Nel testo si chiedeva anche di evitare pregiudizi e stereotipi, che spesso possono influenzare il nostro linguaggio. Ad esempio di riferirsi alle persone con “Dear colleagues“, Cari colleghi, che in inglese non ha genere. O non usare Miss o Mrs a meno che non sia un riferimento esplicito dell’interlocutore, ma usare un generale Ms, per non dare per scontato l’orientamento sessuale o l’identità di genere. Cercando anche di usare un linguaggio più inclusivo nei confronti di malattie o disabilità, con accezioni più positive che negative.

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Eppure abbiamo davvero bisogno di un linguaggio inclusivo e di una comunicazione non discriminatoria

L’iniziativa di Helena Dalli era lodevole. Perché abbiamo bisogno di un linguaggio inclusivo e di una comunicazione che non sia discriminatoria. A ogni livello. «La mia iniziativa di elaborare linee guida come documento interno per la comunicazione da parte del personale della Commissione nelle sue funzioni aveva lo scopo di raggiungere un obiettivo importante: illustrare la diversità della cultura europea e mostrare la natura inclusiva della Commissione europea verso tutti i ceti sociali e le credenze dei cittadini europei».

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